
di Antonino Macrì Pellizzeri
- PROLOGO
In poco più di un mese di presidenza Trump sembra che il mondo si sia capovolto, e diventa difficile raccapezzarsi. Ma è proprio così, oppure il Trump di oggi non è poi così diverso da quello che conoscevamo, solo con una maggiore esperienza di governo? Per capirlo ho recuperato una sua dichiarazione che fece, in un contesto molto diverso, subito dopo la sua elezione al primo mandato e prima ancora della proclamazione e dell’ingresso alla Casa Bianca. Parlando di Taiwan dichiarò “I don’t know why we have to be bound by a one-China policy unless we make a deal with China having to do with other things, including trade…”< Non capisco perché dobbiamo rimanere legati alla politica di una-Cina senza contropartite come il commercio…> Le polemiche esplosero violente in Cina, tanto da costringere l’allora presidente Obama ad intervenire, ammonendo il suo successore che fino al giuramento avrebbe dovuto astenersi dal fare dichiarazioni politiche. Con gli occhi di oggi, come vedremo, questa dichiarazione potrebbe forse tornare di attualità, anche se letta in senso opposto a quello di allora. Oggi Trump è stato rieletto, con un successo notevole, senza ombra di dubbio. E’, credo, la prima volta che un presidente venga eletto per due mandati non consecutivi, e non mi stupirei che possa provare ad essere rieletto. Mentre molto spesso il secondo mandato vede un presidente in declino, talvolta avendo perso la maggioranza in un dei due rami del parlamento, in questo caso Trump ha una serie di vantaggi: una maggioranza rinvigorita e agguerrita, una perfetta conoscenza personale e diretta dei meccanismi del potere e degli errori commessi, ed infine (ed è una specialità di Trump) la capacità di effettuare una “partenza sprint” che di solito esalta i suoi supporters e crea uno sbandamento generale negli avversari nazionali ed internazionali.
Diciamoci la verità: ci aspettavamo qualcosa del genere, ma non fino a tal punto. E invece Trump ha superato se stesso. Non sappiamo come andrà a finire, ma dobbiamo cercare di anticipare (per quanto possibile data la notissima imprevedibilità della persona) i suoi possibili movimenti. Gli indizi sono davanti agli occhi di tutti, e, ormai comprovati dalla sua precedente presidenza, sono basati su due principi: attacca con la massima durezza possibile, tanto maggiore quando pensi di avere delle debolezze, metti il tuo avversario all’angolo e poi discuti! Trump aveva decritto questa strategia in un suo vecchio libro sulla “tecnica della negoziazione” scritto quando era bel lontano dall’idea di entrare in politica direttamente. Tutto il suo primo mandato è stato basato su questo modo di agire. Il secondo principio è analogo: gli interessi americani, e solo americani, devono essere il mio unico obiettivo. Per realizzarli è giusto calpestare interessi altrui, cancellare trattati (lo ha fatto tante volte durante il primo mandato) ed ignorare accordi precedenti. In politica interna, di estrema importanza nella realtà americana, da voce, in un Paese molto diviso, a quella numerosa parte dell’elettorato bianca, ma anche di “neri” e “latinos”, che si sente impoverita e ignorata dai movimenti “woke”.
2 L’INIZIO
Il nuovo presidente ci aveva promesso che sarebbe entrato come un turbine nella vita del suo Paese e del mondo ma credo che nessuno se lo aspettasse fino a questo punto. Il NYT pubblica l’elenco, giorno per giorno, di tutti gli ordini esecutivi, le direttive e le dichiarazioni pubbliche di rilievo di D. Trump. Per capire lo sconvolgimento generale che si sta creando, è necessario dare una scorsa a ciò che sta succedendo nella “Sala Ovale e dintorni”- In allegato vi trascrivo un elenco di ciò che successe solamente il primo giorno del suo secondo mandato e credo che sia utile dargli una scorsa. Per chi fosse interessato, vi informo che il NYT continua a pubblicare e tenere aggiornato l’elenco di tutto ciò che Trump firma ogni giorno. Ciò che è successo nel giorno uno non è un exploit momentaneo, ma è diventato la regola, con una sequenza di ordini esecutivi, modifiche, sospensioni, talvolta blocchi da parte di corti giudiziarie che ne dichiarano l’illegittimità etc. Cercherò di decifrare una possibile strategia che il presidente vuole mettere in atto in fretta, possibilmente entro i primi due anni. Dopo quella data, infatti, avvicinandosi alle elezioni di medio termine, sarebbe sua intenzione cogliere i frutti della sua strategia raccogliendo un successo ancora maggiore di quello attuale.
- IL CONTINENTE AMERICANO
All’inizio sembrava uno scherzo, una qualche forma di burla. Trump proponeva al governo Canadese di entrare negli USA come “51esima stella”, sostenendo che “ne avrebbe tutto da guadagnare, piuttosto che entrare in conflitto con il gigante a sud”. Stessa cosa con la Groenlandia: diceva al governo danese “dovreste vendercela, altrimenti ce la prenderemo da soli”, dimenticando che la Danimarca fa parte della UE e della NATO. E poi Panama “vi abbiamo costruito un canale, ve lo abbiamo regalato, e voi lo fate usare in maniera privilegiata ai Cinesi.” Non scherzava per niente, e abbiamo visto ben presto la sua strategia sul continente americano. La prima a essere liquidata fu la Colombia, che non concesse il permesso di atterraggio a un aereo americano che ricacciava in patria un gruppo d’immigrati clandestini colombiani. L’aereo non era ancora atterrato sul territorio americano che Trump aveva ricoperto di dazi tutte le merci colombiane. La capitolazione fu pressoché immediata. I dazi furono revocati, e il primo carico di deportati tornò in Colombia addirittura con l’aereo presidenziale per non perdere tempo. Un altro, sempre di colombiani probabilmente più pericolosi, è stato spedito a Guantánamo, il carcere che, essendo fisicamente nell’isola di Cuba, gli americani considerano esente dall’obbligo di applicazione delle leggi americane, e quindi “terra di nessuno”, in cui tutto è permesso.
Passiamo a Panama. Dopi i primi, roboanti, annunzi calò il silenzio. Come mai? ci si può chiedere. La risposta è semplice, anche se poco annunziata nei media italiani. Su pressione della Casa Bianca, un consorzio guidato dal gigantesco fondo d’investimenti americano BlackRock, con la partecipazione del gruppo italo-svizzero MSC, ha acquisito dal gruppo Hutchison di Hong Kong il 90% della società che gestisce i due porti alle imboccature del canale, ed anche l’80% di altri porti nel mondo. Il tutto nell’ambito di un accordo da 22.8 miliardi di dollari. Il portavoce del ministero degli esteri cinese ha ribadito che Pechino “sostiene la sovranità di Panama sul Canale e si impegna a supportare lo status del Canale come via d’acqua internazionale permanentemente neutrale.”. La Cina quindi ha tolto le castagne dal fuoco agli USA senza che neanche le fosse richiesto con i soliti proclami barricaderi di Trump. Credibile? E’ difficile ipotizzare che non ci siano state trattative rapidissime e segrete fra i due grandi giganti. Questa è una prova ulteriore che tante cose nel mondo stanno cambiando a nostra insaputa. Potrei fare alcune ipotesi, ma non voglio divagare.
E passiamo a Canada e Messico. Anche qui la storia è lunga e risale al primo mandato di Trump. In quel periodo gli USA cancellarono l’accordo ormai storico del NAFTA, che legava fra loro i tre grandi Paesi, e accettarono di rimetterlo in vigore con l’aggiunta di una clausola pesantissima che dava sostanzialmente il diritto agli Stati Uniti di gestire, per conto dei tre Paesi, la strategia verso la Cina, pena la decadenza immediata dell’accordo stesso. Evidentemente ciò non è stato sufficiente nel secondo mandato. Trump, con la scusa di “punire” i due Paesi vicini per non impedire a sufficienza l’ingresso della pericolosissima droga Fontanyl ha imposto dazi pesantissimi ai prodotti dei due Paesi. Inoltre il Messico era accusato di non impedire a sufficienza l’ingresso negli USA di carovane di clandestini. A nulla valsero le proteste del Canada che aveva in varie occasioni aiutato gli USA , fra cui, ultima, il grande incendio di Los Angeles. I dazi furono “sospesi” solo quando la richiesta di Trump fu accettata. Ma durò ben poco: il “grande fratello” impose di nuovo i dazi perché le esportazioni di Canada e Messico verso gli USA erano sbilanciate in loro favore. Ora i dazi sono stati di nuovo sospesi fini al 2 aprile. Staremo a vedere. Intanto restano in piedi le richieste trasversali di inclusione del Canada come un altro stato all’interno degli USA. Perché? Che cosa vogliono realmente gli Stati Uniti? Lo vedremo, ma cercherò di fare qualche congettura in chiusura di quest’articolo. Una notizia importante è che il nuovo primo ministro canadese, con una grande esperienza di banchiere centrale, ed estraneo fino ad ora a qualsiasi competizione elettorale, ha dichiarato che risponderà ai dazi di Trump “colpo su colpo”.
- L’EUROPA
Parto dalla prima mossa che ha stupito il mondo occidentale: il discorso del vicepresidente J.D. Vance alla tradizionale conferenza di Monaco sulla sicurezza. Ci si aspettava sicuramente qualcosa di significativo dal suo discorso, ma nessuno, penso, si aspettava un attacco così duro all’Europa, l’alleato tradizionale e più fedele della superpotenza americana, proprio l’Europa che non aveva esitato nell’accodarsi agli USA nella ventennale avventura in Afghanistan, l’unica volta in cui è stato fino ad oggi invocato, e messo in pratica, il famoso art. 5 dei trattati NATO che impone a tutti i membri di reagire insieme nel caso che uno di essi sia attaccato. Bene, Vance attacca a muso duro tutta l’Europa, non solo la UE. Ve ne cito qualche passo
…mentre l’amministrazione Trump è molto preoccupata per la sicurezza europea e crede che possiamo arrivare a un ragionevole accordo tra Russia e Ucraina, e crediamo anche che sia importante nei prossimi anni che l’Europa si faccia avanti in grande stile per provvedere alla propria difesa, la minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. E’ la ritirata dell’Europa da alcuni dei suoi valori fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti…. Tutto, dalla nostra politica sull’Ucraina alla censura digitale, è pubblicizzato come una difesa della democrazia. Ma quando vediamo le corti europee annullare le elezioni e alti funzionari minacciare di annullarne altre, dovremmo chiederci se stiamo mantenendo uno standard adeguatamente elevato… dobbiamo fare di più che parlare di valori democratici, dobbiamo viverli.
La Guerra Fredda ha posizionato i difensori della democrazia contro le forze tiranniche di questo continente. Erano i buoni? Certamente no. E grazie a Dio hanno perso la guerra fredda… Sfortunatamente, quando guardo all’Europa di oggi, a volte non è così chiaro cosa sia successo ad alcuni dei vincitori della Guerra Fredda.
Per chiarire ulteriormente il proprio concetto Vance fa una serie di esempi che considera negazione sostanziale della democrazia, della libertà di pensiero e di poterlo esprimere. Egli cita episodi relativi al Belgio, alla Svezia, all’Inghilterra, alla Scozia, alla Romania, alla Germania. E chiaramente il discorso si chiude in maniera adeguata:
“A Washington c’è un nuovo sceriffo in città e sotto la guida di Donald Trump potremmo non esser d’accordo con le vostre opinioni, ma combatteremo per difendere il vostro diritto di esprimerle nella piazza pubblica, che siate d’accordo o meno. L’Europa affronta molte sfide, ma la crisi che questo continente sta affrontando in questo momento, la crisi che credo affrontiamo tutti insieme, è una nostra creazione. Se stai scappando per paura dei tuoi elettori, non c’è nulla che l’America possa fare per te. Né per questo, c’è nulla che tu possa fare per il popolo americano che mi ha eletto e ha eletto il presidente Trump. Hai bisogno di mandati democratici per realizzare qualcosa di valore nei prossimi anni… Non puoi ottenere un mandato democratico censurando i tuoi oppositori o mettendoli in prigione. Che si tratti del leader dell’opposizione, di un umile cristiano che prega nella sua casa o di un giornalista che cerca di riportare le notizie… La democrazia si basa sul sacro principio che la voce del popolo conta. Non c’è spazio per i firewall. O si sostiene il principio o non lo si fa… “
Questa è la considerazione che gli Stati Uniti, per bocca dei loro più alti rappresentanti hanno di noi, e lo dichiarano in una conferenza internazionale, dove ogni parola ha un peso e non si possono trovare scuse.
A tutto ciò si può rispondere solo in due modi: la prima è chinare la testa e dire “Si signore, grazie papà che ci sei tu e ci indirizzi sulla diritta via “che lo vogliamo o no” come appena hai detto. Oppure finalmente, a schiena dritta, dire: caro amico, tu ci hai aiutato, è vero e te ne siamo riconoscenti, per liberarci da Hitler e Mussolini, anche se ti sei rifiutato di aiutarci, nel momento più nero per noi, quando l’Inghilterra di Churchill ti chiese di fornirgli in prestito o vendergli, alcune navi per trarre in salvo il suo esercito imprigionato nella sacca di Dunkerque. L’Inghilterra, non gli USA salvarono l’Europa in quel momento. Tu intervenisti anni dopo, dopo Pearl Harbour, e in supporto di interessi molto più ampi. Comunque salvasti l’Europa e te ne siamo grati. Ma oggi, settant’anni dopo, la nostra democrazia è solida, matura, ha le sue lentezze intrinseche di un processo democratico, ma è meglio non fare confronti. Potremmo citarti ben altri esempi riguardanti il tuo Paese. Un giornalista, Julian Assange, ha rivelato in maniera che tu stesso non hai potuto smentire, gli abusi americani nei confronti di prigionieri inermi, parlo dei lager Abu Graib e di Guantánamo, e non sono i soli. Quel giornalista è stato perseguitato dal governo americano per 14 anni, avete cercato di ucciderlo più volte all’interno dell’ambasciata in cui si era rifugiato, ed avete bloccato la sua libertà per decenni. Come fai a parlare del modo in cui noi trattiamo i giornalisti? E se volessimo parlare delle libertà nel tuo Paese, che mi dici del razzismo che ancora non è scomparso? E della sanità? E infine che mi dici del tuo stesso presidente, quel Donald Trump che, sotto gli occhi del mondo ha tentato di sovvertire il risultato elettorale ed ha organizzato l’invasione del Parlamento, evitando la condanna giudiziaria solamente perché è stato rieletto?
Ecco, queste erano, le due possibili reazioni. Quale ha scelto l’Europa? Il silenzio, un silenzio che significa l’ammissione dell’inesistenza europea nell’arena internazionale. Se esisteva una conferma per Trump di poter agire in piena libertà per negoziare con la Russia una possibile soluzione della guerra in Ucraina, essa era questa. Se l’Europa non è stata capace di affermare solennemente, e una volta per tutte, che il discorso di Vance è INACCETTABILE e di pretendere una ritrattazione ufficiale, che motivo ha Trump di trattare la pace in Ucraina in presenza di leaders europei che certamente marcerebbero divisi, incerti, pieni di “se” e di “ma”. E così è successo.
Dopo la gigantesca, disgustosa, trappola che Trump e il suo vice hanno teso a Zelensky, però i nodi sono temporaneamente venuti al pettine. Non racconto i dettagli di quella mezz’ora perché sono stati sotto gli occhi di 150 milioni di persone ed hanno sollevato finalmente una azione di ripulsa abbastanza generalizzata in Europa. Comunque la si pensi su questa guerra, sul perché è nata e come si può porle fine, il leader di un Paese che si proclama orgogliosamente democratico e civile, non ha il diritto di trattare in questa maniera il leader, eletto, di un Paese in guerra contro un nemico soverchiante, che è disposto ad accettare perdite territoriali, il rimborso di quanto l’America sostiene di avere speso (molto di più del reale) per supportare la sua difesa, ed in cambio di ciò Zelensky richiede di avere garanzie che poi la pace venga garantita. La risposta “tu non hai in mano carte che ti permettono di chiedere alcunché”, credo e spero che passerà alla storia come una macchia indelebile sulla bandiera americana. Inoltre Trump, come ulteriore pressione, ha sospeso l’invio in Ucraina di ulteriori armamenti americani, ed il supporto dei satelliti per tutte le attività di comunicazione e monitoraggio.
Ciò ha finalmente fatto capire all’Europa che qualcosa è cambiato, che siamo veramente ad una svolta storica nei rapporti internazionali. Il problema dei dazi, imposti ovviamente anche ai Paesi europei, è, da questo punto di vista, marginale, anche se, secondo Trump, dovremmo comprare gli idrocarburi dagli USA, a prezzo carissimo, e, soprattutto, armarci comprando prodotti americani “per riequilibrare la bilancia commerciale”, a suo dire, ma in realtà per potere dipendere da lui in futuro per le parti di ricambio, il software etc.
L’Europa è stata colta di sorpresa e sta rispondendo in maniera affrettata e disorganizzata. Francia e Regno Unito hanno subito proposto (e va a loro merito) l’invio immediato di armamenti europei per evitare che l’Ucraina resti disarmata e costretta ad arrendersi senza condizioni per evitare una rotta precipitosa del suo esercito. In prospettiva parlano, con toni diversi, di un esercito europeo. La Commissione europea ha deliberato di supportare, in vari modi, un investimento di 800 miliardi per il riarmo europeo in tempi brevi. Ovviamente il dibattito interno in ogni Paese è vivacissimo, ma con aspetti molto diversi. In Francia, ad esempio, Melenchon, il più strenuo avversario di Macron, ammette che l’Europa deve prendere atto rapidamente e trarre le conseguenze della nuova posizione americana. Non vi parlo dell’Italia perché le battaglie che stanno divampando sull’argomento sono per lo più dettate da squallidi “problemi di bottega” che ignorano la reale gravità della situazione.
- CONCLUSIONI
Prescindo dalle accuse sgangherate che sono rivolte all’uomo Trump, e cerco di capire qualcosa sul Presidente Trump, che, eletto, con grande successo e senza alcun sospetto di brogli, dal popolo americano, lo sta conducendo in una direzione apparentemente diversa dalla stori americana, almeno quella recente. Penso di poter dire che gli USA si stanno muovendo verso una forma particolare di democrazia, con un presidente che, una volta eletto, ritiene di poter governare a suo piacimento, cercando di ignorare, o quanto meno ridurre, la democrazia che proprio un americano, il presidente Lincoln, definì “governo del popolo, dal popolo e per il popolo”. Se è indiscutibile che Trump sia stato eletto DAL popolo, che nell’eleggerlo gli ha perdonato perfino il tentativo di violento colpo di stato con il quale chiuse il suo primo mandato, gli altri due aspetti li sta gestendo in maniera quanto meno discutibile. Sta cercando di esautorare tutti i bilanciamenti che rendono la democrazia un reale governo DEL popolo. E, infatti, parecchi dei suoi ordini esecutivi sono stati già impugnati dalle autorità competenti. Quanto al governo PER il popolo, i recenti provvedimenti non mi paiono a favore dei più deboli. Trump si sta comportando, a mio avviso, come “un autocrate pro-tempore”, una specie di dittatore dell’antica Roma, al quale erano affidati i pieni poteri per un tempo limitato, in caso di grave pericolo. E’ questo il nuovo tipo di democrazia? Mi auguro di no, anche se ne vedo i sintomi in vari Paesi europei.
Il problema più importante è però capire perché Trump si sta muovendo in questa direzione, che a molti appare una “conversione a U” rispetto alla tradizionale politica americana.
Io credo, come buona parte dei commentatori più avveduti, che per capire ciò che succede oggi bisogna ancora una volta guardare alla storia e alle tradizioni del popolo americano, e non limitarsi all’oggi. Nella prima metà dell’’800 il presidente Monroe inaugurò la “dottrina Monroe” secondo la quale gli USA stabilirono di considerare il continente americano come il “cortile di casa”, da cui escludere ogni influenza europea (la Cina non esisteva ancora nella politica occidentale) e disinteressarsi delle problematiche europee che portavano a guerre continue. Senza dilungarmi troppo, e semplificando, fu proprio in base a questa teoria che gli USA mossero guerra alla Spagna per scacciarla da Cuba. Come conseguenza incidentale s’impadronirono delle Filippine, colonia della Spagna da molti secoli. Nacque così la prima idea del controllo americano non solo dell’Atlantico, ma anche dell’oceano Pacifico. La dottrina Monroe, ebbe come conseguenza, l’intervento continuo, diretto e indiretto,. nelle vicende interne di tutti gli stati del Continente americano. Ciò spiega bene la politica odierna di Trump per quanto riguarda Canada, Messico, Panama, Colombia etc. Ma spiega anche il tentativo di impadronirsi della Groenlandia che, visto il disgelo delle acque dell’Artico, è un fondamentale presidio dell’ingresso da Nord alle acque dell’Atlantico, e quindi della costa est del continente americano.
All’inizio del ‘900 il Presidente Wilson rilanciò un’altra tradizione radicata nel popolo americano, quella di essere “la Città sulla Collina, il popolo mandato da Dio per portare nel mondo gli ideali americani”. In base a ciò gli Stati Uniti intervennero nella Prima Guerra Mondiale e Wilson promosse l’idea della “Lega delle Nazioni” antesignana dell’ONU. Il Congresso americano però bloccò sul nascere quell’idea che avrebbe legato gli USA ad un trattato internazionale, contrario allo spirito della tradizione isolazionista americana. Ricordo infine che, proprio in omaggio a questa teoria, l’America rifiutò, nella Seconda Guerra Mondiale, ogni genere di aiuto al Regno Unito nel momento di maggior bisogno: quando cioè l’Europa era occupata dalle armate tedesche e l’esercito inglese, intrappolato a Dunkerque, doveva essere rapidamente rimpatriato. Furono Churchill e il Regno Unito, con la loro strenua resistenza, a salvare l’Europa dalla disfatta immediata e definitiva, e non gli USA. Questi ultimi entrarono in guerra solo dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour. A guerra finita, il Piano Marshall fu approvato solo con una maggioranza ristretta, e così fu per la costituzione della NATO. Trump ha quindi illustri precedenti nella tradizione americana. Anche se il suo modo di agire è certamente unico, la sua strategia ha radici profonde. Indubbiamente “l’uomo Trump” subisce il fascino dell’”uomo forte” che accomuna Putin e Xi Jinping. Ma qual è il suo obiettivo finale, ammesso che lui stesso lo abbia chiaro. Formulerei due ipotesi. La prima: una volta che Putin è stato “indebolito e non più in grado di nuocere per i prossimi 40 anni” (parole di Biden) cercare di allontanare La Russia dall’alleanza con la Cina e poi fronteggiare il Celeste Impero per ristabilire “l’impero americano” nato con la fine della Guerra Fredda. Oppure, al contrario, ristabilire un ordine mondiale in cui l’America torni a occuparsi solamente del proprio continente, lasciando alle altre due superpotenze le loro aree d’influenza. In questo secondo caso la politica dei dazi e del rigido controllo del continente americano sarebbero applicati, ma gli eventi, le beghe, e le possibili guerre in Europa, Medio Oriente, ed anche nei mari prospicienti la Cina sarebbero ignorate, a meno di influenze dirette che potrebbero colpire gli USA (Pearl Harbour). Si tornerebbe quindi alla politica americana degli anni ’20 e ’30 del Novecento, quando Hitler e Mussolini imperversavano in Europa (con la simpatia della destra americana), e l’imperialismo “giallo” (a quell’epoca giapponese) si espandeva nel Pacifico.
STAREMO A VEDERE, MA SIAMO CERTAMENTE AD UNA SVOLTA DELLA STORIA E L’EUROPA DOVREBBE ATTREZZARSI PENSANDO NON A COSA SUCCEDERA’ FRA UN ANNO O DUE, MA ALLA NUOVA POSSIBILE REALTA’ FRA DIECI ANNI.
ALLEGATO-LE FRENETICHE DECISIONI DEL PRIMO GIORNO
Direttiva. Revocata la protezione dei servizi segreti statunitensi a J. Bolton, assistente per la sicurezza nazionale nella presidenza Biden , minacciato di morte dall’Iran
Proclamazione del divieto di asilo per tutte le persone che arrivano al confine meridionale.
Ordine esecutivo. Dichiarati “organizzazioni terroristiche internazionali” alcuni cartelli internazionali.
Designato il 20 gennaio come festa federale per Martin Luther King
Ordine esecutivo. Ordinato lo sviluppo di un piano per reclutare lavoratori federali in base al “merito”, e prevenire le assunzioni in base a razza, sesso o religione. In questo modo sono abolite alcune priorità per le “fasce deboli”
Ordine esecutivo. Istituito il “Dipartimento per l’efficienza del governo”
Ordine esecutivo. Ordine al Dipartimento di Stato di mettere “l’America e i suoi interessi al primo posto”
Ordine esecutivo. Ordine al governo di riconoscere solo due sessi: maschio e femmina
Ordine esecutivo. Preparare in 60 giorni uno studio per identificare i Paesi da cui potenzialmente vietare l’ammissione di cittadini in base ai loro processi di controllo e screening.
Ordine esecutivo. Avviare i piani per aprire l’Alaska alle trivellazioni petrolifere e all’estrazione mineraria. Fino ad ora quelle aree erano considerate fragili e protette.
Ordine esecutivo. Dichiarazione che esiste un’“invasione” al confine meridionale Con le conseguenze legali correlate
Nota presidenziale. Contestato un accordo internazionale per impedire alle grandi multinazionali di registrare profitti in Paesi con basse tassazioni.
Ordine esecutivo. Congelati gli aiuti all’estero
Nota presidenziale. Bloccate le approvazioni federali per nuovi parchi eolici.
Ordine esecutivo. Dichiarata “emergenza energetica nazionale”. Secondo gli esperti internazionali tale emergenza non esiste negli USA
Nota presidenziale. La General Services Administration deve promuovere “una bella architettura civica federale”. Con ciò ripristina una direttiva del suo primo mandato volta a favorire gli stili “tradizionale” e “classico” nella progettazione degli edifici governativi.
Nota presidenziale. Ordine ai membri del gabinetto di trovare il modo di reindirizzare l’acqua verso la California meridionale.
Ordine esecutivo. Si dovrà ripristinale una politica nota come “remain in Mexico”.
Ordine esecutivo. Sospeso il programma di reinsediamento dei rifugiati.
Ordine esecutivo. Reso più facile per il presidente di licenziare i dipendenti federali.
Ordine esecutivo. Tolte le autorizzazioni di sicurezza ad alcuni ex funzionari dell’intelligence.
Proclamazione. Emergenza nazionale al confine tra Stati Uniti e Messico.
Nota presidenziale. Cortocircuitato il processo di verifica del nulla osta di sicurezza per il personale della Casa Bianca.
Nota presidenziale. Ordine alle agenzie federali di attuare una “politica commerciale America First”
Ordine esecutivo. Ordine all’esercito di fare della sicurezza delle frontiere una priorità.
Ordine esecutivo. Le agenzie federali devono porre fine ai sussidi per i veicoli elettrici.
Ordine esecutivo. Proposta di ritirarsi dall’Organizzazione Mondiale della sanità”.
Ordine esecutivo. Ordine di ritirarsi dal patto mondiale per il Clima. Solo tre Paesi al mondo non ne fanno parte.
Nota presidenziale. Le agenzie federali dovranno “fornire un sollievo di emergenza dall’aumento dei prezzi”.
Nota presidenziale. Congelata la maggior parte delle assunzioni in tutto il governo federale.
Nota presidenziale. Bloccare temporaneamente l’entrata in vigore di nuove norme federali.
Nota presidenziale. Fine del lavoro a distanza per i lavoratori federali.
Ordine esecutivo. Incarico al procuratore generale di trovare “eventuali indicazioni di pregiudizi politici del lavoro condotto sotto l’amministrazione Biden” Secondo il NYT, questo ordine, non chiaro, sarà volto ad esaminare le azioni di procuratori distrettuali, o di funzionari statali che hanno intentato cause contro Trump. Inoltre l’ordine accusa il Dipartimento di Giustizia di aver perseguito “spietatamente” più di 1550 persone per accuse relative alla rivolta del 6 gennaio 2021 all’interno del Congresso.
Ordine esecutivo. Ordinate indagini su presunte violazioni della libertà di parola.
Proclamazione. La bandiera degli Stati Uniti dovrà sventolare ovunque il giorno dell’inaugurazione.
Ordine esecutivo. Il Golfo del Messico dovrà essere rinominato “Golfo d’America”.
Ordine esecutivo. Cessazione dei programmi di diversità, equità e inclusione in tutto il governo federale.
Ordine esecutivo. Ripristinata la pena di morte federale.
Ordine esecutivo. Porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita. Già contestato in tribunale.
Ordine esecutivo. Ritardata l’applicazione di un divieto federale su Tik-Tok.
Clemenza. Concessa clemenza a tutti gli accusati in relazione all’attacco in Campidoglio del 6 gennaio 2021.
Ordine esecutivo. Revocati 78 ordini esecutivi dell’ex presidente J. R. Biden Jr.
Direttiva dell’agenzia. Ordinata una pausa di 60 giorni sulle approvazioni per tutto lo “sviluppo di energia rinnovabile” su terreni pubblici.





