
di Sergio Restelli
L’ultima apertura diplomatica dell’Italia verso la Cirenaica, con la visita alla tomba di Omar Al-Mukhtar e l’incontro con Balqasim Haftar, rappresenta un passaggio significativo nei rapporti bilaterali con la Libia. Questo evento non è solo un gesto simbolico, ma segna una vera e propria svolta nella strategia italiana, che fino ad ora si era concentrata principalmente su Tripoli e sul governo riconosciuto a livello internazionale.
Ora Roma sta ampliando la sua influenza anche sulla parte orientale del paese, dove il generale Khalifa Haftar e il suo esercito (LNA, Libyan National Army) mantengono il controllo con il sostegno di Mosca e di altri attori regionali. Questo cambio di approccio avrà effetti rilevanti a livello diplomatico, economico e geopolitico, sia in Libia che sullo scacchiere internazionale.
1. Il significato della svolta diplomatica
Negli ultimi anni, l’Italia ha avuto rapporti privilegiati con il governo di Tripoli, supportato dalle Nazioni Unite e legato agli accordi sulla gestione dei flussi migratori e alle collaborazioni energetiche, in particolare con l’ENI. Tuttavia, la frammentazione politica in Libia ha reso necessaria una revisione di questa strategia.
L’apertura verso Bengasi e la Cirenaica risponde a tre obiettivi principali.
- Diversificazione diplomatica e stabilizzazione del paese: Roma vuole giocare un ruolo più ampio in Libia e non limitarsi a un unico interlocutore. Rafforzare i rapporti con la Cirenaica significa poter mediare più efficacemente tra le fazioni in guerra e garantire maggiore stabilità nella regione.
- Opportunità economiche e di ricostruzione: La Cirenaica, essendo stata al centro della guerra civile, necessita di ingenti investimenti in infrastrutture, trasporti e servizi. L’Italia mira a posizionarsi come partner privilegiato per la ricostruzione.
- Competizione con altri attori internazionali: La Russia ha una forte presenza in Cirenaica grazie al supporto militare fornito a Haftar attraverso il gruppo Wagner. L’Italia, con questa mossa, cerca di bilanciare l’influenza russa e di rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo.
L’annuncio della ripresa dei voli tra Bengasi e l’Italia è un segnale concreto di questo riavvicinamento, che faciliterà gli scambi commerciali e diplomatici.
2. Le reazioni internazionali e le possibili tensioni
L’iniziativa italiana avrà inevitabilmente ripercussioni sugli equilibri geopolitici della regione. Gli attori principali che potrebbero reagire a questa svolta sono i seguenti.
a. La Russia e il gruppo Wagner
Mosca ha un’influenza significativa sulla Cirenaica grazie al sostegno fornito a Haftar durante la guerra civile libica. La presenza del gruppo Wagner ha rafforzato il controllo russo sulla regione,in particolare nelle basi militari strategiche come quella di Al-Jufra e nella gestione della sicurezza locale.
L’apertura dell’Italia potrebbe essere vista da Mosca come un tentativo occidentale di ridurre l’influenza russa sulla Libia. Ciò potrebbe portare a una maggiore pressione diplomatica e, nel peggiore dei casi, a manovre di disturbo da parte di Wagner per limitare la cooperazione tra Italia e Cirenaica.
b. Il governo di Tripoli e la Turchia
Il Governo di Unità Nazionale (GNU) di Tripoli, sostenuto dalla Turchia, potrebbe vedere con sospetto questa apertura dell’Italia verso Haftar. Ankara ha investito pesantemente nel governo occidentale libico, fornendo aiuti militari e finanziari. Un riavvicinamento dell’Italia a Bengasi potrebbe essere percepito come un indebolimento del sostegno occidentale a Tripoli e una minaccia agli interessi turchi nella regione.
La Turchia potrebbe rispondere cercando di rafforzare ulteriormente la propria presenza militare in Tripolitania o facendo pressioni affinché l’UE mantenga un rapporto esclusivo con Tripoli.
c. Gli Stati Uniti e l’UE
Washington potrebbe vedere positivamente l’iniziativa italiana, a patto che non destabilizzi la Libia ulteriormente. Gli Stati Uniti hanno interesse a contenere l’influenza russa in Africa e potrebbero appoggiare un maggiore coinvolgimento italiano se questo favorisse una riconciliazione tra le fazioni libiche.
All’interno dell’UE, però, la Francia potrebbe non gradire questa mossa.
Parigi ha storicamente sostenuto Haftar, ma il suo rapporto con la Cirenaica è sempre stato improntato a un pragmatismo aggressivo.
Se l’Italia dovesse ottenere un ruolo privilegiato nella ricostruzione della Libia orientale, potrebbe nascere una competizione con la Francia per le opportunità economiche nella regione.
3. Il ruolo della memoria storica: il caso del film “Il leone del deserto”
Un elemento simbolico ma politicamente rilevante di questo riavvicinamento è la decisione italiana di permettere, dopo oltre 40 anni, la proiezione in Italia del film Il leone del deserto, che racconta la lotta di Omar Al-Mukhtar contro il colonialismo italiano.
Questo gesto serve a migliorare l’immagine dell’Italia in Cirenaica, dove il colonialismo italiano ha lasciato profonde ferite storiche. Visitare la tomba di Omar Al-Mukhtar e riconoscere la sua lotta è un segnale di rispetto che potrebbe facilitare la cooperazione futura.
Tuttavia, in alcuni ambienti politici italiani questa decisione potrebbe non essere ben vista, poiché riporta alla luce un capitolo controverso della storia coloniale. Inoltre, l’accoglienza di questo gesto da parte della popolazione libica sarà determinante: verrà visto come un sincero atto di riconciliazione o come un semplice calcolo politico?
4. Quali sviluppi futuri possiamo aspettarci?
A breve termine, possiamo prevedere, quanto segue.
- L’avvio ufficiale della rotta aerea Bengasi-Roma/Milano, che sarà un test per la cooperazione economica tra Italia e Cirenaica.
- L’intensificazione dei rapporti economici, con possibili investimenti italiani in sanità, infrastrutture e trasporti.
- Un aumento delle tensioni con la Turchia e con il governo di Tripoli, che potrebbero vedere questa apertura come un tradimento dell’equilibrio diplomatico esistente.
A medio-lungo termine.
- L’Italia potrebbe proporsi come mediatore tra Tripoli e Bengasi, cercando di favorire una stabilizzazione complessiva della Libia.
- Mosca potrebbe cercare di ostacolare questa cooperazione, utilizzando il gruppo Wagner per esercitare pressione su Haftar e impedire una piena apertura all’Occidente.
- L’UE potrebbe essere divisa su questa iniziativa, con alcuni paesi (come la Francia) che potrebbero sentirsi minacciati dagli interessi italiani nella regione.
Questa mossa rappresenta un cambio di strategia importante per l’Italia, che si posiziona come attore chiave nella ricostruzione della Libia orientale.
Tuttavia, gli ostacoli sono numerosi: la competizione tra potenze, il ruolo della Russia, le tensioni con Tripoli e la Turchia.
L’Italia ha scelto di giocare su due tavoli, cercando di mantenere buoni rapporti sia con Tripoli che con Bengasi. Se riuscirà a gestire questo equilibrio delicato, potrebbe consolidare il suo ruolo in Libia e rafforzare la sua posizione nel Mediterraneo. Ma se il riavvicinamento potrà consolidare reazioni negative da parte di altri attori, il rischio di una nuova instabilità rimane alto.





