
Ha tutto il sapore di una manovra politica la condanna di Marine Le Pen. Una manovra destinata a ricadere sulla credibilità delle istituzioni francesi.
Sulla sentenza è intervenuto dagli Stati Uniti Elon Musk, il quale che ha definito la condanna come un “abuso legale”. “Quando la sinistra non può vincere al voto democratico abusa sul sistema legale per incarcerare i suoi rivali. Questa è la sua strategia standard in tutto il mondo”, ha scritto il capo del Doge Usa commentando su X un post di Mike Benz, già ufficiale del Dipartimento di Stato Usa. Citando altri casi giudiziari da “Bolsonaro in Brasile a Salvini in Italia”, Musk ha parlato di “persecuzione penale nei confronti dei populisti”.
l verdetto su Le Pen ha scatenato l’ira del gruppo dei Patrioti per l’Europa che parla di “deriva autoritaria” all’interno dell’Unione Europea. “La persecuzione politica delle voci dell’opposizione è inaccettabile in qualsiasi vera democrazia. Condanniamo fermamente queste tattiche repressive per mettere a tacere le opposizioni”, è il post su X del gruppo.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha parlato di “violazione delle norme democratiche”.
Avvocato di formazione e madre di tre figli, Marine Le Pen ha consolidato la sua presenza regionale nel nord del Paese, a lungo di sinistra, prima di assumere la presidenza del partito di Jean-Marie Le Pen all’inizio del 2011. Dal 2021 ha lasciato la presidenza del partito, nel frattempo ribattezzato Rassemblement national, per darne la guida a Jordan Bardella e preparare le elezioni presidenziali.
La sentenza potrebbe impedirle l’accesso alla carica più alta, nonostante al momento si trovi in una posizione di vantaggio. Domenica, un sondaggio Ifop per il JDD le dava una percentuale di intenzioni di voto compresa tra il 34 e il 37% per il primo turno delle elezioni presidenziali del 2027, molto più avanti rispetto ai suoi concorrenti.
Secondo il tribunale tribunale di Parigi, La Le Pen e altri deputati hanno firmato dei ”contratti fittizi” nei confronti di assistenti, nel quadro di un vero e proprio ”sistema” di appropriazione indebita all’interno del Rassemblement National: è quanto dichiarato dalla presidente del tribunale, Bénédicte de Perthuis, nel giorno delle sentenza.
”E’ stato accertato che tutte queste persone lavoravano in realtà per il partito, che il loro deputato (di riferimento) non aveva affidato loro alcun compito” e che ”passavano da un deputato all’altro”, ha precisato la magistrata, aggiungendo: ”Non si trattava di mutualizzare il lavoro degli assistenti quanto piuttosto di mutualizzare le risorse dei deputati”. De Perthuis ha poi avvertito: ”Che le cose siano chiare: nessuno viene processato per aver fatto della politica, non è il tema. La questione è sapere se i contratti sono stati eseguiti o meno”. Marine Le Pen ”è al centro di questo sistema, dal 2009, con autorità”.
Dichiarati colpevoli per ricettazione anche i dodici ex assistenti parlamentari presenti in tribunale. Per la leader RN l’accusa ha chiesto 5 anni di cui 3 con la condizionale e l’ineleggibilità con effetto immediato, senza attendere i successivi gradi di giudizio.
L’avvocato di Marine ha presentato appello ma questo non ha tuttavia effetti sull’esecuzione immediata dell’ineleggibilità per cinque anni decisa oggi in tribunale.
Secondo il quotidiano Le Figaro, stando ai termini abituali, il processo di secondo grado potrebbe tenersi almeno tra un anno e saranno necessari ulteriori tre mesi di attesa per la pronuncia del nuovo verdetto, ossia poco prima del voto presidenziale del 2027.
In appello, prosegue il giornale, Le Pen potrebbe sfuggire all’ineleggibilità immediata, consentendole in teoria di candidarsi all’Eliseo, in un corsa contro il tempo al fotofinish. Affinché ciò avvenga è tuttavia necessario che il processo si tenga in una tempistica particolarmente serrata e le condizioni di una candidatura in queste condizioni sembrano complicate. In caso di condanna in appello, a Marine Le Pen resterebbe poi il ricorso in Cassazione.
Imbarazzo nel Governo di una Francia in cui la democrazia è decapitata.
François Bayrou si è detto ”colpito” dalla sentenza. Il premier non ha voluyo dare ”alcun commento su una decisione giudiziaria”.





