
Mentre le forze armate russe stanno avanzando nella loro offensiva in direzione Kharkiv, nel nord dell’Ucraina, secondo quanto sostiene la Tass, Vladimir Putin chiarisce che vuole chiudere la guerra, non congelarla e che la sede delle trattative potrebbe essere la Slovacchia.
La Tass riferisce che l’esercito di Mosca ha preso il controllo del villaggio di Zagryzovo, sulla riva sinistra del fiume Oskil e che è probabile che i prossimi attacchi avverranno nei villaggi di Boguslavka e Borovaya.
La guerra, dunque, continua, ma a pochi giorni dal 2025 e a poche settimane dall’insediamento di Donald Trump, Vladimir Putin tenta di dettare la linea per il nuovo anno.
Il presidente russo ha affermato che Mosca ora vuole far finire il conflitto, non congelarlo soltanto, escludendo il piano attribuito a Trump di un congelamento del conflitto.
Per mettere fine alla guerra Putin propone come tavolo delle trattative la Slovacchia, Paese dell’Unione Europea e della Nato, guidata dal premier Robert Fico, il quale nei giorni scorsi ha incontrato il presidente russo al Cremlino.
Opzione, ha spiegato Putin rispondendo a giornalisti, che a Mosca va bene.
A Mosca, dunque va bene, come sede di possibili trattative, un Paese dell’Unione Europea e della Nato.
Mano tesa? Sfida? Gioco a dividere all’interno dell’Unione Europea e della Nato?
Putin, mentre parla di trattativa, afferma che tra i propositi per il 2025 c’è quello di portare “a termine tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale” e quindi raggiungere “il successo sulla linea del fronte”.
Carota: trattiamo e lo facciamo in un Paese Ue e Nato. Bastone: decide il fronte e “rispondiamo sempre in modo speculare. Loro usano certe armi contro di noi, noi usiamo le stesse”.
Nei giorni scorsi il presidente ucraino Voldymyr Zelensky da parte sua aveva assicurato che “l’Ucraina sta facendo tutto il possibile affinché il 2025 diventi un anno di pace giusta e duratura per il nostro Paese e per il mondo intero”, ammettendo, tra l’altro che sul piano militare si debba ormai rinunciare a riprendere Donbass e Crimea. Affermazioni che aprono uno spiraglio alla trattativa.
Lavrov, dal canto suo, ha lanciato segnali a Washington: “Un cessate il fuoco in Ucraina a questo punto non porterebbe a nulla, mentre sono necessari degli accordi affidabili. Se i segnali provenienti dalla nuova squadra di Washington per ripristinare il dialogo interrotto dagli Usa dopo l’inizio dell’operazione militare speciale saranno seri, ovviamente risponderemo ad essi. Il dialogo è stato interrotto dagli americani, quindi dovrebbero fare loro il primo passo”.
Lavrov, tuttavia, ha specificato che la condizione per una trattativa è che la nuova Casa Bianca “comprenda le ragioni che hanno portato alla guerra in Ucraina”.
E il nodo dei nodi è proprio lì.





