
di Giuseppe Augieri
Atto primo. “Quando poche settimane fa svelammo che la sorella della premier, Arianna Meloni, stava per essere indagata per traffico di influenze, fummo accusati di complottismo. A suonare la grancassa in tal senso furono i giornali da sempre attigui alle procure, in particolare il Domani di proprietà di Carlo De Benedetti. Bene, oggi si scopre – lo rivela il quotidiano La Verità – che proprio quel giornale ha veicolato materiale frutto di un vasto sistema di dossieraggio che funzionari infedeli dello Stato, un importante magistrato già a capo della Direzione antimafia e un ufficiale della Guardia di Finanza, avevano messo in atto nei confronti di esponenti del governo. Al punto che il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha chiesto, per loro, l’arresto, provvedimento respinto dal Gip solo perché a suo giudizio i due non sarebbero più in grado di reiterare il reato.
Oltre dieci tra ministri e sottosegretari sono stati spiati nel primo anno di governo, a caccia di magagne da passare a giornali amici e a procure interessate. Se a questo aggiungiamo che il governatore della Liguria Giovanni Toti è stato addirittura filmato e registrato per ventotto mesi consecutivi (senza peraltro scoprire alcunché di illecito, tanto è vero che l’accusa si basa non su fatti ma su un teorema), beh possiamo dire con ragionevole certezza che siamo una democrazia malata, … Il meccanismo non è poi così diverso da quello messo in campo a suo tempo dalla loggia P2 di Licio Gelli: militari, magistrati, servizi segreti e giornalisti che si muovono all’unisono contro il nemico di turno, in questo caso il governo Meloni ….”
Atto secondo. “Duecento pagine di richiesta di arresto, tremila di allegati. Un malloppo di carte potenzialmente esplosive è da ieri sul tavolo di Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Le ha inviato ieri il procuratore di Perugia Raffaele Cantone, nuova puntata dell’inchiesta sulla macchina da dossier impiantata all’interno della Direzione nazionale antimafia per colpire avversari politici e imprenditoriali. Cantone vuole arrestare l’ex pm nazionale Antonio Laudati e il suo braccio destro, il finanziere Pasquale Striano. Di fronte al rifiuto del tribunale di fare scattare gli arresti, parte in contropiede e sceglie di consegnare al Parlamento quasi tutte le carte raccolte finora, e coperte in larga parte finora da segreto istruttorio. Nella lettera di accompagno, Cantone sottolinea che le carte non possono essere rese pubbliche, ma unicamente consegnate ai componenti della Commissione”….
La vicenda non mi spaventa tanto per il disegno di Stato di Polizia, che deriva da queste vicende, perché non do credito a scatola chiusa. La notizia viene dal “Il Giornale” che certo non può dirsi indipendente anche se ripresa, e confermata, da alcuni altri. Mi spaventa molto di più che dopo le “confessioni” su Mani Pulite, sulla volontà dei magistrati di costruire una politica sostitutiva a quella parlamentare, sugli “attentati” a Berlusconi, anche questa vicenda non solleva alcuna reazione popolare.
Anche qui una richiesta unanime di fare chiarezza manca. Non domandiamoci perché la destra cresce: la stiamo nutrendo a piene mani.





