Home Opinioni PENSIONI, CONTINUA L’EROSIONE DELLE PENSIONI SOPRATTUTTO MEDIO ALTE

PENSIONI, CONTINUA L’EROSIONE DELLE PENSIONI SOPRATTUTTO MEDIO ALTE

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di Giuseppe Augieri

Riepilogando
• Nel 2025, le pensioni superiori a quattro volte il minimo subiranno probabilmente ulteriori tagli all’adeguamento.
• Il meccanismo del décalage, già esistente, riduce la rivalutazione delle pensioni più alte rispetto all’inflazione. Solo i pensionati fino a quattro volte il minimo riceveranno un adeguamento pieno al costo della vita.
• Le stime per il 2025 prevedono un modesto aumento dell’1,5% per l’adeguamento delle pensioni. Se anche l’indicizzazione fosse al 100%, questo porterebbe ad una diminuzione del potere reale d’acquisto. L’inflazione reale è altra, carrello della spesa docet.
Questo è ciò che si prospetta sul tappeto: con i Sindacati che chiedono il ripristino dell’indicizzazione piena per contrastare (almeno in parte) la perdita del potere d’acquisto.
La vicenda nasce da lontano. Dall’inizio degli anni 2000, otto (!!!) interventi, tra norme peggiorative e blocchi del sistema perequativo, hanno determinato una perdita del potere d’acquisto del 16% sulle pensioni medio-alte (che riguardano coloro che hanno pagato sul srio i contributi ndr).
Ogni provvedimento è stato sbandierato come un “sacrificio eccezionale” cui sottostare, ogni volta unico e ultimo, perché i pensionati fossero “consapevoli e partecipi”, pena l’accusa di “mancanza di sensibilità sociale”. L’ultimo intervento, è stato varato, un po’ troppo “largo”, dal Governo Conte1. E infine l’intervento, meno oppressivo, della Corte Costituzionale.
Il dato del 16% però non tiene conto del mancato adeguamento delle pensioni alla dinamica salariale. Facciamo un parallelo con il Ccnl metalmeccanici. Il minimo del livello 5S è passato da 1.176 Euro nel 2001 a 1.931 Euro al 01.06.2024: incremento del 64%. Una pensione medio – alta nello stesso periodo ha avuto un incremento del 24%. Poiché i salari non hanno recuperato tutto il potere di acquisto, diventa chiaro cosa è successo alle pensioni. (N.B. Se i dati forniti fossero errati, chiedo scusa e sarei felice di poterli rettificare. Non credo che la sostanza muterebbe).
Che vi sia un problema di adeguamento delle pensioni è indiscutibile. Che questo problema diventi pesantissimo sulle pensioni medio-alte lo è altrettanto. Io posso testimoniare. Che, d’altra parte, vi sia un problemone per le pensione minime è scontato. Che vi siano risorse per risolvere tutto, io ne dubito. Va dunque fatta una scelta di priorità, com’è ovvio quando la coperta è corta.
Per me, due condizioni.
1) Credo che la priorità vada data all’aumento delle pensioni minime, inaccettabili per chi davvero con quelle pensioni dovrebbe vivere ma facendo una netta distinzione tra assistenza e previdenza. Non servirebbe da subito: ma serve per avviare una differenziazione che consenta di capire le manovre finanziarie, la spesa sociale reale. E come intervenire nel concreto.
2) Deve essere evitato di aumentare il novero delle pensioni da pagare come se la questione non fosse strettamente legata alle prospettive di vita dei pensionati ed alla forza lavoro che dovrebbe finanziare tutte le pensioni. Il riferimento è alla follia di consentire (pur con la certezza – rispetto al passato – di molti anni in più di pagamento di pensioni da parte dell’INPS) di fissare la data della quiescenza “anticipata” che determini grossi aggravi delle situazioni finanziarie correlative. INPS ha stimato che la proposta di consentire il pensionamento anticipato con 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall’età, potrebbe costare tra 4,3 miliardi di euro nel 2022 e 9,2 miliardi di euro entro la fine del decennio. Ed io pago? Anche questa sarebbe “sensibilità sociale”?
Queste le condizioni che, per me, vanno poste per accettare – ob torto collo, ma con il senso della solidarietà – la continuazione di una indicizzazione non piena. Altri tagli no. Apprezzerei molto che il Sindacato si mobilitasse su iniziative per questo. Quella prospettata da loro mi sembra non credibile.
E poi. Schlein a Bologna: “ Le parole sono sempre parole, poi nei fatti sappiamo che il governo vuole intervenire tagliando le pensioni e sappiamo che vuole fare cassa sui pensionati”…”Li fermeremo, perché vorrebbero intervenire in un modo che magari si vede meno, quello ad esempio di salvare l’indicizzazione all’inflazione”.
Svegliati, Schlein: questa cosa esiste da quasi 25 anni ed i tuoi si sono sempre sbracciati a dire che era “una conquista”. Anziché chiedere l’impossibile, prova a collegarti con il mondo sindacale ed a presentare una proposta alternativa e credibile.
E per scivolare sulla “propaganda”, il solo fatto di dire no a Salvini sarebbe una vittoria anche sul piano politico.

Autore

  • Redazione

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