
“L’attentato a Donald Trump impone a tutti noi un passo indietro”. Lo ha detto Joe Biden in un discorso alla nazione dopo l’attacco all’ex presidente in Pennsylvania. “Non siamo nemici, siamo tutti americani”, ha aggiunto. “La violenza politica non può essere normalizzata. Ribadisco – ha proseguito il presidente americano – che la posta in queste elezioni non è mai stata così alta, ci credo con tutto il mio cuore, ma dobbiamo abbassare i toni. La politica non può essere un campo di battaglia. Le decisioni si prendono nelle urne, con il voto, e non con le pallottole”.
Memoria corta per Joe Biden, il quale ha parlato di Trump in questi termini: “Questo è lo stesso tizio che usa il linguaggio di Hitler, non quello dell’America”.
Non si ricorda Joe Biden quando lui affermava che Trump è stato “il presidente più antidemocratico dai tempi della Guerra civile”.
Durante un raduno elettorale a New York, Biden ha ricordato che Trump ha mandato “una folla violenta ad assaltare” il Congresso dopo aver perso le elezioni. “Ha anche detto – ha aggiunto Biden – che se perderà di nuovo a novembre sarà un bagno di sangue: ma che problemi ha?”.
“Quasi tutti i leader del mondo – ha asserito ancora Biden – mi hanno detto che non possiamo permettergli di vincere”.
Possiamo girarla come vogliamo, ma dire oggi: “Non siamo nemici, siamo tutti americani” è troppo comodo, perché la logica che Biden usa non è esattamente quella uscita dalla scatola ovale del borotalco White House.
Troppo tardi e non credibile il comandante in capo degli Usa.
Se passiamo dalla politica interna alla politica estera, Biden ha definito il leader russo “criminale di guerra”, “dittatore assassino”, “macellaio”.
Rimane il fatto che se vorrà che la guerra in Ucraina finisca dovrà trattare con il macellaio.
Kiev, infatti secondo Bloomberg, che cita fonti vicine alla questione, vorrebbe invitare anche la Russia ad un secondo vertice di pace che vorrebbe tenere prima delle elezioni presidenziali Usa di novembre.
Cosa farà il signor Presidente degli Stati Uniti prima del vertice con Mosca? Farà una conferenza dalla scatola ovale del borotalco per dare un’interpretazione incipriata dei termini macellaio, assassino, criminale di guerra?
Ma si, dai Vladimir, in fondo sono parole che si dicono per fare propaganda. Non devi prendertela. Siamo tutti fratelli in questo mondo, non siamo nemici. Beviamoci sopra. Dai: batti cinque.
Eh, no. Non funziona così. Non siamo nel circo di Buffalo Bill.
La questione è seria, in quanto investe il problema dei problemi, ossia la distruzione della democrazia quando non si legittima l’avversario, ma lo demonizza, riducendo la dialettica democratica ad un monologo, entro il quale è possibile solo ubbidire, essere disciplinati, fare i corifei.
La demonizzazione dell’avversario, salvo poi aprire la scatola del borotalco, quando ci si accorge di averla fatta grossa, è la morte della democrazia, è stalinismo puro, è nazismo, è fascismo.
Il fatto è, per citare un aforisma di Bersani, che non si può rimettere il dentifricio nel tubetto.
Quando è uscito è uscito.
In Italia, mentre Biden spande borotalco, alcuni inossidabili continuano imperterriti a propalare la logica del nemico.
L’inossidabile Repubblica intervista il filosofo Walzer.

Il Fatto quotidiano non è da meno.

Vaglielo a spiegare che Joe Biden ha attivato la scatola ovale del borotalco. Loro sono in trincea.
Il problema è uno e solo uno. Se non fai parte della filiera che si prostra alle logiche della tecno-finanza, che ha come espressione ideologica il progressismo e, in America, come proiezione politica il Partito democratico del Clan Clinton-Obama, sei un deplorable (copy di Hillary Clinton), un miserabile, un antidemocratico e, se insisti a non allinearti, sei pure fascista, nazista, putiniano.
Forse hai anche le croste e lo scorbuto.
Possiamo discutere all’infinito su quanto siano violente le affermazioni di questo o di quello, ma la logica della trasformazione dell’avversario in nemico ha un’origine precisa e ha sede nel progressismo, non estraneo ai richiami delle ideologie naziste e staliniste che sono penetrate a fondo anche in alcuni ambienti della cosiddetta sinistra, come il socialismo fabiano.
La demonizzazione è logica inquisitoria medievale da caccia alle streghe.
Comunque sia, Trump l’ha scampata per un pelo e domenica è arrivato a Milwaukee, in Wisconsin, dichiarando che se in un primo momento col suo team aveva pensato di rimandare di un paio di giorni la partenza, ha poi deciso che il tentativo di ucciderlo non avrebbe dovuto cambiare nulla dei piani della convention, iniziata regolarmente ieri per terminare giovedì con l’ufficializzazione della sua nomination e un suo discorso conclusivo.
A questo proposito, l’ex presidente, in un’intervista al “Washington Examiner”, ha rivelato di aver cambiato il suo discorso dopo i fatti di sabato.
Trump ha detto che prima aveva intenzione solo di concentrarsi nell’attaccare Joe Biden e le sue politiche sbagliate. “Ora sarà un discorso ben diverso”, ha detto Trump, sarà “un’opportunità per unire il Paese” e “il mondo intero”.
“Non dovrei essere qui, dovrei essere morto. Dovrei essere morto”. Così Donald Trump ha commentato in un’intervista al New York Post l’attentato. “Un’esperienza davvero surreale”, la definisce il candidato repubblicano alla Casa Bianca. “Il medico dell’ospedale ha detto di non aver mai visto nulla di simile, lo ha definito un miracolo”, ha spiegato Trump, che indossava una larga benda bianca sull’orecchio destro che il suo staff ha ripetutamente chiesto di non fotografare.





