
di Giuseppe Augieri
Leggo Boccia. «Facciamo parlare i numeri, che non mentono e non fanno propaganda. C’è una categoria che sta pagando cara la politica di questo Governo. E sono anzitutto i lavoratori dipendenti, i pensionati, chi versa l’Irpef. Quell’aumento delle entrate di cui si parla tanto in questi giorni è a carico loro. Basta leggersi il bollettino del Mef: rispetto allo scorso anno il gettito Irpef è cresciuto di oltre un punto! Significa che per questi italiani la pressione fiscale è salita ulteriormente. Altro che attenzione alle buste paga…».
Quello che mi preoccupa non è la sostanziale bugia detta giocando con i numeri per arrivare a conclusioni sbagliate. Mi preoccupa che Boccia rappresenti la principale forza politica che dovrebbe scalzare l’attuale Governo ed al quale dovremmo affidare – tra l’altro ma non per ultimo – la indispensabile correzione del prelievo fiscale. Bocciata (non è un gioco di parole) – ed a ragione – la flat tax (almeno nelle forme che sembrerebbero essere in programma) un ritocco più o meno sostanzioso alle aliquote resta la strada maestra. Qualcosa di estremamente delicato che impone attenzione e approccio euristico: il contrario di populismo.
Che la pressione fiscale sia aumentata, secondo la CGIA di Mestre (ufficio studi preso a riferimento da tutti) sembrerebbe non vero almeno sino al 2023. Riporto qui il grafico. Quelli per il 2024 non ci sono ancora e non potrebbero esserci, l’anno è in corso. La previsione UE, confermando i dati della CGIA, è di una lievissima riduzione anche nel 2024 e 2025. Mi disturba un po’ quel “i numeri non fanno propaganda..” di Boccia. Si, però quelli esatti. Ma superiamo pure la questione.
Poniamo che sia vero quello che Boccia dice: che cioè la pressione fiscale IRPEF sia cresciuta di oltre un punto. Sempre dal MEF ricaviamo che le retribuzioni sono cresciute in media del 1,6%. Dunque le imposte avrebbero dovuto avere un pari incremento, anzi un incremento maggiore (e non di poco) per effetto della progressività delle aliquote in atto. Basta fare due conticini aritmetici – senza scomodare la matematica – per confermarlo. Dunque, se fosse vero quello che dice Boccia, l’aumento di oltre un punto di IRPEF risulterebbe inferiore a quello dell’aumento retributivo: cioè un passo avanti non uno indietro. Non credo che un minore aumento delle pensioni possa mettere in discussione questi calcoli: ma se così fosse, sarebbe questo il tema da affrontare.
Ma c’è dell’altro: a fronte di un diminuzione della pressione fiscale totale vi sarebbe un aumento più che proporzionale dell’IRPEF e dunque una forte riduzione di ogni altra imposta. Questo dato andrebbe specificato: a me non risulta, ma questo conta poco.
Sta di fatto che l’affermazione « …i lavoratori dipendenti, i pensionati, chi versa l’Irpef. Quell’aumento delle entrate di cui si parla tanto in questi giorni è a carico loro» è tutt’altro che un buon servizio reso alla politica. Sollecita scontri ingiustificati tra i diversi mondi del lavoro e accetta di fare una qualche propaganda su uno dei temi più delicati del prossimo futuro. E quella «Altro che attenzione alle buste paga» sconta qualche “lieve” dimenticanza sul cuneo fiscale e sui bonus. Altri argomenti che ci si guarda bene dal toccare.
Per cambiare Governo serve ben altro che questo. Possibile che non si capisca?





