di Angelo Ciccarella
Come esprimere il misterioso rapporto che ci lega al mondo sensibile delle cose che ci circondano?
Perché ricordiamo così vividamente le nostre impressioni di oggetti ed entità che abitavano il nostro mondo durante l’infanzia?
Riceviamo continuamente impressioni dal mondo circostante. Si vedono, si sentono, si annusano, si toccano, si gustano, o possono anche essere di un tipo più sottile. Un’impressione è una certa forma di energia che ci entra dentro attraverso la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto e il gusto. Questa energia ci carica e diventa così una forma di nutrimento. Tutto nel mondo in cui viviamo sono impressioni: è da esse che riceviamo la maggior parte dell’energia di cui abbiamo bisogno. Le impressioni sono la vita stessa: sono tutto ciò che è inscritto nel nostro corpo sottile, tutto ciò che diciamo, vediamo, facciamo o sentiamo. Tutto è registrato in questi ricordi ma può rimanere in contatto solo con una parte di ogni registrazione. Se non ricevessimo impressioni di alcun tipo, la vita non esisterebbe per noi. Le impressioni possono essere considerate come influenze, sia del cibo che della memoria. La memoria non è altro che la parte delle proprie impressioni a cui si può risalire. È molto poco in confronto all’intera massa di impressioni che riceviamo continuamente. Le impressioni sono indirizzate a diverse parti o componenti, e possono sfiorare la superficie o incidere più profondamente. Tutte le nostre impressioni sono lì, inscritte nei rotoli della memoria del nostro corpo sottile. Normalmente non abbiamo accesso a tutto questo materiale, ma quelle impressioni di momenti autenticamente vissuti tagliano più profondamente e possono essere resuscitate in noi con tutta la loro forza e immortale freschezza attraverso una misteriosa alchimia del presente.
Il filo dei nostri pensieri si interrompe e senza transizione ci ritroviamo con il sapore degli anni passati: un mondo di intensità, nitidezza dove i momenti fusi nel bronzo sembrano fissati per sempre. A volte siamo bagnati dal fresco sapore di un mattino, a volte l’ombra delle foglie che frusciano dolcemente si precipitano su di noi, ci riempiono interamente. Altre volte il suono di una campana di chiesa, il ritmo di un’incudine, l’odore della terra: il presente è sostituito da un’altra dimensione ugualmente vivida e presente nel qui e ora, sebbene sia svanita molto tempo fa.
Il tempo improvvisamente misericordioso si srotola per noi come un film dove nulla è stato dimenticato: odori, colori, suoni, gesti, emozioni, eventi. Un passato risorto davanti al quale si cancella il presente onirico dell’oggi, impotente.
Qualcosa di personale. Ho registrato le percezioni e le sensazioni della mia infanzia nel villaggio rurale di Stimigliano (Rieti), il mio passaggio all’età adulta con le sue nuove influenze, il mio incontro con l’Opera tramite Scandurra. Presento il mio sviluppo come essere umano non come una narrazione di eventi importanti nel mondo esterno, ma come una serie di impressioni che interagiscono con una dimensione interiore a cui ho avuto accesso nell’infanzia, poi perso nell’adolescenza, e infine riscoperto attraverso il lavoro. Potremmo chiamare questa dimensione “essenza”. In questo privilegiato stato di consapevolezza che ha allietato momenti della mia infanzia, ho sentito la vita come impressione globale capace di nutrire tutti i miei livelli di percezione; di una campana che suonava le ore nell’aria pura del mio paese di campagna, tutto lasciava un’impronta e un sapore indelebili in una dimensione del sé dove il contatto con l’ambiente sembrava più immediato e reale. Lo spazio che mi separava dagli oggetti e dalle cose intorno a noi si è riempito di una sostanza immateriale fatta della gioia che provavo in loro presenza e di ciò che loro stessi mi portavano, come se la loro anima si espandesse in me. Ero insieme legato e separato dalle cose intorno a me da una densità che mi impediva di coglierle come oggetti, ma mi permetteva di appropriarmi istantaneamente di ciò che nascondevano. Tutto ciò evocava in me una serie di stati legati alla natura nascosta delle cose. Dopo molti anni, questi stati sono rimasti intatti. Non mi restava che abbandonare la superficie, aprire una porta, accendere la torcia del Presente per varcare la soglia dell’altro mondo.
La mia esaltazione del potere nascosto delle cose non è estetica, non è solo quello di descrivere tali stati con un linguaggio elegante (impresa per me impossibile), ma piuttosto di dirigere il lettore verso il proprio essere interiore da cui possono scaturire tali sensazioni. Il mio scopo è creare in chi legge una sensazione simile alla mia. La qualità di questa sensazione tento di evocarla come un lampo luminoso di eternità nel momento o come permanenza della vita. Di una Vita racchiusa nella vita, alla quale ci è dato di partecipare brevemente ma alla quale in pochi punti sparsi qua e là lungo il corso impietoso del Tempo, ci è concesso di sperimentare l’eternità suprema.




