
di Nino Orlandi
Che la RAI – insieme alla scuola, alla stampa e una certa magistratura – sia stata uno dei luoghi in cui mettere in pratica l’insegnamento gramsciano, cioè la conquista dell’egemonia culturale, è cosa nota da anni. Con una accelerazione forsennata negli ultimi tre decenni.
Ovviamente, la sinistra post comunista è riuscita fino a pochi mesi fa anche a far passare l’idea del “sindacato unico” dei giornalisti, noto come USIGRAI. E altrettanto ovviamente in quel sindacato sono annidati i più integralisti – e di conseguenza i più ottusi – fra i “militanti” di quella parte.
Ne ho avuto diretta esperienza professionale non molto tempo fa, quando ho difeso un giornalista che aveva osato definire come “depressi” i volti degli udinesi in una particolare circostanza.
Esposto archiviato dall’Ordine dei Giornalisti perché infondato: ma ciò che più mi colpì fu l’acredine ed il fanatismo con cui una rappresentante dell’USIGRAI, di quelle “Fedeli alla Linea” e di cui è saggio e pietoso tacere il nome e la sede, aveva chiesto provvedimenti disciplinari contro chi si era permesso di riferire ciò che aveva visto.
Non mi meraviglio perciò della violenza, figlia naturale del fanatismo, con cui questo sindacato, dei cui iscritti mi piacerebbe sapere come sono stati assunti, si scaglia contro Vespa per aver fatto i complimenti a due pallavoliste definendole “brave, nere, italiane, esempio di integrazione vincente”.
Per me, questi sì, sono talmente depressi, da non saper nemmeno più in quale calamaio di veleno intingere le loro stanche penne.
Fortuna che USIGRAI è il sindacato dei giornalisti (ndr)





