Home Politica INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE SERGIO VENTO

INTERVISTA ALL’AMBASCIATORE SERGIO VENTO

0

Paolo Raffone intervista Sergio Vento, già ambasciatore a Washington, ONU/New York, Parigi, Belgrado e consigliere diplomatico di quattro presidenti del consiglio.

Stiamo vivendo un anno elettorale…

I recenti ed imminenti responsi elettorali in Europa e negli USA offrono l’occasione per una razionale ridefinizione degli obiettivi – sociali ed economici – cui deve tendere un’auspicabile – e pragmatica – azione di contenimento e rovesciamento dell’ondata “liberaldemocratica” globalizzatrice degli ultimi 40 anni con il corollario del “tutto unico collegato” che ha “omologato” le Sinistre classiche (ed i Sindacati parassitari) offrendo enormi spazi di protesta agli “insorti”, cioè alle nuove (ed antiche) Destre sociali, identitarie e populiste.

Quali prospettive le sembrano auspicabili, alla luce delle recenti elezioni europee, francesi e inglesi?

Archiviate le declamatorie pulsioni di sovvertimento “pseudorivoluzionario” alla Mélenchon/Salis (ovvero il fascino di riassetti multipolari del Pianeta che comunque non riguardano direttamente le dinamiche interne all’Occidente post-industrializzato), l’identificazione degli obiettivi deve assumere quale presupposto la continua erosione del “pubblico” a vantaggio del “privato” che va assumendo aspetti grotteschi e/o intollerabili: dalla sanità all’insegnamento universitario (telematico e non), dagli appalti manipolati, alla beffa del pubblico/privato fino all’intrusione tendenziale in aree tradizionalmente “sovrane” (régaliennes), quali l’ordine pubblico e la Difesa (ben oltre il perimetro classico della lobby MIC – Military Industrial Complex americano).

E quindi, cosa dovrebbe fare la Politica?

L’azione della politica andrà rivolta al contrasto delle filiere della trasformazione, logistica e grande distribuzione che sono all’origine di mostruose speculazioni lungo la catena del valore e le supply chains, interne ed internazionali, con connessi fenomeni di nuovo arricchimento. Qui i nodi vanno ricercati nei processi “domestici” e non attribuiti alle solite élites sovranazionali che comunque ne beneficiano “a valle” attraverso i mercati dei capitali.

Quali azioni politiche sarebbero auspicabili nel contesto attuale?

Strumento strategico di un’azione di contenimento (che nel secondo dopoguerra fu propria di Socialdemocrazie, Laburismo, Dem USA, Sinistre cattoliche e liberal-progressiste) resta quello di una imposizione fiscale equa, che cioè non penalizzi le classi medie e medio-basse – classico errore delle Sinistre di governo! – facendone refluire paradossalmente il consenso politico verso le élite ovvero verso le nuove Destre identitarie e populiste.

In concreto, che cosa è prioritario fare?

Un’impostazione fiscale equa deve assumere due obiettivi strategici per mettere la società al riparo dal rischio ormai concreto di decomposizione: ristabilire un rapporto sostenibile tra profitti e salari (anche contro la pressione delle tecnologie dalla robotica alla A.I.); contrastare la litania del disavanzo e del debito pubblico quale alibi per il descritto trasferimento al privato ed al mercato di essenziali funzioni pubbliche e statuali. In Italia l’evasione annuale (IVA, IRPEF, IRES) per circa 120 miliardi di euro equivale a circa 6 punti di PIL.

Intanto, Orban (presidente semestrale di turno dell’UE prima della Polonia) dopo i suoi incontri con Zelensky, Putin, Erdogan e Xi ha scritto al Consiglio che l’UE deve prendere l’iniziativa diplomatica per fermare le guerre in corso. È possibile e credibile una tale iniziativa dell’UE?

Orban ha inteso colmare quel deficit di iniziativa diplomatica che caratterizza l’atteggiamento dell’Unione Europea a fronte viceversa di sforzi che altri soggetti – dalla Turchia alla Cina fino all’India – hanno messo in atto sia pur senza successo.

Quali erano gli obiettivi di Orban?

Raccogliendo anche indizi e spiragli emersi nelle ultime settimane circa ipotesi di un futuro differenziato degli oblast occupati – od addirittura annessi – dalla Russia, la diplomazia ungherese, forse con “l’anonimo” incoraggiamento di qualche capitale europea, conta anche di giocare d’anticipo su un eventuale, possibile allontanamento della famiglia Biden dalla Casa Bianca.

A Washington si è svolto il 75simo Consiglio Atlantico/NATO con rinnovate promesse a favore dell’Ucraina. L’ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, presidente della NDCF – NATO Defense College Foundation ed ex vicesegretario generale della NATO, ha dichiarato: “Tutti attendono le elezioni Usa. Su Kiev nella Nato troppa vaghezza, forse non è la via migliore”. Qual è la sua visione?

I riferimenti all’adesione dell’Ucraina alla NATO, ribaditi dall’uscente segretario generale Stoltenberg (non è chiaro con quale mandato) sia pur senza scadenze precise, indicano lo stadio “terminale” del processo di allargamento ad Est, che ha spostato il baricentro dell’Unione dall’asse franco-tedesco, in crisi esistenziale ed identitaria, verso soggetti e territori fra il Baltico ed il mar Nero da secoli conflittuali con Mosca. Anche su tale tema sistemico molto dipenderà dagli orientamenti post-elettorali di Washington.

Può essere più esplicito?

L’oggettivo interesse bipartisan degli Stati Uniti a stroncare le ipotesi di collaborazione eurasiatica, non soltanto con Mosca ma anche verso Pechino, non giunge forse ad assumere responsabilità “contrattuali” con un soggetto quale l’Ucraina le cui caratteristiche politiche, economiche e sociali ne rendono problematica un’integrazione nel sistema euroatlantico.

Nella fotografia Sergio Vento

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui