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DOPO BERLUSCONI, AVREMO I GIUSTIZIALISTI IN CASSA INTEGRAZIONE

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di Alessandro Roazzi

Diluvio Berlusconi. Ma poi? Il “lavoro” più gravoso tocca ai giustizialisti da ieri “disoccupati”. Il grottesco è che ora al massimo possono consolarsi solo con le…imprese di coloro che li hanno fiancheggiati e nel frattempo piegavano la testa davanti alle lusinghe dei potentati finanziari. Non mi interessa nè la santificazione, nè la demonizzazione anche se ritengo che il berlusconismo soprattuto sul piano culturale ed etico abbia dato un forte contributo al peggioramento di questo Paese ed in questo senso non ho mai visto una reale opposizione ideale e di comportamenti tantomeno con un proggetto di società diversa.

Forse ha ragione Santoro: erano troppo deboli…anzi vulnerabili, se pensiamo al populismo di Berlusconi. Quello che è spuntato dopo dal leghismo ai 5stelle è perfino più indigeribile. Ma a me interessa in realtà solo un dettaglio. Travaglio ha voluto dannarsi l’anima con un ultimo messaggio intriso nel solito odio politico che oggi può solo trasformarsi in bile: l’ultimo giudice.

Ma e’ quello che toccherà a tutti noi, ma che costituisce un’altra storia, un mistero per un credente. Ci si rammarica perchè non sono state punite le cene eleganti, mentre si fa di tutto per ignorare altre passioni, dai soldi… in Europa alle ipotetiche passioni per le armi. No, a me piacerebbe riflettere sul consociativismo nel quale Berlusconi è nato ed è cresciuto fino a diventare un protagonista.

Rifletto: nasce costruttore, palazzinaro diremmo a Roma, nè più e nè meno come tanti altri imprenditori del settore, più geniale forse, ma di quella razza e accettato come tale. Poi bussa alla porta del salotto buono del capitalismo italiano, Mediobanca: lo rifiutano ma poi cedono, e lo sopportano seduto allo stesso tavolo; inventa la tv commerciale ma oggi i network tv difficilmente sono distinguibili fra di loro, altra cooptazione di fatto; gli affibbiano, a giusta ragione, la nomea di liberista, in realtà i postcomunisti lo chiamano nuovismo ma è la stessa cosa; fa l’antipolitico e vince, ma il picconamento dei valori tipo la solidarietà fanno comodo a tutti, basta combatterlo a parole con slogan senza seguito; è il padrone…ma nessun governo di centrosinistra arriva ad una legge di contrasto al conflitto di interessi, ci può essere sempre bisogno di lui e poi occupare il potere non provoca rigetti.

Per giunta su due temi suscita perfino l’imprevedibile rispetto di avversari storici: Prodi sottolinea il suo europeismo, sic…, Cofferati pur marcando tante e profonde divergenze sostiene che con il sindacato si è…comportato in modo corretto. I nipoti della classe dirigente sopravvissuti e non riconoscenti della prima repubblica invece hanno fatto di tutto per far passare il movimento sindacale come una cariatide da mettere in soffitta, pensa te.

Tutto questo ragionamento per dire cosa: che tutto questo si chiama semplicemente…consociativismo. E’ morto Berlusconi, morirà forza Italia, il suo impero rientrerà nei fenomeni economici del tempo, il giustizialismo è condannato alle freccette. Ma il consociativismo gli sopravviverà? Ma a sinistra non sarebbe ora di mettere fine anche a questo lungo e devastante consociativismo, che ha fatto piazza pulita non solo di una intera classe dirigente, ma anche di molti valori oggi ancora utili?

Si dice: merito di Berlusconi è aver sdoganato la destra. Balle ha dato casa ad un enorme elettorato moderato che non sapeva più dove sbattere la testa dopo Mani Pulite. E’ un elettorato che si può riconquistare ridipingendo la parte del consociativismo politico con una operazione di facciata, toccherebbe alla Meloni allora, oppure la sinistra itlaliana, sul piano culturale, etico e politico-sociale ha il coraggio di ricostruire una alternativa?

Una vera alternativa…di societa’, di buon governo, di giustizia sociale. Se ne potrebbe uscire forse solo con questa nuova volontà di ritrovare una spinta ideale e culturale dall’umanesimo riformista, solidale, laico nel senso profondo del termine. Il resto sono minuti da riempire negli spazi televisivi e colonne di parole nella carta stampata che si dimenticano inevitabilmente il giorno dopo.

Resterebbe il solito inganno: ci si divide, ma per garantirsi di restare tutti nello stesso recinto. Invece mi parrebbe che la libertà vera stia fuori; la si può trovare appunto demolendo quel fin troppo comodo recinto in primo luogo.

Ab urbe condida… che vuol dire… ridatece un autentico riformismo.

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