Home Politica IL DELIRIO DEI SODALI DEL FALLIMENTO AL CAPEZZALE DELL’UE

IL DELIRIO DEI SODALI DEL FALLIMENTO AL CAPEZZALE DELL’UE

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L’Unione Europea è allo sbando. Ne è testimonianza il Consiglio di qualche giorno fa, che ha visto i 27 andare ognuno per la propria strada con una Ursula von der Leyen balbettante.

La politica globalista con il suo portato di relazioni improntate al multilateralismo, ossia al fatto che non si tratta per singoli Stati, me con l’Unione, è in disfacimento.

In arrivo c’è il multipolarismo, ossia il riconoscimento delle aree di influenza delle grandi potenze e il bilateralismo, ossia il rapporto tra Stato e Stato.

Non essendo l’Unione Europea uno Stato, ma un aggregato di burocrati, con un finto esecutivo (la Commissione) è sempre più evidente che Donald Trump tratterà con i singoli Stati, come sta già facendo con l’Ucraina, facendosi un baffo di quel che pensano a Bruxelles.

Ovviamente tutto questo inquieta nel profondo i sodali del fallimento dell’Unione Europea, chiamati a raccolta a sostenere l’insostenibile.

Tra questi, giovedì, si è distinto l’ex premier Mario Monti che ha fatto sentire la sua voce nella bufera dei rapporti e della guerra commerciale tra l’America di Trump e un’Europa sempre più debole e disorientata.

Oggi più che mai, ha sostenuto Monti in un’intervista al Corriere della Sera, bisogna “dare forza alle istituzioni di Bruxelles” per realizzare quanto propongono Mario Draghi ed Enrico Letta.

“Gli ostacoli – spiega l’ex premier – sono i nazionalismi ma adesso diventa essenziale prevenire qualunque tentativo degli Stati membri – o dall’esterno – di disgregare la politica commerciale europea, che è una delle poche funzioni di governo che è stata davvero messa in comune dall’Unione”.

Perciò non dobbiamo temere Trump, ma dobbiamo trattare uniti e difendere il nostro mercato “con un controllo centralizzato degli aiuti di Stato e dell’antitrust”.

Monti non ha, ovviamente, risparmiato avvertimenti a Meloni: “Non le sarà facile fare da ponte tra Usa e Ue. Il ponte, inteso come dialogo, è utile, ma se si tratta di arrivare ad accordi separati, temo che non riuscirà” e se venisse intaccata di diritto e di fatto la competenza della Commissione sul commercio estero, andremmo allo sbaraglio sul resto”.

Chiamare in scena Mario Draghi ed Enrico Letta è come proporre al giudice fallimentare i due esperti che hanno la stessa linea politica che ha determinato il fallimento. Al massimo possono svolgere il ruolo di chi recita il de profundis.

Mario Monti, che non ha certo brillato (eufemismo) quando è stato presidente del Consiglio e che è fallito politicamente quando ha tentato di mettere in campo un suo partitello, è meglio che vada a tenere i suoi sermoni in qualche università francese, con il vantaggio anche potrebbe anche prendersi una laurea honoris causa.

Ultimamente la Francia del pupillo dei Rothschild è diventata lo scudo napoleonico contro il trumpismo.

Macron vuole mandare i suoi soldati in Groenlandia per frenare Trump, così come li voleva mandare in Ucraina per combattere Putin, peccato che sia stato mandato a quel Paese, il suo, dagli Stati del Sahel, perdendo in pochi mesi tutte le ex colonie.

Mario Monti è invitato alle riunioni del Gruppo Bilderberg, che con gli Usa dovrebbe essere in perfetta sintonia.

Il Gruppo Bilderberg (detto anche conferenza Bilderberg o club Bilderberg) è un incontro annuale per inviti di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità nel campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici e politici.

La prima conferenza, nata per iniziativa del banchiere statunitense David Rockefeller (fu in realtà creata dalla Cia e dal servizio segreto britannico MI6), si tenne il 29 maggio 1954 presso l’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, vicino ad Arnhem, nei Paesi Bassi.

L’iniziativa di tale prima conferenza fu presa da molte persone, incluso il politico polacco Józef Retinger, preoccupato dalla crescita dell’antiamericanismo nell’Europa occidentale e col fine di favorire la cooperazione tra Europa e Stati Uniti in campo politico, economico e militare.

Per quella prima conferenza furono contattati il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld, il primo ministro belga Paul Van Zeeland e l’allora capo della Unilever, l’olandese Paul Rijkens.

Il principe Bernhard van Lippe-Biesterfeld a sua volta coinvolse Walter Bedell Smith, capo della CIA.

La lista degli ospiti fu redatta invitando due partecipanti per ogni nazione, uno per la parte liberale e l’altro per l’opposta parte conservatrice.

Cinquanta delegati da undici Paesi europei insieme a undici delegati statunitensi parteciparono a quella prima conferenza.

Molti partecipanti al gruppo Bilderberg ora sono capi di Stato, ministri del tesoro e altri politici dell’Unione europea ma prevalentemente i membri sono esponenti di spicco dell’alta finanza europea e anglo-americana.

La riunione annuale del 2024 si è svolta a Madrid, ai primi di giugno. Le questioni all’ordine del giorno sono state: il futuro della guerra, lo stato e gli sviluppi dell’intelligenza artificiale e “cambiare i volti della biologia”. 

Particolare attenzione è stata dedicata alla guerra Russia-Ucraina-Nato-Usa.

Nella lista degli invitati, divulgata dal Gruppo, c’erano il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, James Appathurai vice segretario dell’Alleanza e specialista della guerra ibrida, Christopher Cavoli leader del Saceur (il comando supremo della Nato), i ministri degli esteri dei principali Paesi anti Russia, fra cui il finlandese Anders Aldercreutz insieme al presidente della repubblica Alexander Stubb, l’ucraino Dmytro Kuleba, il polacco Radoslav Sikowski.

C’erano anche Kaja Kallas, oggi Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, Alex Karp, miliardario americano, che lavora per la Cia, l’Fbi, il Pentagono, fondatore dell’impresa Palantir, Palmer Luckey, fondatore di Andurill Industries, sostenitore di Trump.

Alla riunione di Madrid c’erano anche alcuni italiani: Mario Monti, senatore a vita e consulente della mega banca americana Goldman Sachs dal 2005 al 2011 quando Napolitano lo chiamò a formare il governo, Lorenzo Bini Smaghi (della banca d’affari francese Société Général), Michele Della Vigna (Goldman Sachs, ancora), Giuliano da Empoli, Lilli Gruber e Paolo Gentiloni. 

A giugno c’era chi sperava che vincesse il Partito democratico e che, pertanto, proseguissero le politiche neocon globaliste, con tutto il corredo di ideologie propugnate in Europa dai progressisti.

Non è andata così. Cia, Fbi, Dipartimento di Stato, Pentagono e via elencando stanno rapidamente cambiando di segno e di strategia.

E allora ecco che chi fino a ieri stava sulla linea della Nato, dell’alleanza con gli Usa dei Biden, dei Clinton e degli Obama, ora si lamenta e si erge a scudo nei confronti degli Usa di Trump.

Sarà interessante vedere chi sarà invitato al prossimo incontro del Gruppo Bilderberg.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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