
di Sergio Pizzolante
Piace a quasi tutti, a me piace quasi tutto. A volte. Questa volta no.
Ha fatto un discorso accademico, alto, dicono, sulla democrazia, sui poteri della maggioranza e sulle prerogative dell’opposizione.
E l’opposizione televisiva, che guida, con un guinzaglio ungherese, l’opposizione politico parlamentare, grida allo scandalo per le parole basse basse di Salvini.
Salvini, si sa, e’ il più fornito “pusher”* dell’opposizione televisiva e politica.
Quindi è facile cadere in Salvini criticando Mattarella. Però ci proviamo.
Io sono d’accordo con Salvatore Merlo. Quando ho sentito Mattarella ho cercato di immaginarmi in un’aula universitaria ad ascoltare Norberto Bobbio, con gli occhi chiusi, in estasi.
Ho chiuso per un po’ gli occhi davvero, poi li ho aperti e ho visto che coloro che ritengono giusto il sequestro di Toti, arrestato per un finanziamento regolare e documentato e pubblico, privato della libertà (il bene più prezioso della democrazia) perché non si dimette, loro, proprio quelli, discettano sul messaggio alto sulla democrazia e sulla libertà di Mattarella.
Cioè, con un occhio vedono Mattarella e sull’altro occhio tengono la benda dei pirati all’assalto di ogni principio democratico.
Con un occhio a Bobbio mentre l’altro non vede gli eccessi, ormai eccessivi, ormai considerati inaccettabili dalle corti di giustizia europee, della carcerazione preventiva a scopo tortura.
Un occhio che sotto la benda fa l’occhiolino agli eccessi diventati regola dell’uso politico della giustizia. Per regolare gli avversari senza democrazia.
Un occhio bendato per finta che ha spinto la democrazia fuori dalla democrazia, verso quello che Cassese definisce governo della magistratura.
Verso la “centralità della giurisdizione”, contro “la centralità della politica”, contro le maggioranze politico parlamentari “momentanee”, come sostenuto da uno dei capi di Magistratura Democratica recentemente.
Teorie applicate a Genova e un po’ ovunque.
Questi legni storti che la magistratura e’ chiamata a raddrizzare, auto proclamandosi garante dei diritti.
Un potere assoluto, superiore alle maggioranze momentanee, in nome dei “diritti”, che evidentemente sfuggono alle idee, alle diversità valoriali e ideali, del dibattito politico culturale e democratico per essere demandate alle procure a ai tribunali.
Col sostegno di una parte considerevole della sinistra.
Un potere difeso col coltello fra i denti, dall’opposizione mediatica, al guinzaglio dei poteri veri, facendo finta di attaccare “il potere” della
politica. Che invece è ormai marginale.
Ecco, Mattarella tutto questo fa finta di ignorarlo. Ci parla di democrazia in assenza di giustizia. E’ un limite enorme, una benda nella sua alta funzione.
Diventa così sponda per i discorsi a metà.
Senza la giustizia, senza la quale non c’è democrazia.
Fornisce anche lui la materia prima, dal lato opposto di Salvini, da un’altra altezza, per il gran dibattito sulla democrazia senza giustizia e senza amore per la libertà, dei finti orbi, pirati veri.
* nel senso di soggetto che offre argomenti, più o men pretestuosi (ndr)





