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DEVASTANTE

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L’ordine esecutivo con il quale Donald Trump ha sanzionato la Corte penale internazionale è stato definito dall’Unione Europea “devastante”.  E devastante lo è in quanto devasta il tentativo di sostituire una magistratura, peraltro non riconosciuta universalmente, alla diplomazia, al rapporto tra gli Stati e, conseguentemente, alla politica internazionale.

Che la Corte sia strumento di parte, ossia delle logiche neocon ora perdenti e in caduta libera, lo hanno dimostrato le incriminazioni, con tanto di richiesta di arresto, di Vladimir Putin e di Benaimin Netanyahu, così come è del tutto evidente la richiesta di arresto del generale libico, giusto quando questo, dopo aver girovagato per l’Europa, ha varcato i confini con l’Italia. Un trappolone ben congegnato per mettere una patata bollente nelle mani del Governo italiano. Un trappolone tanto evidente che Il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, ha detto di avere “molte riserve sul comportamento della Corte su questa vicenda”, aggiungendo che “forse bisogna aprire un’inchiesta sulla Corte, bisogna avere chiarimenti su come si è comportata”.

La mossa di Trump, anche se la baronessa Ursula von der Leyen si erge a difesa dell’inutile soggetto giuridico, mette fuori gioco la Corte e tutte le sue mosse, la delegittima e mette all’ordine del giorno la necessità di eliminarla.

Necessità che riguarda anche tanti altri organismi internazionali costruiti per erodere la sovranità degli Stati e spostare la decisionalità nelle mani di finanza e multinazionali, ossia dello schema neocon con il quale si è tentato di sottomettere Stati e popoli negli ultimi trent’anni.

La Corte penale dell’Aja è un inutile e, a dire il vero, dannoso copione della La Corte internazionale di Giustizia (CIG), principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, che si fonda sulla preminenza del diritto e contribuisce in maniera considerevole alla composizione pacifica delle controversie tra Stati.

Ha fatto benissimo, pertanto, l’Italia a schierarsi con Donald Trump sulle sanzioni alla Corte penale internazionale.

Su 193 membri della Nazioni Unite, ieri solo 79 hanno condannato la decisione del presidente degli Stati Uniti in una dichiarazione congiunta. Tra i firmatari non figura l’Italia, mentre sono presenti Francia, Germania e Spagna, oltre a, tra gli altri, Paesi Bassi, Grecia, Irlanda, Danimarca, Portogallo e, fuori dall’Unione europea anche il Regno Unito.

I 79 firmatari rappresentano i due terzi dei 125 Paesi che hanno ratificato lo Statuto di Roma che ha istituito la Cpi. Nel documento i Paesi sostengono che le sanzioni decise dagli Usa “comprometterebbero in modo grave tutti i casi attualmente sotto inchiesta, perché la Corte potrebbe doversi trovare costretta a chiudere i suoi uffici sul campo”. Il rischio, aggiungono i firmatari, è anche quello di “erodere lo stato di diritto internazionale”.

Il punto è che la Corte non è lo strumento adatto, pienamente legittimato, a garantire lo stato di diritto internazionale.

Trump ha firmato l’ennesimo ordine esecutivo con cui ordina alle autorità statunitensi di congelare i beni e imporre divieti di viaggio ai funzionari della Corte e ai loro familiari che collaborano alle inchieste o hanno processi in corso contro cittadini degli Stati Uniti o di certi Paesi alleati. 

Questo perché, accusa l’amministrazione americana, il tribunale dell’Aia avrebbe “abusato del suo potere” chiedendo un mandato di arresto internazionale contro l’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella guerra dell’ottobre 2023 nella Striscia di Gaza. 

Dopo la mossa l’Unione europea ha fatto quadrato attorno alla Corte.

Di tutt’altro parere, invece, il premier ungherese Viktor Orbán, che ha chiesto di “rivedere” la partecipazione dell’Ungheria al tribunale dopo l’ordine esecutivo di Trump.

Che l’ordine esecutivo di Donald Trump sia devastante è un fatto acclarato, ma a devastare sé stessa è stata la Corte, ponendosi come soggetto politico e diplomatico su questioni di enorme rilevanza geopolitica.

A devastare la Corte è la pretesa europea di essere il giudice del mondo.

Rimane il fatto che nel frattempo cresce la tensione tra Unione Europea e Usa, con la possibilità che la prossima devastazione riguardi direttamente Bruxelles.

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  • Redazione

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