Home Cultura THE BRUTALIST UN FILM DI BRADY CORBET

THE BRUTALIST UN FILM DI BRADY CORBET

0

di Maria Rita Monaco

Siamo ormai a pochi giorni dalla “Notte degli Oscar” e quindi cominciamo a parlare  di quei film che si presentano, con più o meno candidature, pronti a raccogliere  un  alto numero di statuette di “zio Oscar” (pare sia sta  stata una segretaria dell” Accademy a sottolineare la somiglianza tra la statuetta più ambita e suo zio Oscar)y, La notte fra il 2 e il 3 marzo sapremo quindi quali fra i film proposti in nomination saranno premiati.

Cominciamo da The Brutalist diretto da Brady Corbet, già apprezzato e premiato   a Venezia, che si prenta con 10 nomination. Alcuni si domandano se Lazlo Toth, architetto ebreo-ungherese, sopravvissuto alla Shoah ed espatriato in America, sia veramente esistito, ma questo non è importante ai fini del film e credo che il regista dando al suo protagonista proprio il nome dell’operaio ungherese noto per aver preso a martellate la “Pietà” di Michelangelo, abbia già dato una risposta a questo interrogativo.

Non è vero che “uno vale uno” ma il regista racconta questa storia con l’intento che la storia di uno diventi la storia di tutti.

Corbet si accinge a raccontare questa storia di una durata che potremmo definire “monstre” (più di tre ore) se non fosse che il film, soprattutto nella prima parte, scorre che quasi non te ne accorgi , perchè appassiona e interessa anche chi non è un profondo conoscitore dell’architettura della “ricostruzione” (la pace dopo una guerra feroce di odio e genocidio nei confronti di chi aveva una sola colpa, ieri come purtroppo ancora oggi, quella di essere ebreo e, pur senza dimenticare che nei campi di sterminio erano condannati a morire anche zingari, gay e forse rari oppositori al regime nazista, possiamo parlare di vero genocidio nei confronti degli ebrei.

Protagonista assoluto nei panni dell’architetto Lazlo, Adrien Brody che eccelle nel ruolo dell’ebreo che anche se  sopravvissuto alla Shoah, ne porterà sempre le piaghe. Teniamo d’occhio questa sua interpretazione che, a distanza ann, potrebbe portargli il secondo Oscar, dopo quello ottenuto , semprenei panni di un ebreo, con il film Il pianista.

E’ una lenta immersione nella disillusione di ogni straniero che aspira, una volta scampato alla morte, alla fame, alle persecuzioni. di ricostruirsi una vita migliore in un paese lontano.

L’incontro con un magnate ”illuminato” o forse solo invidioso della genialità di Lazlo, lo ingaggia per l’edificazione di un’opera che dovrebbe dare fama a lui e al suo finanziatore. Ma la realtà è ben diversa. Lazlo, nel frattempo raggiunto dalla moglie e dalla nipote, entrambe sopravvissute all’Olocausto, scoprirà come già si evince da uno dei manifesti del flm, metafora dell’America della ricca borghesia, falsamente accogliente ma che fa intuire una forma di razzismo “ gli ebrei sono al massimo tollerati, ma spesso guardati con sospetto”.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui