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LA DISSOLVENZA DEL PD

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di Bruno Chiavazzo

E’ tornato in auge nel Partito Democratico il famoso “ma anche” dell’era Veltroni. In sostanza va bene il bianco, ma anche il nero, il rosso, ma anche il bordeaux. Insomma tutto e il contrario di tutto. La direzione tenuta nei giorni scorsi doveva fare chiarezza, indicare una strategia, una “linea” come si diceva una volta e, invece, si è risolta in una serie di discorsi vuoti, concetti astratti, banalità a gogò, l’esatto contrario di quello che la stampa amica aveva preannunciato come resa dei conti.

La relazione introduttiva della Schlein, alla fine, addirittura non è stata messa in votazione, si è preferito votare, of course, all’unanimità, su un “riassunto” in sette punti, gli stessi presentati nell’ordine del giorno dei lavori. Insomma una farsa grottesca che rende ancora più marcata la “socialconfusione” che regna tra gli eredi di quello che fu il mitico PCI di Berlinguer.

Per non farsi mancare nulla, poi, la leader non sapendo a che santo votarsi, ha citato le canzonette di tre cantautori semisconosciuti (Daniele Silvestri, Niccolò Fabi e Diodato) per invitare all’unità del partito, ma anche, giustappunto, a rendere esplicite le “divergenze” politiche interne.  Tra le frasi apodittiche della segretaria questa sulla politica industriale: “ Sogniamo un nuovo piano industriale per stare a testa alta nelle transizioni”.

Che cavolo significa? Qual è la posizione sull’auto elettrica, sulle limitazioni ecoterroristiche che imperversano in Europa, mentre Cina, India, Russia continuano allegramente ad inquinare senza pietà, sul lavoro precario, sulla limitazione dei diritti sindacali, sui licenziamenti di massa? Questo non è dato sapere. Si continua sul nonsense, sul “wannabe”, il vorrei ma non posso, come dicono gli inglesi.

Tutto questo mentre il governo di destra (il centro è sparito con Berlusconi) della Meloni avanza come un cingolato conquistando, senza colpo ferire, tutto il conquistabile: dal ritmo dell’agenda politica, ai posti di potere e sottopotere, dalla politica estera alla politica economica, dalla riforma della giustizia a quella sul diritto di famiglia.

Su una cosa ha avuto ragione la Schlein quando ha detto che la vecchia guardia del PD non l’aveva “sentita arrivare”, adesso l’hanno sentita e non sanno come liberarsene.

Autore

  • Redazione

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