
di Francesco Pontelli
Uno dei valori democratici fondativi del mondo occidentale è individuabile nella libertà d’Impresa.
Nessuno contesta il ruolo fondamentale che uno stato può esercitare nel favorirla; tuttavia, la gestione strategica operativa e patrimoniale dell’impresa in un mondo libero e democratico rimane in capo alla proprietà, sia essa individuabile nel singolo titolare o in un azionariato più o meno diffuso.
Nel più assoluto disinteresse, ora, questa libertà viene limitata proprio da quella istituzione che dovrebbe operare anche per il mantenimento del valore patrimoniale dell’impresa.
Bisogna ricordare come anche la semplice gestione di un singolo Brand, il quale rappresenta comunque un asset patrimoniale esattamente come le altre infrastrutture fisiche e professionali aziendali, esprime una libera scelta strategica ed operativa di un’impresa la quale può decidere il suo utilizzo o meno,
mantenendone la titolarità e rinnovandola ogni dieci anni.
Viceversa, una norma inserita nella legge per il Made in Italy rende possibile il subentro da parte del Ministero nella titolarità del marchio …quando l’impresa intenda cessare… o il deposito di un marchio rimanga inutilizzato da almeno cinque (5) anni … e che risulti di particolare interesse e valenza nazionale.
Il Ministero può formulare istanza di decadenza del marchio all’Ufficio brevetti e marchi e presentare domanda di registrazione. Ottenuto il marchio, potrà concederne il diritto d’uso a titolo gratuito alle imprese intenzionate ad investire (www.hdmotori.it).
Ricapitolando, una norma specifica per i marchi italiani di rilevanza nazionale, introdotta nel più assoluto silenzio mediatico, permette alla istituzione pubblica, la quale già precedentemente aveva definito “storico” un marchio, di espropriarlo a chi ne aveva una titolarità, violando quindi clamorosamente la libertà di impresa e paradossalmente nello specifico anche gli obiettivi strategici decisamente.
Quindi l’esplorazione ministeriale esprime una ingerenza politica la quale può andare addirittura, in un’ottica puramente ideologica,mnella direzione opposta rispetto alla valorizzazione delle potenzialità e capacità industriali nazionali.
In altre parole l’utilizzo di questi Brand una volta in mani ministeriali possono venire utilizzati per favorire i Player esteri la cui azione economica, erroneamente definiti investimenti, può rivelarsi più un pericolo che un’opportunità.
Infatti, Come riportato dal Sole 24 Ore (*), il Ministero del made in Italy intende sulla base di una propria strategia assolutamente non condivisibile, utilizzare questi Brand come Innocenti e Autobianchi una volta espropriati alla ormai francese Stellantis, con il dichiarato obiettivo di favorire l’ingresso al settore Automotive cinese all’interno del territorio italiano.
Quindi, l’espropriazione Ministeriale risponde non tanto ad offrire una opportunità alle imprese industriali nazionali magari che cercano il salto di categoria grazie all’utilizzo di un brand con un potenziale valore aggiunto.
Invece, esprimendo una miope volontà di ingolosire i nostri Concorrenti, un concetto che andrebbe ripetuto al ministro del Made in Italy, i cinesi rappresentano i concorrenti del sistema industriale ed Automotive europeo e nazionale in particolare.
Andrebbe ricordato alla dirigenza ministeriale come questi soggetti da loro erroneamente definiti imprenditoriali rappresentano molto spesso delle società a partecipazione statale, le quali hanno usufruito di ulteriori sovvenzioni da parte dello stato cinese per oltre 400 miliardi ed utilizzano l’energia elettrica proveniente dalle nuove centrali a Carbone rendendo “competitive” le auto elettriche cinesi.
Un contesto non considerato oggi dai vertici ministeriali i quali colpevolmente rendono i marchi Innocenti e Autobianchi, seppur dimenticati nel cassetti di Stellantis, il cavallo di Troia per aggirare uno dei principali problemi dell’industria automobilistica cinese.
In altre parole, un Ministero ed un ministro del Made in Italy, che dovrebbero tutelare e mantenere in ogni modo il valore e l’italianità di un brand italiano attivandosi nella ricerca di competenze industriali nazionali per il raggiungimento di un potenziale ancora oggi inespresso, dimostrano invece operare per aggirare una problematica propria dell’industria cinese già presente in altri settori.
Cioè, lo scarso appeal dei brand cinesi praticamente sconosciuti sul mercato occidentale al quale ora Il ministero del made in Italy vuole offrire un nuovo appeal con la possibilità di utilizzare gratuitamente i marchi Autobianchi di Innocenti: una opportunità assolutamente ingiustificabile.
All’interno di una strategia di politica industriale ed economica di sviluppo nazionale tutti gli operatori italiani, proprio in nome del valore fondativo della Libertà d’Impresa, dovrebbero poter contare sulla vicinanza ed appoggio del governo in carica e specialmente del ministero del Made in Italy.
La dura realtà, invece, che emerge dalla semplice e banale analisi e gestione ministeriale dei due brand storici come Autobianchi ed Innocenti, pone in evidenza come le scelte operative del ministero non risultino finalizzate a rappresentare un ulteriore plus per valorizzare le potenzialità industriali italiane, ma per favorire un problema di penetrazione e appeal del sistema industriale Automotive cinese.
Il primo nemico da sempre della Libertà d’Impresa viene rappresentato dalla incapacità dei diversi governi incapaci di comprendere le problematiche di concorrenza in un mercato globale, nel quale la burocrazia assume un valore fortemente penalizzante.
Purtroppo ora questo approccio ministeriale si evolve in una specifica operatività la quale tende non solo a minare la libertà di impresa ma ad operare contro la sopravvivenza degli asset industriali europei e nazionali.
(*) https://www.ilsole24ore.com/art/auto-mire-cinesi-brand-iconici-innocenti-e-autobianchi-AFQ5lBmC





