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QUANDO TRIONFA IL POPULISMO E LA DEMAGOGIA

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di MauroDel Bue

In genere il populismo é idiota. E’ l’aggettivo giusto per qualificarlo perché segue un umore, non un ideale. E seguendo un umore agisce di pancia e non di testa. Non é neanche tenuto a studiare e approfondire i temi. Gli bastano gli slogan. La Lega agli inizi era populista e non ragionava, inveiva. Contro “Roma ladrona” e poi contro gli immigrati che portano delinquenza. Ammoniva “Lumbard paga e tas” come se pagare le tasse fosse un’idiozia, appunto. I Cinque stelle sono stati anche peggio. Hanno “abolito la povertà” (la loro) con un reddito di cittadinanza che, giusto in linea di principio, é stato spesso usato per non lavorare o per incrementare un reddito non denunciato. E hanno pagato, col superbonus, il restauro delle case dei ricchi a spese dei più poveri e dei più giovani che una casa non ce l’hanno. Se la son presa coi vitalizi parlamentari che già erano stati aboliti nel 2012 e hanno cantato vittoria perché li hanno diminuiti a chi già li percepiva con un’operazione incostituzionale. Hanno dovuto restituire il taglio ai parlamentari europei e ai senatori, ma ai deputati no. Hanno gridato allo scandalo perché un emendamento alla manovra, secondo me sensato,.proponeva di portare allo stesso livello le risorse percepite da un ministro non parlamentare e quelle di un ministro parlamentare. E’ giusto, per loro, invece, che rimangano su due piani diversi perché quando si parla di risorse per i politici al popolo viene l’orticaria. Vero. Ma se si spiega che un parlamentare che grida allo scandalo percepisce più di un ministro non parlamentare (circa 12-13mila euro netti comprensivi di diaria e di rimborsi) allora l’indignazione potrebbe ritorcersi contro chi l’ha manifestata. Meglio tacere. E scandalizzarsi solo per le novità che emergono e che fanno notizia e gossip. Come la frase, populista, della Schlein “Voi aumentate i soldi ai ministri e date 7 euro di aumento agli infermieri”. Che in realtà, in un ragionamento non populista, cioè non idiota, dovrebbe essere facilmente smontato perché si potrebbe aumentare di più lo stipendio di un infermiere a prescindere dall’aumento per i ministri (costo mensile di 130mila euro per 18 persone che sono al governo, ministri e sottosegretari non parlamentari, cioè 7mila euro lordi mensili ognuno, meno di 1 milione e 300 mila euro l’anno). Però si dovrebbero fare un po’ di conti per il costo enormemente differente che assumono le due operazioni. La curiosità mi ha spinto a scandagliare un po’ e viene fuori che l’emendamento ritirato é stato sostituito con un altro che stanzia fino a 2.500 euro al mese per i rimborsi di ciascuno di loro. Dunque resterebbero poco più di 500mila euro l’anno, un centesimo di quanto si stanzia per l’editoria quest’anno, appunto 50 milioni. Ma per il passaggio da 30 a 50 milioni nessuno si scandalizza. D’altronde chi lo dovrebbe fare? I giornalisti che ne beneficiano? Perché non si é alzata la Schlein per dire: “Aumentate gli esborsi per i giornali e non fate nulla per gli infermieri”. Silenzio. D’altronde una classe politica che dimezza il numero dei parlamentari con un referendum burla che chiede al popolo se vuole spendere meno per la politica (meno di un caffè al giorno per ogni elettore) é degna dell’idiozia populista. Cavalcate pure le tigri. E’ facile. Il difficile é scendere quando le tigri sono in corsa.

Autore

  • Mauro Del Bue

    Mauro Del Bue

    Mauro Del Bue, politico, giornalista e storico italiano. Già deputato del PSI e del Nuovo PSI, è stato Sottosegretario al Ministero delle infrastrutture nel Governo Berlusconi III. Nel 2007 è stato uno dei principali protagonisti della rinascita del PSI. Dal 2013 al 2022 ha diretto la versione online de L'Avanti!. Dal 2023 dirige il quotidiano online La Giustizia.

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