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A VITTORIO SGARBI UN AUGURIO DI RINASCITA IN ATTESA DELLA SUA PROSSIMA OPERA

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Natività

Vittorio Sgarbi si è raccontato ad Antonio Gnoli su Robinson, è tornato sulla malattia che lo tiene a casa e che gli compromette la salute. Alcune malattie sono del corpo, ma la più insidiosa è quella che colpisce la mente, la depressione, un buco nero che priva della vitalità e della stessa voglia di vivere.

“La mia attuale malinconia o depressione – ha raccontato Sgarbi – è una condizione morale e fisica che non posso evitare. Ho perso parecchi chili. Faccio fatica in tutto. Riesco a tratti ancora a lavorare. Ho sempre dormito poco. Ora passo molto tempo a letto. Faccio fatica, e poi vedo male: per uno storico dell’arte non è il massimo””.

In una conversazione con Massimiliano Parente, suo amico da decenni, Vittorio Sgarbi, descrive il male che lo avvolge: «La depressione ti fa sentire come se fossi in un tunnel buio, senza via d’uscita, e la cosa peggiore è che chi ti sta intorno non capisce, confondendo la depressione con una semplice tristezza passeggera».

“Mi colpisce molto sentirlo depresso – scrive Parente -, ma anche descrivere la depressione come solo lui poteva fare, con parole precise. «La depressione è un treno fermo in un luogo ignoto»”.

In un messaggio di solidarietà, Vittorio Feltri ha scritto: “Ne ho sofferto anch’io. Dunque non mi sorprende il calvario che hai passato, lo smarrimento, la confusione. Quel buco nero dove ti infili come un calzino spaiato e non vorresti uscire più. Dare consigli non si può, è da stolti solo pensarlo. Ogni depressione è una storia a sé”.

Ed è con uno spirito di solidarietà ad un uomo che ci ha insegnato, a modo suo, spesso con molti “sgarbi”, cosa sia la libertà, che recuperiamo la presentazione della sua ultima opera: Natività. In attesa della prossima.

“Natività è un viaggio attraverso i secoli, riccamente illustrato, alla scoperta non solo di capolavori imprescindibili, ma del legame più antico e profondo del mondo, la Natività, che allude, nella stessa misura, al mistero della vita di ognuno di noi e al rapporto dell’uomo con Dio. Dalle Natività e Annunciazioni disincarnate e divine, con il cielo infuso d’oro, dell’arte bizantina, Vittorio Sgarbi ci conduce attraverso la rivoluzione della pittura moderna, che ha rappresentato una natività sempre più terrena, sempre più vicina alla vita. Ma la conquista della verità per questo soggetto così misterioso e suggestivo non è stata lineare: la storia dell’arte indica ripensamenti e ritorni, cortocircuiti continui tra ideale e reale. Da Giotto a Simone Martini, da Piero della Francesca a Raffaello, da Michelangelo a Caravaggio e Rubens fino ad alcune suggestioni dell’Ottocento e Novecento, da Courbet a Segantini, a Pietro Gaudenzi, Vittorio Sgarbi non solo ci racconta l’arte da un punto di vista inedito, quello della Natività, ma mostra come essa abbia saputo individuare le infinite sfumature dell’atto più divino che l’essere umano può compiere: il dono della vita. Tra pittura, scultura, ma anche cinema e letteratura, questo viaggio, infine, ci lascia intravedere i mille, labirintici volti della femminilità, quali solo la grande arte può rappresentare. La Natività è il principio di tutto. La sua sintesi è nella immagine della Madre che tiene in braccio il Bambino: essa non mostra il potere di Dio ma la semplicità degli affetti, in Giotto come in Pietro Lorenzetti, come in Vitale da Bologna, come in Giovanni Bellini, come in Bronzino, come in Caravaggio. Maria nell’atto della maternità non è una maestà lontana, in trono, che tiene in braccio un bambino che è già divino: è semplicemente, nella maggior parte delle rappresentazioni, una mamma con il figlio. Per questo la maternità di Maria non è un tema religioso ma un tema umano. Il soggetto è semplicemente la vita”.

Un ritorno alla vita. Una rinascita. E’ quel che auguriamo a Vittorio Sgarbi in attesa della sua prossima opera.

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  • Redazione

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