
L’ultimo impegno strategico dei burocrati di Bruxelles è uniformare i Paesi aderenti all’obbligo del tappo legato alla bottiglia di plastica.
Scelta geostrategica degna di 30 mila funzionari e della coda della gestione socialista, liberale e democristiana, che ben si identifica in un tappo che a tutti i costi deve essere tenuto legato alla bottiglia.
Nel frattempo la politica (se ancora così si può chiamare) di socialisti, liberali e democristiani tenta il “ballo dell’Ursula, ossia l’impossibile: tenere assieme il tappo del potere mentre nella bottiglia sono versati liquidi diversi (leggi programmi).
I democristiani propongono una piattaforma sostanzialmente di centrodestra (soprattutto con una frenata al green e decarbonizzazione), mentre i socialisti rispondono con un programma che va nella direzione opposta, che significa sostanzialmente andare avanti come prima.
“Ad impossibilia nemo tenetur”, recita il brocardo latino che significa: “Nessuno è tenuto alle cose impossibili”.
Per quanto riguarda i liberali (che comprendono anche Italia Viva e Azione e Renaissance) sono suonati come Macron.
Al ballo dell’Ursula parteciperanno, nel segreto dell’urna, i franchi tiratori che, si dice, già il giorno dopo della sua designazione da parte del Consiglio europeo, erano una cinquantina nei ranghi della possibile maggioranza.
Nel frattempo si vanno definendo gli schieramenti e non ha alcun senso suddividerli semplicemente in base alle vecchie categorie della politica.
Una prima novità è che il Movimento Cinque Stelle, con i suoi 8 deputati, aderisce al gruppo The Left in compagnia con Sinistra italiana e, quindi, con Mimmo Lucano e Ilaria Salis.
La copresidente del gruppo, Manon Aubry ha già detto che il gruppo voterà no a Ursula von der Leyen.
La posizione di Giuseppe Conte in Europa avrà, evidentemente, dei risvolti anche in relazione ai rapporti con il Pd, uno dei massimi fautori della riconferma della von der Leyen e del programma avanti, tutto come prima.
Veniamo a Ecr. Dopo aver evitato un possibile allontanamento del Pis polacco, il gruppo guidato da Giorgia Meloni conta 84 parlamentari (16 più di prima) e al di là della categorizzazione politica di schieramento rappresenta un asse atlantico ben delineato all’interno dell’Unione Europea.
La Polonia è sede del maggior insediamento militare Usa e l’Italia non è da meno, soprattutto dopo che ha accresciuto ulteriormente il proprio impegno in campo militare, diventando la sede della nuova forza di reazione rapida dell’Alleanza Atlantica, la Allied Reaction Force (ARF, ovvero Forze di Reazione Alleate). L’inaugurazione del nuovo strumento NATO si è svolta lunedì scorso nella base di Solbiate Olona, in provincia di Varese, dove ha sede la NRDC-ITA (NATO Rapid Deployable Corps, ovvero le forze NATO italiane a dispiegamento rapido). Non va sottovalutato, in questo senso, l’accordo Tim con KKR, ossia con il Pentagono. Non secondario anche l’accordo con la Germania per i mezzi di terra e quello, da tempo in atto, con inglesi e giapponesi per il Tempest.
Ecr, pertanto, oltre a caratterizzarsi come un gruppo conservatore, ha una connotazione spiccatamente atlantica che sarà difficile, per i “trombati” di Bruxelles, asserragliati nel fortino a bottiglia, con tappo annesso e legato, eludere, perché di mezzo ci sono due fronti precisi e decisivi per la geopolitica futura: il fronte est e il fonte sud.
Altra analisi va fatta sul costituendo gruppo “Patrioti per l’Europa” guidato da Victor Orban e che comprende anche esponenti del Gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria).
Nato per iniziativa di Orban, conta, per ora, su 10 parlamentari di Fisdez (Ungheria), su 7 di Ano (Cechia), usciti dai liberali di Renew Europe, sui 6 di Fpö (Austria).
Il Portoghese Chegal ne ha portati 2.
Se dovessero arrivare anche gli 8 parlamentari della Lega (Salvini) e i 19 di Rassemblement National il conto dei Patrioti salirebbe a 52 membri.
La differenza sostanziale con Ecr non è, probabilmente, tanto nello stare più o meno a destra (categoria obsoleta, funzionale alla propaganda progressista), ma nel posizionamento internazionale e geografico.
Il nucleo Visegrad-Austria ha un interesse preciso a una possibile ripresa dei rapporti con la Russia, una volta chiusa la vicenda ucraina e non è un segreto che Orban ha un rapporto con la Russia e con la Cina che si distacca dalla linea atlantica attuale.
Gli equilibri a Bruxelles, pertanto, non rispondono solo a questioni di schieramento politico secondo le vecchie classificazioni destra sinistra, in quanto chiamare sinistra il gruppo D&S è davvero fuori luogo, essendo ormai i socialisti e democratici un gruppo progressista, laddove il progressismo non ha alcunché di sinistra, essendo il braccio politico della tecno-finanza.
Difficile pertanto una qualsiasi composizione che abbia un senso, stando ai frettolosi arroccamenti voluti dal super bollito Macron.
Difficile mettere d’accordo un programma del Ppe di centro destra con quello dei socialisti, che insistono sul fare tutto come prima.
Difficile fare qualsiasi cosa anche in rapporto con il nodo geopolitico di un sistema di sicurezza paneuropeo che includa la Russia. Nodo che non può che essere affrontato con la condivisione della Nato e con il consenso degli Usa, i quali, per ora, sono guidati da “affari di famiglia”, intesa come famiglia Biden, con un presidente chiaramente inadatto al ruolo e condotto per mano dalla moglie Jill e dal figlio Hunter (un programma).
Il Clan Clinton – Obama è in confusione e non è certamente in grado di esprimere alcuna politica nei confronti di Russia, Cina, Medio Oriente, come è dimostrato dalle cronache di tutti i giorni.
Affrontare un sistema di sicurezza paneuropeo significa avere visione e proiezione di lunga durata: due elementi assenti nella politica Usa attuale.
Kiev si consola cantando con la Kallas (quella estone).
Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, nel corso di un’intervista alla radiotelevisione lituana ha affermato: “La nomina del Primo Ministro estone” Kaja Kallas “ad Alto Rappresentante dell’Ue è una svolta, soprattutto nel contesto delle minacce provenienti da est… Tre anni fa, credo sarebbe stato difficile immaginare che un rappresentante di un paese dell’ex Unione Sovietica potesse diventare Alto Rappresentante per gli Affari Esteri”.
Contento lui.
Durante una conferenza stampa ad Astana, in Kazakhstan, citato dall’agenzia di stampa statale russa Tass, Vladimir Putin, dal canto suo, sostiene che “un cessate il fuoco è impossibile senza passi irreversibili verso la smilitarizzazione dell’Ucraina”.
“Dobbiamo assicurarci – ha detto Putin- che la parte avversa accetti di compiere passi che siano irreversibili e accettabili per la Federazione Russa” e tra questi ci deve essere “la smilitarizzazione”.
Secondo il presidente russo Kiev “non può controllare tutte le sue formazioni armate perché ci sono presumibilmente alcune che non obbediscono alle autorità centrali”. Per il capo del Cremlino, Mosca “non può semplicemente dichiarare un cessate il fuoco nella speranza che l’altra parte faccia qualche passo positivo. Non possiamo permettere che il nemico usi questo cessate il fuoco per migliorare la sua situazione, per armarsi, per completare il suo esercito con l’aiuto della mobilitazione forzata e per essere pronto a continuare il conflitto armato”.
Putin ha inoltre detto che gli “accordi di Istanbul” potrebbero costituire la base di un nuovo accordo di pace tra Russia e Ucraina “Questi accordi – ha aggiunto- sono stati siglati dal capo della delegazione negoziale ucraina, il che significa che, a quanto pare, erano abbastanza soddisfacenti per l’Ucraina. Questi accordi – gli accordi di Istanbul – rimangono sul tavolo e potrebbero costituire la base per la continuazione di questi negoziati”.
Nel frattempo le forze ucraine si sono ritirate dal distretto di Kanal, nella città di Chasiv Yar, nella regione di Donetsk.
Lo ha dichiarato il portavoce militare Nazar Voloshyn, portavoce del gruppo operativo e strategico di Khortytsia, in un’intervista telefonica al Kyiv Post.
“Le posizioni dei difensori ucraini – ha affermato – sono state distrutte e il mantenimento del personale in loco rappresentava una minaccia per la vita dei nostri soldati”.
Chasiv Yar è una una città arroccata su alture strategiche che consentirà alle truppe russe di dominare il territorio circostante, strategico per la logistica ucraina e di mettere sotto tiro Kramatorsk.
Il cedimento del fronte a Chasiv Yar potrebbe rappresentare una pesante sconfitta per l’esercito ucraino.
In una situazione che si evolve per nodi critici (non dimentichiamo il Medio Oriente), una riconferma della troika e della von der Leyen sarebbe semplicemente il suicidio definitivo di un’Europa ormai alle corde.
Saggezza vorrebbe che il ballo dell’Ursula fosse concluso con una bocciatura, che rinvierebbe gli assetti all’autunno, con una maggiore chiarezza anche di come vanno le cose in quel degli Stati Uniti.





