
Traggo il titolo di questa riflessione natalizia dall’omonimo libro di Vittorino Andreoli, il cui sottotitolo è: “A piccoli passi verso la saggezza”.
Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, evidenzia come gioia derivi da gaudium che deriva, a sua volta, da gaudeo: godo.
“Appartiene – specifica Andreoli – alla stessa famiglia di «gioiello», ovvero una cosa preziosa da tenere in grande considerazione”.
In greco, ci ricorda ancora Andreoli, il termine per gioia è euphrosýne, formato da eu (buono) e dal verbo phronéo, che vuol dire penso, intendo. Il sostantivo eúphron sta a indicare il sereno, l’ilare. L’aggettivo hìlaris è da collegare al greco hilarós, dal significato di placato, allietato.
Una buona capacità di pensare e una buona capacità di intendere, con serenità e ilarità, sono gioia.
Una buona capacità di intendere significa prima di tutto rapportarsi alla realtà liberamente, senza sovrapporre ad essa i propri pregiudizi, i propri schemi ideologici, usando la ragione e l’intuizione, sviluppando i sensi corporei e i sensi dell’anima.
Una buona capacità di pensare significa porre sempre davanti a noi non il punto esclamativo, ma il punto di domanda. È la domanda che guarisce il Re Pescatore.
Perché? Ogni domanda contiene in sé la risposta. Cercala.
Una buona capacità di intendere e di pensare appartiene agli esseri umani liberi e vogliosi di godere, ossia di buoni costumi.
Scrive ancora Vittorino Andreoli: “Del resto filosofia significa amore del sapere o della conoscenza, cui è solito giungere il saggio. Il legame tra gioia e saggio (phrónimos) è forte, ed è proprio contenuto nell’etimo, nella radice di phrón di phronéo”.
Buona natività della gioia di vivere.





