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O SI FA L’EUROPA POLITICA O SI MUORE

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di Augusto Vasselli

Non si può non essere d’accordo sulla necessità, di realizzare al più presto una Europa autenticamente federale. E’ una esigenza ormai indifferibile e non procrastinabile, che dobbiamo a noi stessi e alle future generazioni, anche alla luce dei risultati elettorali statunitensi.

Certamente appare difficile arrivare a uno stato federale composto da tutti gli appartenenti all’Unione Europea, ma si può cominciare senza tanti indugi, con una federazione “ridotta”, ad esempio fra Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, che potrebbe anche conprendere la Germania e altri. Naturalmente la nuova entità continuerebbe ad essere un membro dell’Unione, cosa questa che non cambierebbe in sostanza le relazioni fra gli attuali partecipanti all’Unione e quindi l’assetto dell’Unione stessa.

Siamo di fronte a cambiamenti epocali; il conflitto ucraino come pure quello medio orientale, ne sono una riprova, peraltro con la loro asimmetria che ci pongono di fronte a scenari nuovi, ma che vanno comunque affrontati per quello che sono, orientandoci a questo punto verso le cose possibili.

Peraltro ci troviamo nuovamente di fronte a un sistema di tipo westfaliano, di guerra tra stati, con Mariupol che ricorda i bombardamenti della seconda guerra mondiale e con la Crimea a ricordare l’ Anschluss (annessione) dell’Austria. E’ la fine di un sogno, quello di un neutralismo mercantilista, con un sistema di welfare piuttosto generoso.

Tutti scenari nei quali, al di la degli aspetti militari, interviene sempre l’arma della disinformazione, che appare evidentemente come un attacco nei confronti dei cittadini delle cosiddette democrazie occidentali, volto ad influenzare le scelte elettorali, e cui spesso si accompagna la corruzione strategica di talune élite  e l’attività degli agenti d’influenza, come purtroppo la cronaca sovente ci ricorda.

Il tutto accompagnato dal terrore di una svolta nucleare. Probabilmente qualcosa non ha funzionato nel rapporto con la Russia, ritenuta troppo ottimisticamente occidentalizzabile, dopo la fine dell’Unione Sovietica.

Va, altresì, posto l’accento sulla complessità degli Stati  e delle relazioni fra gli stessi, che riguarda un confronto tra le forze in campo, l’accrescimento delle modalità belliche ibride e non convenzionali, il cambiamento dell’ordine internazionale, sempre meno simmetrico e meno prevedibile, nel cui ambito appaiono nei vari scenari le nuove armi quali quelle batteriologiche, economiche, ideologiche, diplomatiche e  il crescente utilizzo di mercenari non ufficialmente incardinati nelle forze armate ufficiali.

Di fronte a tutto ciò va posto l’accento sulla “risposta flessibile”, prevista dalla NATO, che significa “risposta caso per caso”, riguardo anche una ipotetica guerra nucleare.

Fortunatamente, a quanto ci riferiscono gli esperti e i militari non siamo in presenza di un realistico pericolo di attacco atomico, che però potrebbe concretizzarsi allorché la Russia si sentisse minacciata.

Pensando alle conseguenze interne al nostro paese, riguardo una recessione economica ed un crescente impoverimento delle classi medio basse e la progressiva scomparsa del ceto medio, come non essere preoccupati, come pure non ricercare soluzioni possibili e peraltro improntata ad equità, quali l’ottimizzazione della spesa pubblica e  una equa e seria tassazione, anche al fine di migliorare i redditi dei lavoratori dipendenti.

Solo così gli oltre sei milioni di italiani, che hanno redditi sotto la soglia della povertà, che si trovano ora di fronte agli ulteriori costi dell’energia, alla ripresa inflattiva e ai bassi salari che contraddistinguono il nostro Paese, possono sentire attenuata la loro precarietà e conseguentemente si potrà evitare che “il tessuto sociale possa saltare e con esso la pace sociale”.

Non vanno neppure dimenticate le conseguenze derivate dallo dello sganciamento del 1971 del dollaro dall’oro e la conseguente reazione dell’Opec che determinò la crisi petrolifera. Crisi della quale fece le spese l’Europa, che purtroppo rimane ancora dipendente dalle strategie altrui, tra le quali le tre ideologie: la dottrina cinese delle “tre guerre”, la dottrina Monroe americana e quella russa denominata Gherasimov, nata dall’analisi russa delle primavere arabe e delle rivoluzioni colorate e preludente alla guerra attuale in Ucraina.

Va ripensata la politica riguardante il Mediterraneo, quindi l’opportunità di spostare a sud il baricentro politico e geostrategico dell’Europa, considerando che il Mare Nostrum è lo snodo fondamentale dei rapporti con l’Africa e il Medio Oriente, che rimane uno snodo cruciale dei traffici mondiali.

Al di là del contributo finalizzato a fermare la guerra in Ucraina e in Israele, al quale dovranno essere chiamati coloro che hanno le maggiori forze in campo, sia indirette che dirette, ossia gli Stati Uniti, la Cina e la Russia, va richiamata, altresì, da parte di tutti una concreta attività dell’ONU, che nei fatti non riesce a dare un reale contributo volto ad ottenere il cessate il fuoco e la conseguente pacificazione.

Tutto questo, unitamente allo spostamento dei vari baricentri politici, economici e demografici (cosa quest’ultima che non va come spesso accade dimenticata), ci dà comunque una indicazione evidente e indifferibile, quale appunto la necessità di avere una Europa federale, che consenta di superare l’attuale modalità comunitaria, nella quale l’unico soggetto per così dire federale è la BCE, che peraltro è l’unico caso al mondo di banca centrale priva di un soggetto statuale di riferimento.

Solo in tal modo l’Europa potrà essere un attore autorevole e quindi cogente, che potrà contribuire a trovare un equilibrio, che tenga contro dei mutati e mutevoli scenari ormai completamente interdipendenti.

Autore

  • Augusto Vasselli

    Augusto Vasselli, già funzionario della Banca d’Italia, esperto in supervisione bancaria, ricerca economica e amministrativa. Presidente e amministratore di diverse società e vari consessi associativi, fra i quali il soggetto editore del quotidiano “Nuovo Giornale Nazionale”.

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