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ITALIA, IL PAESE DEI CONTROLLI SENZA CONTROLLO

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di Raffaele Romano

Ex post a posteriori, in itinere durante ed ex ante a priori.

Le democrazie liberali sono quelle che lasciano i loro cittadini liberi senza particolari vessazioni ma controllano. L’Italia su questo fondamentale elemento è, come spesso capita, fuori da ogni logica applicazione per cui molti fanno come gli pare in quanto sanno che tale funzione vitale è quasi inesistente. La vitale funzione del controllo deve avvenire, per avere certezza di riuscita, tre modalità di applicazione: ex ante, a priori, in itinere, durante, ed ex post a posteriori.

Se osserviamo le notizie che con cui veniamo bombardati quotidianamente dai media a partire dalla sanità alla giustizia, dal territorio alla pubblica amministrazione da noi tutto avviene dopo. L’ultimo eclatante caso è legato al “bonus 110%” che ha generato un debito di non meno 140 miliardi di euro, una cifra pazzesca. Alcuni minimi e parzialissimi controlli sono scattati, ovviamente, dopo e questo ha solo scoperchiato il fatto che molti sottoscrivevano dichiarazioni mendaci per usufruirne ma già non se ne sente più parlare. Una volta scoperti quei pochi casi tutto viene inviato alla nostra cara magistratura e lì, spesso e volentieri, si arena molto in quanto le procedure ed anche una certa assuefazione al modus operandi consente di farla franca.

Il controllo del territorio questo sconosciuto potrebbe essere il titolo di un docufilm dove si cerca e, spesso, non lo si trova. Questo controllo aiuterebbe molto le tre fasi di controllo: ex ante, in itinere ed ex post di cui abbiamo parlato nel precedente articolo. Vediamo un po’ di numeri: in Italia ci sono poco più di 400 agenti ogni 100.000 abitanti. Il professor Cottarelli, in una sua ricerca di qualche anno fa, ha dimostrato che gli addetti alle forze dell’ordine non sono pochi tutt’altro: mentre noi siamo a ben 453 agenti per ogni centomila abitanti nel Regno Unito hanno solo 211 agenti meno della metà, in Germania 297, nella Francia 320 ed in Spagna 361. Un simile apparato comporta ovviamente una spesa notevole, 22,6 miliardi di euro, ossia l’1,3% del Pil, assai al di sopra della media europea che si colloca al solo 0,9%.

Bisogna ammettere che l’esperienza quotidiana ci dimostra quanto sia difficile intercettarli e, quando li si chiama, spesso ci comunicano che la competenza è altrui. Ad esempio ad una telefonata da parte di un cittadino che vede dei soggetti che stanno entrando nella sua casa dovrebbe sapere che c’è una procedura la quale prevede che in X tempo una pattuglia arrivi al suo domicilio.  Un altro elemento negativo riguarda l’eccessiva burocratizzazione per cui moltissimi di loro, purtroppo, stanno negli uffici probabilmente a lavorare su carte che, spesso, non hanno senso e creano solo problemi ai cittadini con l’aggravante della forte promiscuità delle competenze per cui nessuno, si ritiene, sappia quali siano i compiti specifici dell’uno e quali quelli dell’altro corpo di polizia. D’altronde inerpicarsi nei meandri di tutti i nostri corpi di polizia con relativi regolamenti di mansioni è impresa improba e titanica. In tutto questo settore vedere la polizia locale o vigili urbani in strada a Roma e nelle altre grandi città è una vera e propria impresa.

Invece di inseguire qualche migliaio di euro in contanti si potrebbe sapere cosa ne è stata della famosa Panama Papers coi circa mille nomi italiani? La solita grande indignazione urlata ma, in concreto, non se ne è saputo più niente. Umberto Eco, anni fa affermava che la verità è molto più difficile da dimostrare che la menzogna.

I Panama Papers sono importanti e mancano all’appello della lotta all’evasione, ma non bisogna soffermarsi solo sui volti noti dei personaggi coinvolti che, per quanto importanti, sono solo la superficie visibile del problema. Quando lo studio panamense di Mossack Fonseca, architrave dei Papers, dichiarò che aveva relazioni con 14.000 intermediari, fra istituti di credito e avvocati, ci si rende conto della vastità del problema altro che lotta al contante. La vitale funzione di controllo deve avvenire, per avere certezza di riuscita, in tre modalità: ex ante, in itinere ed ex post.

Il controllo ex ante si deve effettuare prima che partino le attività da controllare verificando qualità, quantità, idoneità e realizzabilità del programma;

il controllo in itinere deve rilevare i risultati ottenuti dal programma per verificare in sintesi se gli obiettivi programmati all’inizio coincidono con quelli in essere a metà del percorso;

il controllo ex post è quello che si verifica a compimento del processo per verificare se gli obiettivi posti all’inizio dell’attività sono stati realizzati tutti e dando una valutazione finale su quanto raggiunto.

In Italia è consuetudine fare pochi controlli e soltanto ex post, cioè quando i buoi sono scappati!

Nel frattempo ci scorniamo se il “Voto in condotta” è cosa buona o sbagliata.

Autore

  • Redazione

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