
Si dovrebbe cominciare a comprendere come questa versione della Unione Europea rappresenti ormai il passato remoto, anche come espressione di una non ancora sopita vanità coloniale.
Sembra incredibile, come ancora oggi, nessun commentatore abbia colto come, non solo politicamente e strategicamente ma anche geograficamente, il continente europeo risulti estromesso dalle nuove dinamiche geopolitiche, anche come semplice sede di una trattativa in relazione alla soluzione della guerra russo-ucraina.
I primi incontri dopo tre anni del conflitto Russo Ucraino, infatti, si sono svolti nella capitale Riyad, a conferma della nuova centralità dell’Arabia Saudita all’interno di una strategia degli Stati Uniti, che rappresenta un fattore decisivo anche nella guerra americana alla Cina (*): poi successivamente si sono spostate a Washington.
Persino la neutrale Svizzera non è rientrata tra le sedi istituzionali tipiche delle trattative più complesse. Ancora oggi si leggono sui principali media italiani imbarazzanti analisi relative a come gli Stati Uniti non possano recitare il ruolo di superpotenza se non fortemente legati all’Unione Europea.
Una considerazione che ormai profuma di naftalina, in quanto questo poteva essere valido prima della caduta del Muro di Berlino, cioè quando sostanzialmente il mondo si divideva in due blocchi politici ed economici e quindi in due tipologie di economie e soprattutto in due mercati.
Da allora, tuttavia, si è passati al mercato unico e globale all’interno del quale anche solo come alleato economico e militare l’Unione Europea ha perso peso economico, come considerazione politica e tra l’altro anche competenze digitali.
In altre parole, l’istituzione europea oggi come oggi recita un ruolo di semplice socio finanziatore di questa guerra ma al quale non venne riconosciuto nessun diritto di voto, tant’è vero che le trattative per un accordo di pace, continuano lontano dall’Europa e lo stesso Zelinsky cerca di ricomporre ancora oggi una timida intesa con Trump dopo l’incidente nella Sala Ovale.
Questo situazione, di vero e proprio declino culturale, rappresenta un altro aspetto di una società come quella europea, la quale non solo nelle proprie attività politiche ma anche nelle semplici analisi, si conferma vecchia e superata, ma al contempo si dimostra ancora presuntuosa in quanto incapace di modificare l’approccio in rapporto sempre più marginale proprio peso specifico.
L’incapacità di affrontare questa nuova posizione della istituzione europea, in campo internazionale, viene confermata anche dalla nomenclatura culturale e dalla buona parte dei giornalisti, incapaci di capire come all’interno di un mercato globale l’Europa rappresenti una zona con potenzialità ridotte soprattutto in virtù di una strategia economica negli ultimi anni assolutamente suicida (**).
Per riacquisire un minimo di considerazione, in ambito internazionale, basterebbe accettare che i tempi sono cambiati e la classe attuale politica risulta inadeguata, in quanto incapace di realizzare come il baricentro economico, politico e strategico sia decisamente cambiato, relegando la stessa Unione Europea in una posizione marginale.
Purtroppo la vanità politica ha assunto un ruolo sempre piu importante rispetto alle competenze. La stessa idea di un nuovo esercito comune europeo, il cui effetto risulterebbe nullo nel nuovo contesto geopolitico, esplicita il desiderio mai sopito di una non ancora defunta supremazia coloniale
con i paesi europei ancora nel ruolo di protagonisti.
(**) Green Deal





