
A volte certe associazioni junghiane ci danno, inconsciamente, il senso degli accadimenti.
A sentire le cronache che scrivono di portellone semiaperto in quel di Palermo, viene alla mente un’associazione con quella strage del 1947, a Portella della Ginestra, avvenuta nella Piana degli Albanesi e commessa da Salvatore Giuliano, uomo dai molti volti e dai molti legami con la politica e con i servizi segreti.
Nel caso del veliero, con una deriva sollevata e il portellone aperto si parla di errore umano. Un errore gravissimo o, meglio, una serie di errori, che un comandante esperto, come James Catfield, 51anni, non può commettere.
Vediamo cosa ci dice l’analisi di un esperto del settore, un ingegnere della Italian Sea Group, la società proprietaria di Perini Navi, il gruppo viareggino che nel 2008 varò il Bayesian.
L’ingegnere, come riporta RaiNews.it, in forma anonima afferma: “Lo yatch Bayesian è molto probabilmente affondato per un errore umano, un atteggiamento poco idoneo ad affrontare l’eventuale arrivo di una perturbazione”.
Secondo l’esperto, che da anni lavora nel settore e che parla a titolo personale e preferisce rimanere anonimo, sarebbero diversi gli errori che potrebbero essere stati commessi: dalle mancate chiusure dello scafo, ai motori spenti, fino alle persone presenti ancora in cabina.
“Tra i protocolli di sicurezza basilari – spiega l’ingegnere – c’è quello di avere sempre una persona di guardia che controlla gli avvisi di burrasca, anche con la barca ferma in rada. Inoltre, anche con la tromba d’aria in arrivo, c’era tutto il tempo per salvarsi, sarebbero bastati quindici minuti per attivare tutte le misure di sicurezza”.
La deriva mobile del veliero Bayesian al momento del naufragio era parzialmente sollevata. Quattro metri invece dei sette metri e mezzo. È quanto emerge dalle prime ispezioni dello scafo ad opera dei sommozzatori, dei Vigili del fuoco e della Guardia costiera.
La deriva ha una funzione equilibrante e stabilizzante.
Inoltre, come fanno sapere dei broker assicurativi navali, sembra che almeno uno dei portelloni della nave fosse rimasto aperto. Secondo la ricostruzione dei broker gli ospiti sarebbero tornati a bordo tardi, “avevano tirato parzialmente su la deriva”. Ma pare che “alcuni portelloni siano rimasti aperti, “quelli che usano normalmente per i tender”. “Quando è arrivato quel colpo di vento, pur a secco di vela, la barca si è inclinata paurosamente (questa l’ipotesi), ha fatto un fiume d’acqua dal portellone sottovento ed è affondata in pochi minuti”.
E se errore non fosse?
In questo caso chi è il Salvatore Giuliano di turno?
Per tentare di dare una risposta alle molte domande gli investigatori sono al lavoro in Sicilia.
Mercoledi sera è durato oltre due ore l’interrogatorio di James Catfield, 51anni, il comandante del Bayesian,.
I pm della Procura di Termini Imerese, che ha aperto un’inchiesta sul naufragio, lo hanno ascoltato, insieme ad altri superstiti, per ricostruire le fasi drammatiche dell’inabissamento e per acquisire dettagli tecnici utili alle indagini. I magistrati stanno sentendo tutti i sopravvissuti all’interno del resort Domina-Zagarella.
Rimangono molti dubbi.
Perché i motori erano spenti?
L’equipaggio non sapeva che c’era in arrivo una burrasca?
Perché, nonostante il possibile pericolo, i passeggeri sono stati mandati a dormire in cabina e non sono stati allertati di stare nella zona alta della nave?
Perché non si è messa una guardia di notte?
Molti dubbi riguardano anche l’aspetto meteorologico.
Non è chiaro se nel caso del naufragio di Porticello si sia trattato di un tornado, ossia di una colonna d’aria rapidamente rotante associata a un cumulonembo, oppure di un downburst, ossia di forti raffiche di vento lineari associate al temporale.
I dati raccolti da Pretemp (https://pretemp.altervista.org/) sono poi inviati all’European Severe torm Laboratory, risultando la sorgente ufficiale di dati di danni da temporali per il nostro Paese. Video di sorveglianza, webcam, dati da satellite e testimonianze riportate nei mass media corroborano sia l’ipotesi del downburst che del tornado, senza escluderle. Se da un lato i testimoni parlano del passaggio di una “tromba marina”, i video pervenuti riportano raffiche di vento molto intense e brevi, ma unidirezionali.
I misteri rimangono, ma i molti elementi che emergono, sempre più inquietanti, fanno davvero pensare ad un “Portellone della Ginestra”, più che a un tornado assassino.





