
Tom Homan, responsabile per i confini dell’amministrazione Trump, , ha risposto alle critiche avanzate da Papa Francesco sulla politica di deportazione di massa dei migranti avviata dal presidente degli Stati Uniti, ricordando che il Vaticano ha un muro attorno.
Il Papa “ci attacca perché proteggiamo i nostri confini? Ha un muro attorno al Vaticano, giusto? (…) E noi non possiamo avere un muro attorno agli Stati Uniti”, ha detto Homan, citato dal quotidiano “The Hill”.
“Il Papa dovrebbe pensare alla sua Chiesa”, ha aggiunto.
In una lettera indirizzata ai vescovi statunitensi, il Pontefice aveva affermato che deportare i migranti mina la loro dignità, riconoscendo “il diritto di una nazione a difendersi e a proteggere le comunità da coloro che hanno commesso crimini violenti o gravi”, ma attaccando l’approccio adottato dall’amministrazione Trump.
“L’atto di deportare persone che in molti casi hanno abbandonato la propria terra per motivi di estrema povertà, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave degrado dell’ambiente, ferisce la dignità di molti uomini e donne, e di intere famiglie, e li pone in uno stato di particolare vulnerabilità e indifesa”, ha scritto il Pontefice.
In principio era stato il cardinale Blaise Cupich di Chicago a dichiarare, ancor prima del giuramento del neo presidente Donald Trump, l’opposizione ad ogni programma di deportazione di massa di immigrati, poi il vescovo di El Paso, Mark Joseph Seitz, a ribadire la non tolleranza verso ogni forma di ingiustizia e, infine, l’intera Conferenza episcopale degli Usa ad esprimere sgomento per i provvedimenti annunciati dal leader repubblicano sul rimpatrio di milioni e milioni di immigrati clandestini e la militarizzazione del confine Stati Uniti-Messico.
Ora è stata la volta di Papa Francesco stesso ad intervenire sulla “importante crisi che si sta verificando negli Stati Uniti a causa dell’inizio di un programma di deportazione di massa”, avviato dalla nuova amministrazione Usa all’indomani dell’insediamento del presidente. Francesco, che assicura di aver seguito “da vicino” la crisi, invia una lettera ai vescovi degli Stati Uniti per esprimere vicinanza e sostegno in questi “delicati momenti” che si trovano a vivere come pastori accanto al popolo e, al contempo, per denunciare alcune disposizioni che vanno a ledere la stessa dignità umana.
“L’atto di deportare persone che in molti casi hanno lasciato la propria terra per motivi di estrema povertà, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell’ambiente, ferisce la dignità di tanti uomini e donne, di intere famiglie, e li pone in uno stato di particolare vulnerabilità e indifesa”, afferma Papa Francesco in un passaggio della missiva, suddivisa in dieci punti, diffusa oggi in lingua inglese e spagnola. La lettera giunge a poco più di due settimane dalla pubblicazione dall’account X della Casa Bianca delle fotografie di una decina di migranti che camminano in fila, ammanettati e in catene, verso un aereo militare per essere riportati in Patria. Nel testo il Pontefice sottolinea che “la coscienza rettamente formata non può non esprimere un giudizio critico ed esprimere il proprio dissenso verso qualunque provvedimento che identifichi, tacitamente o esplicitamente, la condizione illegale di alcuni migranti con la criminalità”.
Secca la risposta Usa, che ha il tono di chi dice: Francesco pensi ai fatti suoi.





