Home Politica estera IL MANIFESTO DI VENTOTENE PER I SOCIALISTI EUROPEI

IL MANIFESTO DI VENTOTENE PER I SOCIALISTI EUROPEI

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di Maurizio Ballistreri

E’ indubbia la forza evocativa dei simboli in politica. Ludwig Wittgenstein scrisse a proposito della “ragnatela di simboli” tessuta dall’uomo, che essa non veicola solo contenuti cognitivi, ma suscita anche risposte emotive.

Questo dovrebbe valere per le forze del socialismo europeo, per evitare che anche la nuova alleanza con in popolari nell’Unione Europea, abbia come simbolo l’euro e la connessa politica monetarista dettata dalla BCE.

“L’euro è stata un’idea orribile, lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. L’Europa era nata con lo scopo di unire il continente, ha finito per dividerlo”: così, qualche tempo fa, si è espresso l’economista e filosofo indiano Amartya Sen.

E se l’opzione politica, derivante dallo schema economico, dei socialisti in Europa dovesse essere questa, vuol dire che essi non hanno compreso appieno quali sono le attuali tendenze della politica europea (e mondiale), che vengono rappresentate come un mix di populismo e plebiscitarismo, in simbiosi con il leaderismo, espressive cioè, di un rapporto diretto tra un capo e le masse, fondato sull’idea schmittiana che la vera legittimazione per l’esercizio del potere politico sia quella che deriva dal consenso diretto e non mediato dalle istituzioni rappresentative liberaldemocratiche.

L’incalzare dei populismi nazionalisti che stanno scuotendo l’Unione europea, danno voce (strumentalmente) ai senza-lavoro, ma anche ai ceti medi impoveriti da una crisi economica e sociale quasi decennale, attribuita in larga parte proprio all’euro e alle politiche di rigore.

L’alternativa per le forze socialiste è il ritorno ai temi del lavoro e del Welfare State, rilanciando il catalogo dei diritti sociali a prestazione positiva, finalizzato a svolgere la fondamentale funzione normativa di garanzia dell’integrazione delle fasce sociali più deboli. Per dirla con Habermas: “nella figura della democrazia di massa rappresentata dallo Stato sociale, la forma economica altamente produttiva del capitalismo viene per la prima volta imbrigliata socialmente e più o meno felicemente armonizzata con l’autocomprensione normativa degli Stati democratici costituzionali”.

Insomma, la scelta è tra il dogma dei parametri europei, in cui la commissione europea è sembrata somigliare al commissario del popolo Arthur Gletskin nello splendido romanzo di Arthur Koestler “Buio a Mezzogiorno”, che processa il “traditore” Rubasciov, ergo gli Stati reprobi in materia di mancati tagli sociali ancora più incisivi, e l’Europa sognata dai Padri fondatori, quella illuminista, solidale e riformista del “Manifesto di Ventotene” di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, alternativa al monetarismo e al rigorismo, che rilanci il lavoro e i suoi diritti, lo sviluppo sociale e la crescita economica.

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