
di Riccardo Renzi[1]
Sulle maggiori testate italiane è stata riportata la proposta rivoluzionaria del Ministro Zangrillo, che tra poco andremmo ad esaminare, ma c’è da chiedersi se questa premi realmente il merito, o se, magari, vada a favorire ancor più ingerenze politiche.
La Pubblica Amministrazione italiana sta attraversando un periodo di profonda trasformazione, con una riforma che potrebbe rivoluzionare il sistema di accesso ai ruoli dirigenziali. Da anni, il tema dell’efficienza e della meritocrazia nella gestione della Pubblica Amministrazione è oggetto di dibattito, e la proposta avanzata dal Ministro Paolo Zangrillo rappresenta un tentativo di rispondere a queste istanze, offrendo un’alternativa al tradizionale sistema di selezione basato sui concorsi pubblici. Questa innovazione potrebbe avere impatti significativi sulla carriera dei dipendenti pubblici, ma anche suscitare interrogativi legati alla costituzionalità e ai principi di imparzialità ed efficienza che devono governare l’accesso agli impieghi pubblici.
Il sistema di selezione per accedere ai ruoli dirigenziali nella Pubblica Amministrazione italiana è storicamente legato ai concorsi pubblici, un meccanismo che, seppur considerato uno dei pilastri dell’imparzialità e della trasparenza, ha sollevato critiche per la sua rigidità e la scarsa valorizzazione delle competenze pratiche. In questo contesto, la proposta del Ministro Paolo Zangrillo prevede l’introduzione di un sistema alternativo di reclutamento per dirigenti, che potrebbe funzionare parallelo ai concorsi pubblici tradizionali. L’idea centrale della riforma è quella di basare l’avanzamento a ruoli dirigenziali non solo su esami teorici, ma su una valutazione delle competenze concrete e dei risultati ottenuti dai dipendenti pubblici nel corso della loro carriera.
Questa proposta si inserisce in un quadro di maggiore flessibilità per la carriera dei dipendenti pubblici, puntando a premiare il “saper fare” piuttosto che il “sapere”, con un focus su come le competenze pratiche possano essere valorizzate in modo più efficace rispetto agli approcci tradizionali. L’idea è quella di creare un percorso più meritocratico, dove l’esperienza maturata sul campo possa avere un ruolo determinante nell’accesso ai vertici della Pubblica Amministrazione.
Il Ministro Zangrillo ha proposto di introdurre una sorta di sistema parallelo ai concorsi pubblici per l’accesso ai ruoli dirigenziali, puntando a valorizzare le competenze operative e i risultati raggiunti dai dipendenti pubblici. In particolare, questa proposta prevede che la selezione dei dirigenti possa avvenire attraverso una valutazione delle performance e delle competenze dimostrate sul campo, piuttosto che tramite una selezione esclusivamente teorica. Si tratta di una vera e propria rivoluzione rispetto all’approccio tradizionale, che è stato spesso criticato per non riuscire a garantire che i migliori candidati siano scelti sulla base delle loro capacità pratiche e non solo delle loro conoscenze teoriche.
In parallelo, il Decreto PA 2025, che disciplina il reclutamento nella Pubblica Amministrazione, propone la centralizzazione della gestione dei concorsi sotto il Dipartimento della Funzione Pubblica e l’introduzione di concorsi unici nazionali per il reclutamento di dirigenti e professionisti, in modo da uniformare le modalità di selezione e ottimizzare le risorse. Sebbene la proposta di Zangrillo si concentri sulla possibilità di saltare i concorsi pubblici, queste misure potrebbero rappresentare un tentativo di bilanciare la riforma con un sistema di reclutamento più strutturato e centralizzato.
La proposta di introdurre un sistema di assunzione senza concorso pubblico solleva, tuttavia, rilevanti dubbi di costituzionalità. L’articolo 97 della Costituzione italiana stabilisce che l’accesso agli impieghi pubblici deve avvenire tramite concorso, a meno che la legge non preveda eccezioni. Questo principio costituzionale potrebbe costituire un ostacolo per l’approvazione della riforma proposta dal Ministro Zangrillo.
Inoltre, la Corte Costituzionale ha ribadito in numerose sentenze che il concorso pubblico è la modalità ordinaria per il reclutamento nel settore pubblico, in quanto strumento che garantisce l’efficienza e l’imparzialità dell’amministrazione. La Consulta ha già dichiarato illegittimi alcuni provvedimenti di nomina dirigenziale senza concorso, sottolineando il rischio di violare i principi di legalità e imparzialità, soprattutto quando tali nomine possono favorire il cosiddetto “spoils system”, ossia un sistema di cooptazione che, invece di premiare il merito, premia fedeltà e appartenenza politica.
Per superare i problemi di costituzionalità e garantire una riforma che rispetti i principi costituzionali, si potrebbero adottare misure di compromesso. Ad esempio, la Pubblica Amministrazione potrebbe utilizzare strumenti già esistenti come i concorsi riservati al personale interno o la mobilità interna. Questi strumenti permettono di coprire una parte significativa dei posti dirigenziali senza ricorrere ai concorsi pubblici, ma sempre mantenendo un certo livello di trasparenza e imparzialità.
Inoltre, un’altra soluzione potrebbe essere quella di rivedere il concetto di concorso, introducendo forme più moderne di selezione che valorizzino non solo le conoscenze teoriche, ma anche le competenze pratiche e le capacità dimostrate nel corso della carriera. Ad esempio, concorsi basati su valutazioni di performance e su un sistema di feedback che consideri anche le soft skills e le competenze manageriali acquisite.
La proposta del Ministro Zangrillo segna un importante passo nel processo di riforma della Pubblica Amministrazione italiana. Introducendo un sistema alternativo alla tradizionale selezione per concorso pubblico, la riforma mira a premiare il merito, l’esperienza sul campo e le competenze pratiche, in un’ottica di maggiore efficienza e flessibilità nella gestione dei dipendenti pubblici. Tuttavia, le sfide legate alla costituzionalità e alla necessità di garantire l’imparzialità e la trasparenza nell’accesso ai ruoli dirigenziali non sono trascurabili. Sarà fondamentale trovare un equilibrio che permetta di mantenere i principi costituzionali, senza rinunciare all’innovazione e alla valorizzazione del merito all’interno della Pubblica Amministrazione.
[1] Istruttore direttivo presso Biblioteca civica “Romolo Spezioli” di Fermo, Membro del comitato scientifico della rivista Il Polo – Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” e Socio Corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche.





