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GARBO ISTITUZIONALE, CHI ERA COSTUI

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di Francesco Pontelli

All’interno di una democrazia parlamentare delegata vengono stabiliti sempre i termini massimi di durata per il mandato elettorale, ed ovviamente questo vale anche per il governo centrale, che opera in ragione del sostegno di una maggioranza parlamentare in grado di sostenerlo,  che va intesa, poi, come espressione diretta del consenso elettorale e quindi della volontà dei cittadini. 

Qualora il quadro politico potesse cambiare e venisse  meno la stessa maggioranza parlamentare a sostegno  del governo in carica, una volta avviato e portato a termine un giro di consultazioni con le principali cariche istituzionali ed i maggiori partiti, senza sortire alcun esito politico, il Presidente della Repubblica scioglie le camere ed indice le nuove elezioni che vengono questo caso definite “anticipate”.

Il governo uscente rimane in carica per la gestione della normale amministrazione. 

In altre parole, mai in nessun caso la costituzione come le leggi ordinarie prevedono  la possibilità di una proroga del mandato elettorale, come pure dei termini della  durata in carica del  governo.

Viceversa, a causa di un evento eccezionale come la perdita del sostegno della maggioranza parlamentare il Presidente della Repubblica, può venire anticipato lo svolgimento delle elezioni rispetto ai termini stabiliti. 

Qualsiasi altra forma di modifica nella durata del mandato elettorale di un governo o di una presidenza di regione può venire definita come un attacco al diritto nazionale ed una deriva peronista molto pericolosa: rappresenta quindi un attacco stesso alla democrazia. 

Tuttavia se, come si afferma, a giustificazione di un cambiamento delle date delle elezioni le quali si sarebbero dovute svolgere nell’ottobre 2025, la Primavera rappresenti veramente il momento ideale per le elezioni magari accorpandole anche con altri appuntamenti elettorali, allora un qualsiasi Presidente con un minimo di garbo istituzionale avrebbe lui in prima persona proposto di indire le nuove elezioni appunto nella primavera, ma del 2025 e non certo del 2026.

In ragione del rispetto delle garanzie democratiche il Presidente avrebbe rinunciato, così, a qualche mese del proprio mandato, ma avrebbe dimostrato la volontà di restare  all’interno dei termini stabiliti dal diritto, invece di chiedere una proroga come preteso dal presidente del Veneto.

La democrazia si basa su istituiti fondamentali come le libere elezioni, le quali  rappresentano un elemento fondamentale con l’obiettivo di assicurare agli elettori la possibilità di esprimere il proprio consenso in tempi e modalità certe e per durata dei mandati definiti. 

Qualsiasi modifica temporale, introdotta con  l’obiettivo di procrastinare i termini del mandato elettorale, rappresenta di per sé un attacco alla democrazia stessa e può essere definita come l’espressione di chi si considera superiore alle stesse regole istitutive della democrazia. 

Autore

  • Redazione

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