Home Opinioni EUROPA, PUNTO E A CAPO. MA QUALE EUROPA?

EUROPA, PUNTO E A CAPO. MA QUALE EUROPA?

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di Paola Bergamo e Angelo Giubileo
 

La rapida successione dei fatti politici, occorsi dopo l’insediamento di Trump, non può che essere il risultato di uno zeitgeist o “spirito del tempo” che giunge a completa maturazione dopo decenni.
Dopo due conflitti mondiali, la politica ha agito sotto l’egida e l’onda lunga del “pacifismo”, rafforzato dal conflitto vietnamita e quindi propagatosi, dal punto di vista dell’immaginario collettivo, nel mondo intero.
E tuttavia, le guerre hanno continuato a imperversare da occidente a oriente e viceversa; da nord a sud e viceversa.
Così che, attualmente, lo zeitgeist sembra affatto mutato. Gli storici ci dicono che si tratta piuttosto di cicli, quasi che rispondano a una legge di causalità, che si presume universale. Ma non lo è affatto.
E tuttavia, ora, per contenere il ciclo “interventista” – in corso già da almeno un decennio stando alle parole di molti, e in particolare di Bergoglio -, occorrerebbe piuttosto che i maggiori players politici internazionali si facessero forza e cioè si basassero sui propri interessi nazionali ma cercando forme di convergenza piuttosto che di divergenza con gli altri.
Un esempio è la genesi dell’accordo di pace tra Trump e Putin per la risoluzione della guerra russo-ucraina. Per quanto concerne l’Europa si ponga allora fine alle parole, finanche divergenti tra singoli Stati di appartenenza, e si assuma una decisione definitiva: se dotarsi di una politica militare comune oppure andare ciascuno per proprio conto, e cioè seguendo esclusivamente i propri interessi. Anche se la storia, che tuttavia non sembra affatto maestra di vita, dovrebbe insegnarci che spesso a fare soltanto i conti propri piuttosto si sbaglia.
Per garantire efficacemente  il proprio interesse occorre forza economica e forza militare.
Immaginare una politica militare europea allo stato attuale significa considerare il triplice livello : quello NATO, quello UE e quello nazionale.
In tema di difesa, oggi centrale nella riflessione politica dell’Europa, occorre tuttavia intendersi di cosa stiamo parlando cioè distinguere tra difesa dell’Europa e capacità di difesa europea.
La difesa dell’Europa non è in discussione ne’ in pericolo poiché garantita dalla Nato. Mentre allo stato non vi è alcuna reale capacità di difesa europea che presupporrebbe una propria organizzazione, integrazione tra diversi sistemi di armamento, produzione e comando,  cosa ne’ semplice ne’ veloce a farsi e richiederebbe a monte un “Risorgimento Europeo”.
Una difesa comune europea implicherebbe l’ “emancipazione“ dagli americani.  Una politica militare comune  necessiterebbe di una politica estera comune che a sua volta richiederebbe una totale convergenza di interessi tra attori e una visione comune che allo stato non c’è.
Se la Difesa dell’Europa perciò si è anche più rafforzata dopo l’entrata nella NATO di Svezia e Finlandia, viceversa la Difesa Europea resta una chimera. Tentativi come PESCO e IEI sono nulla che possa paragonarsi all’organizzazione della NATO.
Gli Americani lo sanno e poiché hanno i loro interessi altrove, hanno chiesto da tempo agli Europei maggiori investimenti. Trump chiede un esoso  5% sul PIL, ma giova  ricordare che  non è ciò che investe Washington, ferma a un 3,8%.
America e Russia hanno preso a dialogare, sono pronte a intendersi sui dossier del mondo con logiche imperialiste e spartitorie.  Il “nemico necessario” sembra  quindi venuto meno, mutate quindi anche le “narrazioni”  e c’è da chiedersi se via di questo passo, anche la Nato non sia destinata a trasformarsi in qualcos’altro. Mentre riguardo all’Europa c’è d’augurarsi un cambio di paradigma e finalmente immaginare il sorgere di una Federazione, almeno con chi ci voglia stare, punto e basta!

 

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  • Redazione

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