
di Lucio Leante
Il fantasma di Donald Trump, pur se esorcizzato con un silenzio quasi generale, ha fatto sentire la sua ingombrante presenza al “vertice” europeo di domenica scorsa a Londra. Il presidente americano è sembrato sedere al tavolo del vertice come un decisivo e fatale “convitato di pietra”.
I diciotto partecipanti al vertice si sono mostrati riluttanti persino a pronunciarsi sulla questione cruciale all’ordine del giorno, se cioè, sul dossier Ucraina e su quello della difesa europea, sia più opportuno mantenere la tradizionale cornice trans-atlantica con un accordo con gli USA di Trump, o se procedere sin d’ora in più o meno totale autonomia.
I leader presenti hanno preferito con parole ed abbracci manifestare una calorosa solidarietà a Volodymir Zelensky lasciando che la questione centrale aleggiasse nell’aria e nel sottotesto implicito delle dichiarazioni. Dunque, il dilemma era ed è: procedere in accordo con Trump? O senza Trump e perciò forse fatalmente contro di lui?
La sola Meloni si è pronunciata apertamente per la prima ipotesi in particolare con la sua proposta di un sollecito vertice euro-americano per potere procedere ancora insieme.
All’estremo opposto, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiaramente lasciato intendere di proporre all’Europa una linea di completa autonomia dagli USA, invitando in particolare Italia e Germania a formare un quadrilatero autonomista. Ma è sembrato isolato.
Persino il premier britannico Keir Starmer, autore con lo stesso Macron di una una proposta congiunta di “garanzie europee di sicurezza”, tra cui l’invio di 30 mila soldati di paesi europei “volenterosi”, come peacekeepers, cioè dopo un futuro accordo di pace, ha tenuto a chiarire che l’Europa deve assumersene sì “il peso maggiore”, ma che il suo “sforzo dovrà avere un forte supporto americano”.
E’, del resto, quanto continua a sostenere lo stesso Zelensky, anche se fino all’altro ieri ha respinto la linea trumpiana del negoziato diplomatico con Vladimir Putin, da lui descritto come un abituale fedifrago e assassino, con il quale ogni negoziato e ogni compromesso sarebbe “impossibile”. Lo ha fatto almeno fino a venerdì scorso, cioè fin quando non è stato buttato fuori per questo dalla Casa Bianca. Ma a Londra anche Zelensky è apparso voglioso e di riannodare i rapporti con Trump, accettando la via diplomatica. E ora sembra pronto ad andare a Canossa, sperando che non sia troppo tardi, visto che Trump ha fatto sapere che starebbe per decidere la sospensione di tutti gli aiuti americani all’Ucraina.
Il “vertice”, in sintesi, ha mostrato che i governi europei sono uniti solo nella volontà di continuare a fornire soldi, armi e garanzie di sicurezza all’Ucraina e nell’aumentare le loro spese militari in vista di una difesa dell’intera Europa, ma sono sembrati divisi sulla prospettiva di inviare soldati europei a garanzia di un eventuale accordo di pace.
Su quest’ultima prospettiva i consensi espliciti, in realtà, sono stati pochi. Persino i polacchi, che, per posizione geo-politica e capacità militari, sarebbero candidati ovvi, sono apparsi restii ed impegnarsi. Anche su questo Meloni, al di là di qualche cautele verbali, si è mostrata decisamente contraria ad una partecipazione italiana: “Non è ora in discussione” – ha detto.
Maggiori consensi è sembrata riscuotere a Londra la prospettiva di un riarmo dei paesi europei.
Il segretario della Nato, Mark Rutte, ha riferito di “nuovi annunci” che sarebbero emersi a Londra da parte di diversi paesi (non citati) per aumentare le spese per la difesa. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sempre solerte quando si tratta di spendere risorse pubbliche per qualche nuova emergenza, presenterà un “piano complessivo” al vertice di giovedì prossimo (Consiglio europeo) per “riarmare l’Europa con urgenza”.
L’Europa a Londra sembra avere fatto un passo avanti sulla strada di un suo riarmo. Ma vi sono problemi di modi, tempi e misura. E anche su quel tema è ritornato il fantasma di Trump.
C’è chi, come Macron vorrebbe che l’Europa si riarmasse in tempi rapidi ed in misura robusta.
Il suo sogno è quello di una Francia egemone nell’UE con la sua “force de frappe” nucleare a cui si aggiungerebbe, dall’esterno dell’Ue, la forza nucleare britannica. Ma la stessa Gran Bretagna non sembra disposta a rinunciare essa stessa all’ombrello americano e alla sua tradizionale “relazione speciale” con gli USA.
I leader europei, nel loro insieme, non sembrano ritenere né sufficiente né credibile l’”ombrellino” nucleare franco-britannico e sanno anche che, comunque, sono decisivi anche gli equilibri nelle armi convenzionali.
L’’ipotesi di un “esercito europeo” è del tutto irrealistica. Non solo perché sarebbe insostenibilmente costosa in quanto costringerebbe gli europei a portare la loro spesa militare fino ad almeno il 5% del PIL, con disastrosi aumenti di tasse o di debiti pubblici o con improponibili riduzioni del welfare. Ma anche per l’assenza strutturale di una politica estera comune e di un paese europeo chiaramente egemone in Europa. Chi potrebbe il capo di stato maggiore di un esercito europeo? Un francese? un tedesco? O un inglese? Bisognerebbe forse fare a turno? Sono tutte ipotesi semplicemente improponibili per tutti. Non resta che la prospettiva di un riarmo minimo quanto basta ad accontentare gli americani (probabilmente con una spesa militare fino ad un 2,5% del PIL) e sufficiente, quindi, a mantenere in piedi la Nato ed il suo robusto ombrello. A Londrta il fantasma di Trump era sempre lì per ricordarlo.
Questa strada consentirebbe l’organizzazione di una difesa europea, da costruire nei prossimi 10-15 anni, restando al sicuro sotto l’ombrello americano. Si tratta di costruire all’interno della Nato tra le forze armate nazionali dei paesi europei, un meccanismo di coordinamento e di omogeneizzazione dei sistemi d’arma, analoghi a quelli già sperimentati con successo nella Nato. Quest’ultima, infatti, non dispone di forze armate proprie, ma, all’occasione, mobilita e coordina le forze armate dei paesi membri. Così dovrebbero fare, secondo logica, gli europei. Ne nascerebbe una piccola “Nato europea” all’interno della grande Nato occidentale.
Da Londra, dunque, si può trarre solo la conclusione che ai paesi europei non resta che cercare di realizzare un accordo con Trump: sia, per l’immediato, per le garanzie di sicurezza da offrire, congiuntamente agli americani, all’Ucraina nel corso del prossimo processo di pace, sia in vista della costruzione di una difesa europea autonoma.
Decisamente per gli europei sembra impossibile liberarsi di Trump. Il suo fantasma sedeva al tavolo di Londra proprio come un fatale “convitato di pietra”. E continuerà ad aleggiare in Europa per il futuro prevedibile riportando gli europei alla realtà: l’Europa non può fare a meno degli USA, anche, e forse soprattutto, con Trump.





