
di Nino Orlandi
Il sindaco di Bologna, tal Lepore, forse pensa che l’informazione sia ancora sottoposta al controllo del Kominform (per lui e i suoi amici comunisti “Коминформ”).
Non immaginava, infatti, che potesse essere diffusa impunemente la notizia che il corteo ed il deposito di una corona da parte dei giovani diFDI a Palazzo d’Accursio, sede del Comune, per le vittime delle foibe, era stato autorizzato dalla Questura. E che il Comune ne era stato messo a conoscenza. E che quindi lui aveva fatto chiudere il portone per impedire ad altri di manifestare il proprio pensiero. E che poi ha anche denunciato chi ha fatto quel corteo e deposto quella corona, pur sapendo come erano andate le cose.
Lui, il Lepore, non è stato turbato dalla manifestazione dei “collettivi” con fumogeni, petardi, bandiere con la falce e martello e addirittura una bandiera jugoslava con la stella titina, che contestavano la verità storica delle violenze dei comunisti di Tito contro gli Italiani di Istria e Dalmazia.
Ha invece pensato fosse suo diritto impedire e poi addirittura denunciare la manifestazione del pensiero altrui.
Impedire la libertà di pensiero e poi magari denunciare chi non la pensa come vuole il potere ad una magistratura che si ritiene amica, è chiara espressione di una vocazione totalitaria ed intollerante. Manca solo il Tribunale Speciale, poi ci siamo in pieno.
Purtroppo il clima rilevato sempre a Bologna, dai poveri profughi dalmati, che nel 1947 trasportò da un gruppo di cittadini italiani, giuliano dalmati, allorchè i comunisti osne tacolarono il passaggio e boicottarono l’assistenza a quei poveri sventurati, sembra ancora aleggiare.
PS: Poi non vorrei adularlo, se penso a Italo Balbo, col dargli del fascista. Gli si addice meglio comunista.





