di Alessandro Roazzi
Ne fa le spese…il discorso del Papa. La democrazia non è in buona salute, sostiene. Ed è già oltre, ben oltre la goffaggine insulsa e presuntuosa di quella politica anche della opposizione che si cuoce addosso la democrazia come se partecipasse ad una sfilata di stilisti e non si accorge che sostanziare la democrazia è lotta e proposta culturale e politica di ben altro spessore e passione per non cedere terreno nei riguardi dei crescenti autoritarismi, quelli palesi e quelli che fanno da traino ai potentati.
Ma il Papa fa pulizia anche dei residuati di ideologismi che vanno a braccetto con la indifferenza. E ripropone l’esigenza di partecipazione, vedi la rarefazione del voto. Fondamentale inoltre la distinzione fra solidarietà ed assistenzialismo: qui siamo a livelli di potente magistero sociale.
Durissima la condanna dell’assistenzialismo che non riconosce la dignità umana perché è ipocrisia sociale. Suppongo che una tale affermazione avrà scarsissima accoglienza ed un prevedibile mutismo del campo largo.
Vale a dire che una parte dei comportamenti politici in voga dovrebbero essere rivisti perché non puntano ad eliminare esclusione ma a condannare a marginale sopravvivenza tante persone.
Non è costruzione di una società più giusta ed umana. E veniamo all’ultimo punto che mi ha colpito: occorre partecipare, i cattolici hanno qualcosa da dire e non certo per difendere privilegi. Intanto per me riecheggia il monito di Benedetto sedicesimo all’Europa: se vi limitate a difendere i vostri privilegi, finirete male. Ci siamo quasi.
Ma probabilmente quel ragionamento suona a sconfessione di quei cattolici che seduti da tempo nei salotti di potere sono finiti sempre più subalterni a tutto. In positivo però quel monito soprattutto invita il sociale cattolico a fare un salto di qualità già sperimentato da quel laicato maturo della prima Repubblica, Moro e La Pira non a caso ricordato …insegnano.
Devo dire che la vitalità sociale del mondo cattolico esiste ed è molto attiva. Capisco anche il timore ad introdursi in una politica che spesso nega se stessa in termini di servizio, fraternità, proposta e in particolare dialogo. Ma quel passo prima o poi andrà fatto anche perché potrebbe trovare un laicato di diversa provenienza rispetto a quella religiosa pronto a corrispondere sul piano culturale, sociale e solidale.
È già avvenuto, al tempo del Concilio Vaticano secondo.




