
Facciamo finta di essere fessi.
Thomas Matthew Crooks, 20 anni, è stato identificato come l’attentatore al Butler Park Showgrounds. Indossava una maglietta pro-armi e ha agito da solo per motivi ancora sconosciuti. Si indaga. In fondo Trump si è salvato e quindi, passato lo giorno, gabbato lo santo.
Show must go on.
Siamo sempre fessi e facciamo domande da fessi.
La Cnn ha riferito che la polizia ha notato l’attentatore fuori dal comizio e ha avvertito il Secret Service.
La Cnn citando fonti informate ha detto che Crooks era stato avvistato fuori dall’evento dalle forze dell’ordine locali, che lo avevano ritenuto sospetto. Le autorità hanno annunciato via radio di tenerlo d’occhio e l’informazione è stata trasmessa anche al Secret Service. Segnalazione ignorata.
Un testimone dell’attentato afferma: “Abbiamo avvertito per 2 minuti che c’era un uomo armato sul tetto”.
Domanda da fessi. Perché il Secret Service ha ignorato la presenza di Crooks?
Tra i punti fondamentali nella preparazione di eventi come quello di Butler c’è la bonifica dei tetti, luogo ideale per il tiro dei cecchini. Intorno a Trump ce n’erano pochi e l’attentatore 20enne che ha sparato ha avuto il tempo di tirare 3 colpi da uno di essi.
Domanda da fessi. Perché il tetto non è stato bonificato?
Le falle della sicurezza hanno aperto una bufera sul Secret Service
Gli uomini e le donne del Secret Service dovrebbero essere gli angeli custodi del Commander in chief, della first lady e degli ex presidenti, pronti a mettere il corpo e, se serve, anche la vita a difesa dei loro capi.
Ma, domanda sempre da fessi, qualcosa deve essere andato storto nel Secret Service se un ventenne è riuscito a eludere sorveglianza e controlli, a muoversi liberamente sui tetti, ad appostarsi e a sparare indisturbato in direzione di Donald Trump.
Il Secret Service, durante le tappe della campagna di presidenti ed ex, agisce d’intesa con la polizia locale per mettere in sicurezza l’area dei comizi che coinvolgono anche migliaia di spettatori, si svolgono all’aperto e durano ore.
Nella zona dell’incontro poi, sempre il Secret Service schiera il Counter Sniper team (per rispondere a un cecchino), il Counter Assault team (per contrastare un pericolo ancora maggiore) e uno stuolo di guardie del corpo.
I primi resoconti dei media sostengono che l’assassino si trovava al di fuori del perimetro di sicurezza anche se molto vicino a Trump e, è l’accusa di molti, in un’area quasi rurale con pochi edifici da passare al setaccio.
Come è possibile, domanda ancora da fessi, che alcuni manifestanti siano riusciti a vedere il cecchino prima della sparatoria, ma non il Secret Service?
“Non avevano idea di cosa stesse succedendo”, racconta un testimone alla Bbc, aggiungendo che molti presenti avrebbero cercato “disperatamente” di avvertire la sicurezza della presenza di un uomo armato sul tetto.
L’attentatore aveva materiale esplosivo nell’auto con la quale ha guidato fino al comizio.
Domanda da fessi. Serviva a farlo saltare in aria se fosse riuscito a svignarsela?
Il comitato di vigilanza della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, guidata dai repubblicani ha convocato il direttore dei Servizi segreti statunitensi, Kimberly Cheatle, per testimoniare in un’udienza programmata per il 22 luglio.
Lì non ci sono fessi come noi e le domande le sanno fare ben precise.
“Gli americani chiedono risposte sul tentativo di assassinio del presidente Trump”, ha affermato il Comitato in una dichiarazione su X.
Secondo alcune analisi forensi raccolte dalla Cnn potrebbe essere possibile che almeno tre armi siano state utilizzate sul posto durante il comizio di Donald Trump a Butler in Pennsylvania sabato. L’emittente ricorda subito quanto affermato già ieri dall’Fbi secondo cui l’uomo cha ha sparato a Trump ha agito da solo. Ricostruisce però, attraverso analisi di esperti, che i primi tre colpi erano compatibili con una presunta arma A, i successivi cinque erano compatibili con una presunta arma B e l’ultimo “impulso acustico” è stato emesso da una possibile arma C, secondo l’analisi audio di Catalin Grigoras, direttore del National Center for Media Forensics presso l’Università del Colorado a Denver, e Cole Whitecotton, Senior Professional Research Associate presso la stessa istituzione. L’analisi audio ha anche confermato che l’attentatore armato si trovava a circa 360-393 piedi, dal podio, secondo l’esperto forense Robert Maher. Conclusione questa in linea con una precedente analisi della stessa Cnn secondo cui l’uomo armato che ha poi sparato a Trump si trovava su un tetto a 393-492 piedi dal podio quando sono risuonati gli spari.
Si presume che le altre due armi che anno sparato siano quelle dei cecchini che hanno ucciso l’attentatore. Così presumiamo noi fessi.
Tuttavia da fessi domandiamo: perché si parla di presunta arma B e presunta arma C? Le armi in dotazione ai cecchini non sono presunte, sono certe. O non è così?
Il Capo della Secret Service Kimberly Cheatle nel frattempo è sotto accusa e dovrebbe essere licenziata.
L’analista della Cnn per la sicurezza nazionale, Juliette Kayyem, dopo l’attentato a Donald Trump ha detto che Joe Biden dovrebbe rimuovere dall’incarico l’attuale capo del Secret service.
“Avevano essenzialmente un solo lavoro e hanno fallito”, ha detto Kayyem. “Se questa agenzia vuole andare avanti, le persone devono pagare le conseguenze” dei loro fallimenti, ha aggiunto. Prima di prendere il posto che era di James Murray, Cheatle è stata direttore senior presso la PepsiCo North America e si occupava di strutture, personale e continuità aziendale.
Kayyem, che ha ricoperto il ruolo di vice segretario per gli affari intergovernativi durante l’Amministrazione Obama, ha affermato che restano molte domande senza risposta sulla preparazione e la risposta del Secret Service all’attentato a Trump. Tra queste, perché il tetto su cui si trovava l’uomo armato non era sicuro? E perché gli agenti non hanno portato via in modo rapido l’ex presidente, come dimostrano le immagini di Trump che si rivolge alla folla alzando il pugno o ancora prima che cerca le sue scarpe?
Queste domande non la fanno i fessi come noi, le fa Juliette Kayyem, della CNN, una che ha servito presso il Dipartimento per la sicurezza interna durante l’Amministrazione Obama.
I conti non tornano e Joe Biden può dalla scatola ovale spandere borotalco, ma le domande chiedono risposte.
Non le nostre che sono quelle dei fessi, ma quella che stanno ponendo in molti, perché nell’attentato a Trump ci sono troppe incognite da chiarire.





