
di Carlo Di Stanislao
“Sono sempre stata affascinata dal mito greco, e ne scrivevo racconti brevi. Elena per me era un enigma – nel mito non è nemmeno un’eroina nera come Clitemnestra o Medea ma una dea fatta di fumo”
Francesca Petrizzo
Sposa fedifraga di Menelao, amante di Paride, cagione della guerra di Troia. Calasso scrisse che nella vita “Elena non fece altro che mostrarsi e tradire”.
Ma non è così. Elena è una semidea che infrange la separazione tra sfera divina e umana. E quando l’amore per la bellezza trasgredisce questo limite si generano conseguenze, che non dipesero dalla malizia di Elena. Gli eroi dell’Iliade lo sapevano e le manifestarono comprensione. Lei si biasima con un insulto tremendo, si definisce “cagna”, ma Priamo la tratta dolcemente ed Ettore la consola perché lei non poteva immaginare gli effetti delle sue azioni.
Elena è la bellezza ingenua e per questo indecente. Personaggio complesso.a partire dal nome.
Ci sono almeno nove etimologie di questo nome ancora così comune in tutta Europa. Suggerisco “fiaccola, torcia”, perché entra più in risonanza con la sua storia. Le fiaccole accompagnavano i cortei nuziali e rappresentarono anche il fuoco della passione. In un dipinto di Dante Gabriel Rossetti, Elena indica la torcia incisa sul medaglione che porta al collo.
Nella vulgata Elena è una donna che usa la bellezza per manipolare gli uomini, si disinteressa al destino delle altre e pensa solo alla sua sopravvivenza. Bisognava renderle giustizia rispetto alle donne. Addirittura nel Medio Evo prevalse la lettura di Elena e Paride come innamorati ideali, tralasciando i giudizi morali sull’abbandono di Menelao. L’amor cortese contemplava anche la trasgressione in nome della bellezza: Lancellotto e Ginevra, Tristano e Isotta.
Ella è l’archetipo che mostra la libertà di scelta. La mia convinzione è che non fu rapita da Paride, ma scappò con lui perché ne fu felice abbandonando persino la figlia. C’è chi come Euripide scrisse che a Troia c’era solo il simulacro di Elena e quella vera aspettava impotente in Egitto, ma è una soluzione troppo comoda. Quando torna a Sparta, però, Elena è felice con Menelao. Perché è amore vero anche quello: una storia s’interrompe ma può riprendere se si sa perdonare. Elena è un’emissaria di Afrodite, la dea che partecipa alle nozze e poi lascia gli sposi: presiede alla felicità dei momenti, ma lascia alla dea Era l’ambito dell’amore socialmente ordinato.
Ma chiediamoci come era fisicamente.
Omero dice poco e le rappresentazioni iconografiche o cinematografiche risultano deludenti anche quando Elena è interpretata da attrici bellissime. La raffigurazione più convincente è quella di Gustave Moreau, quando la dipinse senza volto davanti alle mura in fiamme di Troia. Perché quel volto è diverso per ognuno e perché il suo fantasma, nel senso francese della parola, ha ormai preso il suo posto. Succede anche alle dive della società contemporanea.
Elena è il senso del superamento del limite rispetto al sacro, che è proprio della dimensione umana ed è svantaggioso dimenticare. L’epica di ogni civiltà ci riporta altrove ma parla sempre di noi, perché i grandi temi dell’umanità rimangono gli stessi: conflitto, desiderio, rapporto col divino, il senso della vita come viaggio.
Elena è tutto questo, alla massima potenza.
Oggi da un lato c’è meno inibizione e più libertà su tanti temi; dall’altro ci sono reticenze nell’uso della parola “amore”. Si cercano modi più cinici o blasé per riferirsi ai sentimenti, per paura del sentimentalismo. Però Platone insegna che chi ama è più fragile di chi è amato, ma è pure il più ricco tra i due.
Elena ci ricorda queste cose. Come nell’Orlando Furioso Bradamante è più forte di Ruggero, poiché ama e non è semplice amante, Elena è molto più dei maschi, che solo la desiderano, più di Menelao, Paride, Ettore e Priamo, appunto… molto di più.





