di Antonio Foccillo
In questa epoca di inconsistenza del pensiero strategico e di mancanza di proposte concrete su come rilanciare una prospettiva reale di benessere, di pace e di sviluppo, voglio solo fare delle considerazioni che possono sembrare “utopiche”, ma che, a parer mio, sono ancora sempre più attuali.
Oggi i problemi in tutti i gangli della società nazionale e internazionale si sono acuiti. L’umanità sta attraversando un momento molto difficile. Ebbene in questi ultimi trent’anni la società è cambiata profondamente. Sono state negate tante libertà, per effetto della crisi economica e produttiva, della pandemia, della guerra.
Si sono devastate, le nostre certezze, la nostra economia, ma anche il nostro futuro. Sono state limitate le libertà, quella dei singoli, ma anche quelle di tutti i cittadini e conseguentemente, si è ridimensionata anche la democrazia.
Il principio generale di libertà è stato interamente assorbito dal principio di libertà economica, che è stato assunto a modello ideologico generale di tutta la società. Ne è nata una crisi, la più devastante e lunga nella storia dell’occidente.
Si è aggiunta, inoltre, in Europa, una politica economica, senza la mediazione politica, ma decisa solo da burocrati, che ha tagliato soprattutto la spesa pubblica.
Infatti, l’Europa, quella dei padri fondatori, che era stata la speranza di grandi cambiamenti e di possibilità di sviluppo purtroppo non c’è più, perché oggi l’UE ha fallito, con le sue politiche economiche di austerity e di green deal, rinnegando quel contratto sociale che aveva fatto con i suoi cittadini e che non si riconoscono più in essa.
E aggiungo che l’Europa ha visto anche l’ascesa di forze reazionarie e di estrema destra. Basta vedere anche le recenti elezioni in Germania.
Tra l’altro gli ultimi avvenimenti, con la presidenza Trump che sta tentando di riavvicinarsi a Putin e con il relativo isolamento dell’Ucraina, dimenticando chi è l’aggressore e chi è l’aggredito, stanno dimostrando, ancora di più, l’incapacità dell’Europa di svolgere un ruolo autonomo di mediazione. Inoltre, la corsa agli armamenti in Europa eliminerà risorse allo sviluppo economico, produttivo e al sociale.
Stiamo, inoltre, rivivendo da tre anni nuovamente la guerra che, con il suo carico di morti, distruzioni, spreco economico e paure, sta partecipando al declino della civiltà fondata sulla democrazia, sul rispetto dell’altro e sulla possibilità di sviluppo e di benessere.
Tutti dichiarano che vogliono la Pace. Una pace, però, che non deve essere ricatto, imposizione e svendita, ma una pace che riconosca la dignità degli Stati e delle persone.
Siamo in un’epoca buia perché è il tempo dei bulli, dell’arroganza, della sopraffazione e dell’imposizione della propria potenza economica e tecnologica. Non possiamo accettarlo!
Se tutto questo è vero, allora il problema, che bisogna porsi: è come ripristinare condizioni in cui si riaffermino partecipazione e democrazia, pluralismo e valori, dignità per chi lavora e per i cittadini.
In questo scenario, purtroppo nessuno s’interroga più. Tutti testimoniano che vi è un passo indietro dei cittadini e dei lavoratori, rispetto al passato, ma nessuno si preoccupa di indicare come uscirne.
Bisogna, invece, continuare a ribadire la necessità di combattere questo degrado civico e avvertire continuamente i cittadini dei rischi dell’assuefazione e dell’agnosticismo a questi eventi.
Tutto ciò avrebbe bisogno di analisi, di confronto e di proposte per poter cambiare, purtroppo, non solo la politica non è in grado di farlo, ma neppure gli intellettuali che si sono contraddistinti in un assordante silenzio, scegliendo la strada del conformismo.
Naturalmente non si tratta di immaginare il mutamento tramite una rottura violenta dell’ordine costituzionale, ma piuttosto avviando una trasformazione della sensibilità politica, in grado di estendere per esempio il terreno di applicazione dei diritti e delle libertà.
Nessuno può restare in silenzio, ma si deve ripristinare la discussione e la partecipazione democratica. Se si vogliono cambiare le cose, bisogna ritrovare il gusto di svolgere di nuovo un compito che inizia dal saperci riconoscere e nel saperci incontrare proprio per una comune ragione ideale e politica, facendo di questa, quindi, il motivo, non accessorio e non scontato, dell’essere attori e rappresentanti di un nuovo rinnovamento.
Non è possibile cambiare velocemente le cose ma un tentativo va fatto. Come?
Insegnando e formando i giovani agli ideali e ai valori, perché solo così si trasmettono di nuovo alla future generazioni la cultura della libertà, della democrazia e della partecipazione.
Per evitare come per gli abitanti della caverna di Platone che si possa valutare la realtà dalle ombre e considerare pazzo colui che è uscito e la descrive per quella che è veramente, bisogna anche che le persone escano fuori, abbandonino l’idea della delega ad altri e tentino di rinnovare profondamente la società attuale, ridiventando attori protagonisti di un nuovo modello di società che ritorni a essere solidale e coesa.
Tutto questo diventa l’essenza del convivere unitario della comunità.
Grandi battaglie, come in passato, possono di nuovo smuovere le coscienze e far ritornare all’impegno attivo i cittadini. Ricreare un circuito di partecipazione consapevole, che ridia speranze e certezze per un avvenire diverso e di crescita anche per le nuove generazioni, oltre che per gli anziani e i lavoratori.
Non è persa la speranza! È possibile farlo! E va fatto!




