di Elio Truzzolillo
Una delle tecniche che ha molto successo nella comunicazione dei grandi influencer è quella di fare gli avvocati delle cause vinte. La cosa va fatta con sfoggio quasi pornografico di buoni sentimenti e con tonnellate di retorica, esibendo la propria sensibilità superiore rispetto a quella della media degli altri esseri umani.
Il presupposto di questa tecnica è abbastanza semplice: io sono buono e mi indigno, voi lettori siete buoni e vi indignate con me, qualsiasi analisi, riflessione o approfondimento minimamente raffinati sulla questione trattata possono solo portare a inutile confusione e non sono utili. Bisogna solo sottolineare l’esistenza di sentimenti nobili che sono ovviamente patrimonio esclusivo dell’ influencer e dei suoi followers.
Tipicamente l’avvocato delle cause vinte si nutre di casi di cronaca, spesso di cronaca nera. Supponiamo si sia verificato un episodio secondario di cronaca nera. Per esempio immaginiamo che un ragazzino nel comune di Minkiasecca, che chiameremo Tommy, abbia soccorso un compagno minacciato da alcuni bulli. Tommy si prende un pugno sul naso e finisce in ospedale. Ovviamente Tommy ha ragione e i bulli sono degli stron*i, siamo tutti d’accordo vero? Non c’è bisogno di farci un trattato. Provo a spiegarmi, se l’episodio non ha qualche aspetto particolare che merita una riflessione che altro si può dire? Invece l’influencer ci farà un lungo commento (perché lui è sensibile) in cui ribadirà con fermezza e sdegno concetti di una banalità sconcertante come se fossero opinioni scomode che solo lui ha il coraggio di portare avanti.
Ci spiegherà che Tommy ha uno splendido sorriso, che ama il calcio e che la mamma gli dà un bacetto ogni giorno prima di andare a scuola. Alla fine per farci indignare includerà la foto del piccolo Tommy col naso rotto e inviterà alla pelosa (e scontata) solidarietà i followers inorriditi. Potrebbe anche trattarsi di un incidente sul lavoro o di un gatto seviziato da alcuni deficienti, lo schema rimane abbastanza inalterato.
Il filo conduttore è sempre l’abuso indecente dell’aneddotica (perché riflettere sui fenomeni in generale costa fatica) e la sollecitazione della sensibilità politica di riferimento (di destra, di sinistra, ecc.). Il tutto condito dai soliti “Signora mia mi vergogno di appartenere alla specie umana”, “Dobbiamo recuperare i veri valori”, “Per fortuna che io e voi siamo diversi”, ecc.
Attenzione! Manca sempre la controparte, perché ovviamente non esiste un partito, un movimento di opinione o un parte della società civile che è favorevole al bullismo o allo scuoiamento dei gatti. In pratica si spara sulla croce rossa, si vince facile, si usano proiettili di buoni sentimenti a salve senza che esista un bersaglio. È una sorta di onanismo emotivo collettivo fine a se stesso che non fa riflettere, non fa crescere, non è sfidante e non è formativo. È una liturgia vuota non dissimile dai tweet o dai post dei politici più noiosi scontati (cioè tutti).
Passiamo a un esempio concreto, scelgo un tema leggero come può essere lo sport per non triggare nessuno con episodi di cronaca nera che possono essere delicati da maneggiare.
Ieri Sinner ha perso i quarti di finale a Wimbledon contro il forte tennista russo Medvedev. Ovviamente la stragrande maggioranza degli sportivi continua a considerarlo un campione e di certo non ha cambiato idea sulle qualità del giovane tennista. Poi, per carità, sui social c’è di tutto, si troverà anche una minoranza esigua di persone che lo considerano un brocco, ma non ci si può appigliare a minoranze sparute per fingere di combattere una guerra contro un nemico che non esiste.
E invece il prode Lorenzo Tosa non si fa sfuggire l’occasione per raccattare qualche decina di migliaia di like col minimo sforzo intellettuale.
Egli si scaglia contro quei cattivoni (gufi, hater e portatori di quei brutti sentimenti che non appartengono a un angelo in terra come lui) che avrebbero inondato di critiche Sinner (dove li ha visti di grazia?). In pratica col solito consumato trucco si inventa una controparte “cattiva” che non esiste.
Elogia le qualità atletiche e umane del campione italiano, ricorda qualche statistica e si commuove. Perché lui ama Sinner ancor di più proprio nella sconfitta. Lo ha proprio scritto “È in questi momenti che voglio più bene a Jannik Sinner” (Sinner se mi leggi sei autorizzato a toccarti le parti basse affinché Tosa non ti voglia troppo bene).
Lo notate il linguaggio da analfabeta emotivo rivolto ad altri analfabeti emotivi? Lui gli vuole bene, non lo tifa, non lo ammira, non lo rispetta, no, gli vuole proprio bene. E gli vuole più bene nella sconfitta perché lui (e i suoi followers) sono nobili e leali.
Perché signori miei il mondo è diviso tra quelli che amano come Lorenzo Tosa e quelli cattivi che difendono i bulli, scuoiano i gatti e attaccano senza motivo Sinner per una semplice sconfitta.
E voi da che parte state? Con i buoni o con i cattivi?
P.S.: per favore mettetemi un cuore, anche se non ho sollecitato, nutrito e saziato la vostra comprensibile voglia di sentirvi buoni. I cuoricini sulla foto di Sinner li ho aggiunti io per creare un’atmosfera pucciosa.




