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LA SINISTRA SI SGRETOLA, L’AMERICA REALE SCEGLIE TRUMP

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di Adolfo Tasinato

Donald Trump è di nuovo Presidente. Sorprendente? Solo per chi ha creduto ai sondaggi dei media mainstream, italiani ed americani, che descrivevano Kamala Harris come favorita. La narrazione era semplice: l’America delle star milionarie contro il “populista” Trump. Ma il popolo ha scelto diversamente, e ora la sinistra arranca in preda a una crisi di nervi.

Facciamo ora una brevissima rassegna stampa sulle grida di dolore che arrivano da sinistra, già questo ci permette di capire il basso livello del loro pensiero politico: cominciamo con la Repubblica che propone a tutta pagina un primo piano inquietante di Donald col titolo minaccioso “Sono tornato” manco fosse un serial killer che bussa alla porta degli americani. Il giornale amico dei democratici italiani dimentica che se è tornato significa che lo hanno votato.

Secondo voi sono più pericolosi 74 milioni di americani che scelgono democraticamente il loro Presidente o un pugno di radical chic che pretendono di sceglierlo al loro posto? Da una parte il popolo e dall’altra non un partito o una ideologia ma una Setta. Come ben sintetizzato dal Ministro Lollobrigida e credo non vi siano dubbi.

In questa breve rassegna non poteva mancare la nostra Elly, leader del Partito Democratico, la quale ha cosi commentato la vittoria di Donald Trump: “L’elezione di Trump è una brutta notizia per l’Europa e per l’Italia. Non solo perché anche in questi ultimi giorni ha dichiarato di nuovo la sua ostilità verso l’Unione europea, ma anche per quello che ne conseguirà in termini di politiche economiche”.

La multinazionale Elly deve aver letto Il delirante allarme del Washington Post: con Trump fascismo e crudeltà. “Dobbiamo resistere” ! Insomma anche negli USA in mancanza di idee ci si aggrappa al Fascismo che è Storia di 80 anni fa.

Dopo il nulla offerto dalle cronache sinistre vediamo quali sono gli aspetti salienti della rovinosa sconfitta di Kamala Harris e dei Dem.

Negli Stati Uniti, l’autocritica arriva persino dall’interno del Partito Democratico. Bernie Sanders denuncia come gli interessi finanziari abbiano reso il partito incapace di comprendere il malessere di milioni di americani. L’establishment democratico, intrappolato nelle proprie convinzioni ideologiche e nelle promesse di un futuro utopico, ha perso il contatto con la realtà.

La sconfitta di Kamala Harris ne è la prova: un personaggio che incarna il vuoto politico, incapace di assumere posizioni chiare, oscillando tra ambiguità e opportunismo. La Harris rappresenta un partito che, invece di costruire un dialogo con la classe media e lavoratrice, ha preferito rifugiarsi in narrative divisive e polarizzanti.

Il ruolo globale degli Stati Uniti fatica sempre più a conciliarsi con la narrativa che sostiene le loro storiche istituzioni democratiche. L’establishment americano, progressista e fedele alla tradizione federalista, continua a difendere strenuamente questo assetto, rifiutando di adattarlo alla realtà di una potenza che ambisce a mantenere l’egemonia mondiale.

Tuttavia, questo rifiuto rischia di minarne la credibilità. Non sorprende, quindi, che sia stato proprio Donald Trump, con il suo stile diretto e spiccatamente anti-burocratico, a guadagnare terreno. La sua “maleducazione” e i suoi atteggiamenti quasi brutali hanno incontrato il favore di un elettorato che, sebbene disposto a tollerare le menzogne, non accetta travestimenti o ipocrisie. Ciò significa che gli elettori, come clienti esigenti, premiano l’autenticità, anche quando scomoda.

Andando più in profondità credo sia lecito osservare che Il Partito Democratico americano sembra essersi arenato in posizioni troppo radicali, frutto di un’adesione quasi dogmatica a teorie ideologiche. Sebbene utili a immaginare una società ideale, queste risultano tossiche quando l’obiettivo è conquistare il consenso della maggioranza.

Dopo il fallimento delle politiche liquidate dalla destra come “wokismo”, o “politicamente corretto” come diciamo noi in Italia, i democratici hanno un disperato bisogno di una nuova narrativa popolare, capace di intercettare il sentimento della classe media meno istruita.

Il vuoto ideologico del partito è incarnato perfettamente dalla figura di Kamala Harris. Incapace di assumere posizioni nette, la vicepresidente ha oscillato tra ambiguità e opportunismo, strizzando l’occhio a potenziali elettori repubblicani. Le sue dichiarazioni sul tema delle armi, per esempio, hanno scosso più la sinistra che la destra. Questo vuoto non è solo personale, ma riflette la crisi di un’intera classe dirigente, alla ricerca di una direzione chiara e di un’identità condivisa.

Con Trump Presidente l’Europa dovrà svegliarsi dal suo torpore indotto dalla speculazione finanziaria, ad esempio sul tema della difesa militare, in questo senso molto positivo l’accordo tra la italiana Leonardo e la tedesca Rheinmetall per lo sviluppo di sistemi d’arma per la difesa comune.

I falsi democratici, quindi, perdono ovunque grazie alle patacche che tentano di vendere alla gente alla quale promettono illusioni e regalano idiozie spacciate per ideali. La vittoria di Trump è una occasione unica per l’Italia per rafforzare il suo ruolo in Europa, nel mediterraneo e nel mondo. Sono certo che Giorgia Meloni con la sua squadra ed i suoi alleati saprà coglierla.

Per quanto riguarda i democratici e media affiliati, siano essi made in USA o italiani un consiglio; evitate di pensare e dire che gli americani che votano Trump sono tutti misogini e razzisti e gli italiani che votano Giorgia Meloni sono tutti zotici e ignoranti. Di questo passo l’unica Speranza che vi rimane è quello della tachipirina e vigile attesa.

A questo proposito mi piace concludere questa riflessione con quanto scritto, su questa stessa testata, da Lucio Leante in suo articolo: “E’ stata sconfitta per la prima volta nel mondo occidentale la tattica del “cordone sanitario” da imbastire contro l’avversario definito dalla propaganda un “fascista” ed un “pericolo mortale per la democrazia”.

La vittoria di Trump, in quanto vittoria della maggioranza sulle pretese e sulle imposizioni delle élite e delle minoranze, sembra invece rafforzare la democrazia negli USA e nel mondo.

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  • Redazione

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