Home Politica estera IL FALLIMENTO DELL’UE È NEL SUO “CUORE MARCIO”

IL FALLIMENTO DELL’UE È NEL SUO “CUORE MARCIO”

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Rotten Europe

Il fallimento dell’Unione Europea è sotto gli occhi di tutti.

Di fronte all’avanzare rapidissimo di nuovi equilibri mondiali, che vede protagonisti gli Usa di Donald Trump, la Russia e l’Arabia Saudita, l’Unione Europea sprofonda nel ridicolo.

Parigi ha convocato ben due summit, scavalcando di fatto l’Unione Europea che si è accodata come un cagnolino.

Mentre Zelensky vola a Washington per firmare l’intesa sullo sfruttamento congiunto Ucraina-Usa delle materie rare, lasciando a bocca asciutta gli europei, ieri i 27 appartenenti all’Unione Europea si sono visti in video conferenza per sapere cosa si sono detti Trump e Macron.

Sono ridicoli e nemmeno si rendono conto che in tal modo rendono evidente che Trump non conosce nemmeno l’indirizzo e il telefono della von der Leyen.

Bruxelles non esiste nell’agenda degli Usa.

Guarda caso persino sulla difesa comune gli europei si riuniscono domenica a Londra, che nell’Unione Europea non c’è più.

Se avesse un minimo di residua dignità Ursula von der Leyen si dimetterebbe.

Inutile sperarlo.

L’Unione Europea è un insieme di alienati che non si rendono nemmeno più conto di quello che fanno e danno ragione a quanto scriveva nel 2012 l’economista britannico Bernard Connolly, il quale nella prefazione ad una nuova edizione del suo libro: “Rotten Europe”, la cui prima edizione è del 1995, affermava che  “i pazzi gestiscono il manicomio” e aggiungeva: “I paralleli tra la Russia stalinista e l’Unione Europea sono tali, nonostante l’assenza, per ora, di gulag, processi farsa di massa e una polizia segreta onnipotente, che si può legittimamente chiamare l’UE la Nuova Unione Sovietica”.

Questo è il punto. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, la Russia stalinista si è trasferita a Bruxelles e oggi crolla, dopo trent’anni di follia burocratica e di ideologie malate.

A farne le spese è  soprattutto la Germania, prima responsabile del disastro europeo, che si arrotola su sé stessa avendo bisogno di 500 miliardi di investimenti che non può attivare, avendo messo in Costituzione la barriera al debito.

L’Unione Europea è alla canna del gas perché, come scrive Connolly, ha posto in essere “la questione della democrazia e della legittimità politica contro gli interessi di una nomenklatura transnazionale autocompiacente composta da élite politiche, burocratiche, imprenditoriali, finanziarie, accademiche e mediatiche interconnesse – una nomenklatura che trionferebbe nei propri interessi o agirebbe come gli “idioti utili” leninisti per promuovere gli scopi dei neomarxisti socialmente distruttivi”.

Oggi il castello neocon stalinista crolla miserevolmente.

L’Unione Europea di Maastricht, a guida di Angela Merkel, formatasi nella Rdt, si è strutturata, scrive Connolly, “con manovre che ricordano le tattiche di Stalin nell’Europa orientale dopo la guerra”, con il proliferare di tecnocrati e soprattutto con “ il trasferimento di poteri sempre più estesi a organismi non eletti, non responsabili e apertamente antidemocratici: l’Eurogruppo; la Banca Centrale Europea (BCE); il Fondo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (EFSF); il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) che, incredibilmente, gode di immunità legale completa per sé e per i suoi funzionari; il Fondo Monetario Internazionale (FMI); il G20; i vari organismi di supervisione bancaria e finanziaria; e il progettato “governo economico” dell’area euro incaricato di garantire la “disciplina” fiscale”.

Bernard Connolly evidenzia in modo netto l’obiettivo dell’Unione Europea uscita da un progetto egemonico di stampo stalinista.

“Per alcuni – scrive l’economista inglese –  l’obiettivo era un impero franco-tedesco – con la lotta finale tra quei due paesi mascherata finché l’impero non fosse stato istituito. Ma c’erano altre visioni. Una visione marxista classica rappresentativa è citata nell’introduzione alla prima edizione di questo libro. E i neomarxisti della Scuola di Francoforte della filosofia sociale videro rapidamente “l’Europa” come l’arma più potente per la distruzione della società e l’imposizione della dittatura. Uno dei fondatori della Scuola di Francoforte nel 1923, Willi Munzenberg, rifletté sul fallimento del “proletariato urbano” nel montare rivoluzioni di successo nei paesi economicamente avanzati nel modo previsto da Marx. Per contrastare quel fallimento, proclamò, era necessario “organizzare gli intellettuali e usarli per far puzzare la civiltà occidentale. Solo allora, dopo aver corrotto tutti i suoi valori e reso la vita impossibile, possiamo imporre la dittatura del proletariato”. Corrompere i valori della civiltà occidentale significava minare e, in ultima analisi, vietare tutte le istituzioni, tradizioni, strutture e modi di pensare (“strumenti di oppressione”) che sostenevano quella civiltà. Una volta eliminate la sovranità nazionale e la legittimità politica, sarebbe stato molto più facile per un governo centrale, irresponsabile e maligno (“politicamente corretto”) vietare tutte le altre fondamenta della civiltà”.

Il progetto egemonico stalinista è arrivato alla resa dei conti.

Scriveva Connolly nel 2012: “Sono passati solo una sessantina di anni in Europa (una trentina in Iberia e Grecia, una ventina nei paesi dell’ex Patto di Varsavia ora nell’UE) dal ripristino della pace, della democrazia e della legittimità, con le basi della prosperità economica messe in atto. Eppure, l’Europa è ora un continente di diffusa miseria economica, di collasso finanziario, di fede svanita nei partiti politici “mainstream” e di crescente sostegno ai partiti “estremisti”, di perdita di sovranità e quindi di legittimità e controllo democratico, e di distruzione del diritto, sia nazionale che internazionale, da parte della Corte di Giustizia Europea, giudizialmente ladrona (sic). Forse il peggio di tutto è che le relazioni di amicizia e cooperazione tra i paesi europei, che potevano – per gran parte del tempo – essere osservate trenta o quarant’anni fa, sono state sostituite da un ritorno al risentimento reciproco, alla diffidenza, alla gelosia, al disprezzo, al ridicolo, alla rabbia e persino all’odio. Questo è ciò che “l’Europa” ha prodotto; e il suo strumento più distruttivo, insieme alla Corte di Giustizia Europea, è stata l’unione monetaria. La terribile sofferenza causata dall’unione monetaria è ora evidente a tutti. Persino la nociva Commissione Europea non cerca più – o non cerca più con alcuna parvenza di credibilità – di sostenere, come fece in modo così fraudolento nel suo classico propagandistico del 1990, Un mercato, una moneta, che l’Unione Monetaria Europea sia vantaggiosa in termini economici”.

Dopo tredici anni da quella impietosa descrizione dell’economista inglese, ora  l’Unione Europea è prossima alla catastrofe.

Il colpo di grazia arriva da un nuovo ordine mondiale che sta emergendo dagli accrodi tra Russia e Usa.

L’Unione Europea non se la fila nessuno. Il progetto stalinista è fallito.  

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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