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I MAGISTRATI NON CI METTONO LA FACCIA

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di Salvino Paternò

I magistrati non riescono neanche a metterci la faccia!

E così, affidano il loro comunicato ad un suadente attore che, con voce melliflua e sguardi accattivanti, recita un misero copione con l’intento di far apparire quale nobile lotta per la giustizia, quella che è una strenua resistenza corporativa di una casta che si batte solo per evitare di perdere potere e privilegi.

«PM e Giudici fanno parte di un’unica carriera», afferma il seducente artista «sono colleghi, ma non per questo il giudice gli dà più facilmente ragione. Non è vero, perché le statistiche dicono che i giudici condannano in meno della metà dei casi».

Chi ha vergato il comunicato ha dimenticato di dire che Giudici e PM non sono solo “colleghi”, non fanno solo la stessa “carriera”, ma appartengono allo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo in seno al quale si decide la vita e la morte di ogni magistrato.
Lì si determinano i trasferimenti, le promozioni e le punizioni.

Ne consegue che il Giudice spesso acconsente alle richieste del PM non solo perché è un “collega”, ma perché quel “collega” un domani potrebbe entrare al CSM e decidere le sue sorti.

La Riforma evita tale possibile condizionamento creando due distinti CSM: uno per i PM e uno per i Giudici.

Sì, è vero che i Giudici nella metà dei casi alla fine assolvono.  Ma sono assoluzioni che arrivano in secondo, se non in terzo grado di giudizio, quando è materialmente impossibile continuare a sostenere un’accusa in un processo che non sarebbe neanche dovuto iniziare!

Il fine dicitore prosegue imperterrito: «In parole povere, il PM, separato dal Giudice, potrebbe essere facilmente sottoposto a forme dirette o indirette di condizionamento politico».

E’ vero, sono parole povere…Troppo povere!

Così povere da non dirci come, quando e perché ciò avverrebbe.
Così povere da scordarsi di dire che nel testo della Riforma si sottolinea l’indipendenza e l’autonomia dei magistrati.
Così povere da non dirci che il CSM dei PM continuerà ad essere presieduto dal Presidente della Repubblica e non certo dal Ministro della Giustizia.

Ma l’oscar della recitazione l’artista lo guadagna per acclamazione nel momento in cui declama, con pacata enfasi, la critica al sorteggio per poter accedere al CSM:
«Con il sorteggio si toglie ai magistrati il diritto di eleggere i propri rappresentanti, che non verranno più scelti da giudici e PM sulla base della loro autorevolezza».

…“Autorevolezza”?

Qui un dissenso alla Totò ci stava tutto!  Ma quale autorevolezza! Ma ci faccia il piacere!

Oggi se non sei appoggiato dalle correnti politiche in seno alla magistratura, neanche se sei Calamandrei entri nel CSM!
Sono le correnti che raccolgono il numero di firme necessarie.
Sono le correnti che indicano chi votare e chi non votare.
Sono le correnti che piazzano i loro rappresentanti dentro l’organo di autogoverno seguendo logiche di spartizione di potere che farebbero impallidire Cencelli.

Non pago delle enfatiche baggianate sin qui interpretate, l’attore si lancia nell’ultima crociata: l’Alta Corte di Giustizia.
«Non sarà più il CSM a decidere sulle sanzioni disciplinari dei magistrati», proclama afflitto «ma verrà creato per questo un giudice speciale. Eppure oggi il CSM garantisce un processo disciplinare con un sistema di auto giustizia al quale partecipano già membri di nomina parlamentare».

E certo che partecipano, ma non contano nulla!

Oltre al presidente della Rpubblica che lo presiede, nel CSM ci sono 22 magistrati e 10 componenti laici.  I magistrati sono più del doppio! Perfetta parità, vero?

Chissà perché poi gira quell’odiosa dicitura secondo la quale i giudici che sbagliano non pagano mai!

Però, dai, qualcosa di vero nel video c’è.  Ed è proprio la frase iniziale: «Il modo in cui si esercita la giustizia oggi potrebbe cambiare».

Sì… in meglio!

I magistrati non riescono neanche a metterci la faccia e si affidano ad un attore. D’altronde, se questi sono gli argomenti li capisco fin troppo bene.

 

Autore

  • Redazione

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