
di Guglielmo Brighi
IL CASO REDUREAU di André Gide a cura di Alessandro Settimo Nino Aragno Editore
Quindici anni e tre mesi. Intelligenza media. A scuola è bravo. Timoroso e docile.
La normalità di un adolescente trasformata all’improvviso in furia omicida.
Cresciuto in una famiglia di buoni principi, Marcel Redureau in quel 30 settembre 1913 massacra l’intera famiglia Mabit.
André Gide nel 1912 diventa Giurato per la Corte di Assise di Rouen.
Questa esperienza ebbe ripercussioni sulla sua produzione letteraria.
Quello che avvenne a Landreau, vicino Nantes, scosse la Francia benpensante.
Sette persone sgozzate, tra cui un neonato.
Nessun segno lombrosiano particolare per i medici legali.
Si ravvisa solamente una certa scontrosità dell’imputato. Forse è subdolo ma nessuna affezione demenziale nella sua linea familiare.
Non è mai stato bellicoso, non si è mai mostrato crudele verso gli animali.
L’analisi forense prosegue senza riscontrare vizi particolari: non beve, non fuma.
Però ….poco loquace con un carattere subdolo.
Ritorna il tema della doppiezza e dell’ambiguità.
Il caso inaugurò nel 1930 la collana “Ne Jugez Pas” Non Giudicate, diretta da Gide.
Marcel Redureau fu condannato a venti anni di reclusione, il massimo della pena per un minorenne.
La sua vita si spegnerà per tubercolosi in una colonia correttiva. Aveva diciotto anni.





