
E’ nell’ottavo cerchio dell’ottava bolgia dell’inferno, luogo riservato ai consiglieri fraudolenti ovvero a coloro che avevano utilizzato il proprio ingegno per l’inganno che Dante incontra Ulisse.
“….Considerate la vostra semenza. Fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e conoscenza..” è l’esortazione del XXVI canto dell’inferno al verso 119 con cui Ulisse od Odisseo esorta i suoi “fratelli in armi” a superare le Colonne d’Ercole per affrontare l’ignoto inteso come perenne ricerca costante di virtù e sapere.
Quante volte questi versi li abbiamo incontrati, dai banchi di scuola, alle aule universitarie, nei svariati corsi e convegni di chi ha vissuto una attività professionale od istituzionale.
Piccole domande per grani temi. Ma in fondo quale è il senso della vita? Ognuno di noi è sempre consapevole e responsabile delle proprie azioni, malgrado poi trovare scuse o giustificazioni di ogni tipo per ogni circostanza. Ognuno di noi sceglie sempre cosa fare, come fare, con chi stare, anche in una società liquida come la nostra, una società da fast food, da usa e getta, che caratterizza comportamenti sempre più quotidiani. Migliaia professori, maestri di vita. illuminati scienziati, docenti del tutto e nulla, ma alla fine si è sempre da soli che si sceglie.
E’ il “viaggio” che qualifica una persona. E’ il viaggio di ognuno di noi. La meta… il fine.
E sempre scrivendo di Ulisse la letteratura offre 2 versioni. La prima, l’Ulisse Omerico il cui desiderio è quello di tornare in patria dalla sua Penelope. La seconda è l’Ulisse Dantesco ove ,lasciata Circe considerata forse l’unica donna veramente amata, si decide di volgere le vele all’ignoto, mai sazi di ciò che si conosce. Ma per fare questo sono necessarie 2 qualità. L’intelligenza ed il coraggio.
Attualizziamo al presente.
Diventa ogni giorno più difficile lavorare, vivere, orientarsi nelle oscenità e volgarità del quotidiano ove impera ignoranza, viltà, tradimenti, stupidità, elementi questi i cui esempi si possono leggere ogni giorno sui giornali.
Si conclude.
Per chi ha intelligenza e coraggio si immagini sulla barca di Ulisse pronti a superare le Colonne d’Ercole.
Sulla tolda della imbarcazione riportiamo la frase di Immanuel Kant con cui termina la Critica della Ragion Pratica e rileggiamo “..Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me..”
Se facciamo questo lasciamo alle spalle l’inutile, il superfluo, le persone e le amministrazioni e lavori che non fanno più parte della nostra vita forse perchè non ne hanno mai fatto parte e proseguiamo il viaggio. Un sola certezza. Sulla barca troveremo solo e sempre i nostri fratelli e con l’aiuto di Dio gli andremo incontro.





