Home Opinioni L’HYPERION E IL KGB, IL LORO RUOLO NEL SEQUESTRO MORO SECONDO GLI...

L’HYPERION E IL KGB, IL LORO RUOLO NEL SEQUESTRO MORO SECONDO GLI ATTI DELLA COMMISSIONE FIORONI

0

di Vito Sibilio

Un elemento di straordinaria importanza è che nella Relazione intermedia della Commissione Fioroni si recepisce nero su bianco la testimonianza di Alberto Franceschini per cui Corrado Simioni era un agente del KGB, al vertice di una struttura di copertura del terrorismo internazionale, l’Hyperion, considerata dal generale Paolo Inzerilli la camera internazionale di compensazione dei servizi segreti proprio per le attività sovversive armate e strettamente sorvegliata dallo SDECE francese che, però, a sua volta, era farcito di agenti sovietici.

In generale, nella storia del terrorismo nostrano svolgono ruoli importanti uomini legati al KGB. Lo stesso Simioni era legato a Roberto Dotti, funzionario del PCI, esule in Cecoslovacchia e quindi membro presunto della PSSS, amico di Edgardo Sogno e impegnato in un pericoloso doppio gioco tra la Gladio Rossa e la rete di Sogno stesso, presumibilmente a vantaggio della prima. L’agente Simioni fu socialista in un partito tarlato dal KGB; espulso al momento opportuno dal PSI nel 1963, poté passare al servizio dell’USIS del Dipartimento di Stato USA, presumibilmente come agente infiltrato e con un percorso simile a quello di Licio Gelli. Laureatosi in teologia e latino, venne assunto alla Mondadori nel 1969. Visse così un periodo che solo impropriamente viene definito opaco ma che in realtà è di assoluta copertura. Poté così aderire dopo al CPM e alla Sinistra proletaria, per poi fondare l’agenzia a doppio livello CIP. Mario Moretti, che era uomo di Simioni a giudizio di Franceschini, secondo Mara Cagol simulò un litigio con lui e lasciò il CPM per applicare altrove le sue direttive nascoste.

Iniziava così un altro itinerario umano tra il terroristico e lo spionistico. Anche Prospero Gallinari, schedato dalla STASI, era amico di Moretti e Simioni. Corrado Alunni e Mario Moretti, come dicemmo, uscendo dal CPM, ruppero solo apparentemente con Simioni, dandogli l’alibi per fondare il Superclan, che già nel 1972 era noto allo Stato italiano per i suoi contatti internazionali. Nel Superclan Simioni poté gettare la maschera mostrando il suo vero volto: elaborò un progetto rivoluzionario leninista e avviò l’infiltrazione di gruppi terroristi ed istituzioni. Diede all’organizzazione una struttura compartimentata e cellulare in cui i capi di ogni livello rispondevano a quelli superiori. Essa divenne subito la testa delle BR, che erano del tutto prive di una direzione centrale. Non a caso Moretti e Gallinari entrarono nelle BR nel 1971 e nel 1973, mentre il Superclan ufficialmente si sciolse nel 1972, così da poter lavorare senza alcun controllo delle forze dell’ordine.

I suoi capi vivevano nel Veneto, vendevano riviste per conto della Polizia, avevano a disposizione case ed appartamenti e le loro donne praticavano l’amore libero. I connotati dell’organizzazione spionistica prima ancora che terroristica, compreso quello del ricatto erotico tipico della STASI, conditi di ampia disponibilità finanziaria ancorchè inspiegabile al di fuori di generosi aiuti sovietici, ci sono tutti. Vari promotori finanziari – figure tipiche di copertura per agenti sovietici operanti in svariati settori economici – legati a vario titolo a Simioni procurarono i capitali necessari per un investimento che i più avrebbero considerato a perdere, ossia la nascita delle BR, perché di solito gli operatori dell’ambiente non hanno intenti sovversivi[1]. Nel frattempo, nel 1973, come abbiamo detto, Simioni e i suoi fondarono l’Hyperion. Simioni era oramai il punto di riferimento di una rete tentacolare che controllava molti ambienti e andava al di là della mera funzione di coordinamento eversivo. Lui stesso si vantò di avere infiltrato la NATO, con la segretaria del Segretario generale, Manlio Brozio, in carica dal 1964 al 1971, amico di Edgardo Sogno, ossia Savina Pia Longhi, che poi fu spostata alla CEE, dove già la Scuola di lingue aveva piazzato molti altri agenti. In un complesso gioco di specchi, l’agenzia di Simioni, ovviamente per conto sovietico, marcava stretta la rete atlantica nascondendosi dietro le sue stesse quinte. Questo era il vero potere della testa delle BR.

Ma esso ne aveva ancora un altro, che si evince dalla vicenda personale di Duccio Berio, un altro dei padri fondatori dell’Hyperion: genero di Alberto Malagugini, potente esponente del PCI, fu tirato fuori dalle patrie galere per la sensibilità politica di magistrati di chiara fede comunista. In ogni caso, molti altri giudici furono il punto d’incontro tra l’estremismo brigatista e quello del PCI istituzionale, tirando fuori dal carcere terroristi conclamati, come Franco Troiano. Questi, con Berio e Simioni, tra il 1976 e il 1977 viaggiarono molto all’estero e poterono andare e venire dall’Italia liberamente nel 1978, come ho detto, col pretesto di allestire una recita a Milano. E nonostante ciò, Vanni Mulinaris, che pure dell’Hyperion era membro distinto, poté dire una cosa vera sulla Scuola di lingue: esso non era il vero centro di coordinamento del terrore, ma soggiaceva ad un altro, che il teste non ebbe nemmeno il coraggio di nominare. Questo collima perfettamente con quanto io nel mio piccolo ho asserito sul ruolo dell’STB, della STASI e della rete di Alexander Alexevitch Soldatov, che si muovevano su una scena il cui sfondo era stato allestito dal KGB e dal GRU.

 

[1] Sulle disponibilità economiche degli ambienti terroristici vale la pena poi di citare tre storie di spie. Iosif Romualdovitch Gugulevic, nomi in codice Marks/Arthur/Daks,  sotto falso nome fondò a Roma nel 1949 un’impresa di import-export come copertura delle sue attività spionistiche per conto del KGB. Tale attività fu talmente fortunata da metterlo in contatto col futuro Presidente della Costa Rica – che lo avrebbe nominato console della sua Repubblica dandogli quindi inconsapevolmente anche una copertura diplomatica – con l’ambasciatore dello stesso Paese presso la Santa Sede, ossia il principe Carlo Pacelli, nipote di Pio XII, e col presidente del Consiglio italiano Alcide De Gasperi. Lo spionaggio coperto dai commerci durò fino al 1953. Dalibar Valousek fu invece spia sovietica per conto del KGB in Canada, con una congrua copertura fatta di redditizie attività economiche, dal 1962 al 1970. Karl Koecher e sua moglie Hana furono infine spie, per conto dell’STB, negli USA dal 1965 al 1984. Lui si finse anticomunista sfegatato all’Indiana University da cui iniziò la carriera accademica, lei invece commerciò in diamanti. Entrambi frequentarono con estrema disinvoltura locali di scambisti. Sono vicende per molti versi simili a quella di Simioni, ma ce ne sono tante altre nella storia di tutti i servizi segreti, specie del KGB e del GRU.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui