
di Vito Sibilio
Il ruolo del KGB nella latitanza dei terroristi del Caso Moro
Concludiamo la nostra inchiesta sul Caso Moro e il KGB come emergono dalle carte della Commissione Fioroni.
L’ombra del servizio segreto civile sovietico si rileva nella latitanza di alcune BR del commando di Via Fani. Alvaro Lojacono per esempio fuggì con l’aiuto dell’estrema sinistra del PCI – quella infeudata a Mosca e fatta di confidenti della Lubjanka- in Algeria, nazione all’epoca in stretti rapporti con l’URSS, e da qui in Isvizzera dalla madre, cittadina di quella nazione dove ancora il figlio vive. Alessio Casimirri, di cui va ricordata la schedatura STASI e l’appartenenza familiare al milieu vaticano, anch’esso farcito di spie sovietiche, già membro di Potere Operaio e uomo di Morucci e Savasta, entrato nelle BR tra il 1976 e il 1977 – ossia a ridosso del Sequestro Moro, per parteciparvi – marito di Rita Algranati e come lei nel Fronte della Contro, nel 1981 fuggì dapprima a Parigi – sotto la presumibile egida dell’Hyperion- e da lì nientemeno che a Mosca. Da qui poi prese l’insolita strada del Nicaragua dei Sandinisti, di cui pure abbiamo sommariamente parlato. Fu una scelta dotata di tempismo: il partito di Daniel Ortega era andato al potere nel 1979 ma solo dal 1981 l’URSS, consigliata da Cuba, aveva avviato contatti strutturali e assai forti con quel Paese, installandovi quattro basi di SIGINT e mandando aiuti militari. Quanto la sua insospettabile latitanza fosse coperta dall’intelligence si vide quando nel 1993 il SISDE, scopertala, inviò alcuni suoi agenti per interrogare Casimirri. Questi, che pure aveva fatto importanti confessioni (anche se non sappiamo se tutte sincere), come il fatto che si sapeva da prima ancora di sequestrarlo che Moro sarebbe stato ammazzato e che pure Morucci e Faranda erano d’accordo in linea di principio, oltre alla presenza dell’Algranati in Via Fani, fu alla fine distolto dal proseguire i colloqui per una fuga di notizie non solo sulla stampa italiana di sinistra infiltrata dai sovietici ma anche su quella sandinista, fuga di notizie ben orchestrata da dietro le quinte da chi, anche nel remoto Nicaragua, aveva segreti da tutelare su Via Fami e abbastanza ascendente sui rivoluzionari – oramai non più al potere- da condizionarne le scelte mediatiche anche su personaggi praticamente sconosciuti nel loro Paese.





