
Sono passati 80 anni dalla fine della II guerra mondiale che segnò la fine del nazismo e del fascismo, eppure i loro demoniaci fantasmi aleggiano ancora nel dibattito pubblico come se fossero pericoli reali incombenti, bloccando la democrazia e lo sviluppo in Europa, e dividendola dagli USA di Donald Trump.
E’ questo il significato profondo implicito nella diatriba euro-americana seguita al discorso del vicepresidente americano James D. Vance di venerdì scorso a Monaco.
Vance ha sottolineato le pratiche di censura e le violazioni della libertà di espressione e di culto in Europa citando vari casi: quello della retata in Belgio contro autori di post anti-femministi, quello di un fisioterapista inglese processato per avere pregato nelle prossimità di una clinica abortista, zone dove- secondo il governo scozzese- anche la preghiera in casa in favore della vita sarebbe una violazione di legge. Egli ha in sostanza affermato che i nuovo USA di Trump si sentono distanti dalle censure delle opinioni politicamente scorrette e non in linea con il pensiero unico neo-progressista e diversitario che avvengono in Europa (come se non avvenissero anche negli USA!).
Il suo discorso è divenuto direttamente politico quando ha stigmatizzato il favore con cui è stato accolto in Europa l’annullamento delle elezioni in Romania con il pretesto di una pubblicità di poche migliaia di dollari in favore di un uomo politico di opposizone, interpretata dalla Corte suprema romena come “interferenza russa”. Ha citato in proposito la dichiarazione del commissario francese Thierry Breton, il quale non escluse che anche in Germania potrebbero essere annullate le prossime elezioni del 23 febbraio se il partito di destra AfD (“Alternative fur Deutcheland”) avesse un successo insostenibile. Vance, nella sua lezione di democrazia ha invitato a non avere paura delle opinioni dei propri concittadini ed a rispettarle.
“In democrazia non c’è spazio per barriere anti-incendio” – ha detto Vance con riferimento ai cordoni sanitari “antifascisti ” politici e mediatici che in Europa sono stati dispiegati finora e per decenni per impedire l’accesso al governo di forze politiche di destra. E c’è, infatti, in Europa chi continua a farlo assimilando Putin a Hitler e l’invasione dell’Ucraina a quella hitleriana della Polonia del 1939 o un eventuale accordo di tregua in Ucraina al disonorevole accordo di Monaco del 1938, ricordando ad oltranza le fatidiche parole di Churchill: “avete scelto il disonore, avrete la guerra”.
In sostanza Vamce ha pronunciato un fermo “basta” ai cordoni sanitari contro le opinioni e le forze politiche conservatrici di destra, anche quando queste possano essere non anti-fasciste o sembrino fare il gioco della Russia di Putin. ”La democrazia si nutre della voce del popolo” – ha detto esaltando ripetutamente l’importanza della libertà di espressione e dei conflitti di opinione come essenziali. Fin qui Vance.
Quel che egli non dice è che gli USA, in particolare i democratici americani, sono stati fino a ieri, fino alla fine della presidenza Biden, il centro di diffusione di un pensiero unico globalista, immigrazionista, gender, trans-femminista, green, neocon e russofoba. Non dice che nelle università, nelle aziende e nei media americani sono state adottate politiche di favoritismo per le minoranze altre e diverse. Non doce che vi sono state messe in atto delle vere cacce alle streghe che hanno ostracizzato ed escluso dagli spazi pubblici decine di migliaia di persone colpevoli solo di avere espresso opinioni scorrette. Non dice che nei maggiori social americani vi erano veri e propri uffici di censori che, con il pretesto di evitare la diffusione delle fake news, oscuravano le opinioni dissidenti.
Non dice che un cordone sanitario, un “firewall”, è stato tentato (in particolare da Kamala Harris) proprio contro la possibilità di una rielezione del suo “boss” e che contro di lui è stata saggiata anche l’arma giudiziaria.
Non dice che è partita da Washington la campagna demonizzatrice di Putin, definito da Biden, un “macellaio” e un “dittatore come Hitler”.
Tutto questo è fallito negli USA, ma non ancora in Europa, ma gli USA non ne sono stati affatto immuni.
E’ come se Vance dicesse implicitamente agli europei: “vi è stato comodo seguire la linea neocon e woke di Joe Biden e della sinistra americana. Vi è stato comodo dipingere i partiti di destra europei e Putin come dei nuovi nazi-fascisti”. Ebbene sappiate che gli USA sono cambiati e si sono liberati di quei fantasmi. Se volete continuare per quella strada dovrete farlo senza il cappello e l’ombrello americano.
“A Washington ora c’è un nuovo sceriffo” – ha detto non senza una certa brutalità.
Ora che faranno gli europei? Abituati a cercare un fascista da demonizzare potrebbero optare per la demonizzazione di Trump. Ma fino a quando c’era un solo Hitler ed era a Mosca, il gioco era sostenibile. Ma averne due, di cui uno a Washington, è impossibile. Basta farsi un po’ di conti per certificare il fallimento della politica della Commissione europea: se i costi per la protezione dell’Ucraina e del territorio europeo, stimati da Bloomberg Economics a 3000 miliardi di euro e i costi di una forza di interdizione e quelli per una ricostruzione dell’Ucraina, si aggiungono ai costi della transizione verde (già calcolati in un trilione di euro in 10 anni) e agli 800 miliardi all’anno previsti nel piano Draghi per sostenere la competitività europea, è chiaro che siamo all’evidente bancarotta finanziaria oltre che politica.





