
di Giuseppe Augieri
Mi sono riletto molte volte i risultati di questa tornata elettorale ed i relativi commenti. Questa volta, un po’ meno del solito, le dichiarazioni che tutti avrebbero vinto. Leggo il commento del “Sole 24 ore”: «Così, nel complesso, la tornata di comunali del 2024 risulta tutto sommato interlocutoria, dal momento che non ha spostato di molto gli equilibri fra i poli rispetto alle amministrazioni uscenti … (la sinistra) ha oggi esattamente lo stesso numero di sindaci di prima del voto» concetto seguito però dal «Il centrosinistra ottiene una vittoria numerica, impreziosita anche dai successi negli importanti casi di Bari e Firenze». Sugli specchi.
Non sono d’accordo con questa visione. Schlein ha vinto perché, numeri a parte – sui quali le considerazioni di prima potrebbero anche avere ragione – c’è un messaggio politico fortissimo uscito dalle urne: il “campo largo” riceve qualche successo che va esaminato però – perché obbiettivamente impreziosito – assieme al travaso di voti che si è avuto dai 5Stelle al PD stesso nelle elezioni europee. La linea di Schlein dunque vince: il PD “sesta stella” non è più un’attualità ma un errore di valutazione – io sono tra quelli che ci è caduto dentro – e sarà interessante capire ora come questo “doppio” successo verrà gestito.
E qui si aprono le considerazioni amare.
Condivido ogni parola delle considerazioni di Sandro Roazzi sul fatto che «la socialdemocrazia europea ha perso identità credibile ed oggi servirebbe una radicale ridefinizione di un ruolo che è’ sbiadito e perdente. L’Europa ha bisogno di esprimere politica, socialità’ e solidarietà…. E sul piano ideale deve recuperare quell’insieme di valori socialisti e cristiani che sono i veri costituenti del vecchio Continente». Mai come in questo caso l’Italia è europea sino al midollo.
Queste sono le carenze della sinistra italiana non meno che di quella europea. La proposta – che sta mostrando apprezzamenti – di “campo largo” è accompagnata dal “stiamo arrivando”: il metodo sarà dunque tutt’altro che da socialdemocrazia. E, sul piano dei contenuti di proposta politica, annotiamo che la vittoria non è solo del PD + M5S, ma anche della “sinistra più a sinistra”, che anche alle elezioni europee ha avuto risultati non di poco conto. Che significa non solo che Bad Godesberg è sempre più lontana. Di più: significa che la cultura stessa del riformismo – e le sue radici – verranno viste come bestemmia che “il popolo” ha considerata sconfitte.
Si sta precostituendo, questo il mio pensiero, un brodo di cultura lontano da ogni ipotesi di sinistra libertaria e progressista. Esagero, ma serve per chiarire: tornando alle parole di Roazzi, non welfare ma spinta all’esproprio delle ricchezze; non vocazione industriale ma contrasto al padronato e disattenzione per il lavoro non dipendente; nessuna interferenza accettabile della cultura cristiana nell’etica e nella morale non meno che nel dialogo. I prodomi vi sono tutti, partendo dalle “piccole” cose e per esempio dalla mancata presa di distanze dal “Meloni e Piazzale Loreto”. Dialogo e compromesso? No odio e scontro alla baionetta.
Voglio sbagliarmi, ma se fosse così lo confesserò senza tema: questa sensazione è avvertita da chi, nella politica, è nata e vissuta. Nel bene e nel male, ha antenne abituate a recepire tutto. Leggo nelle affermazioni di Marina Berlusconi un doppio messaggio: a Meloni perché rompa ogni indugio, se mai lo potrà e vorrà fare, per definire l’allontanamento dalla Lega, chiarire la sua posizione lontana dalla destra estrema, ed – in definitiva – un rapporto più sinergico con FI; ed a chi aveva lanciato l’ipotesi di terzo polo per muoversi finalmente con meno ritrosia.
Marina Berlusconi non scende in campo, ma solo nel senso che non si fa testa di ponte o riferimento elettorale. Avverte solo che ci sarà un “investimento” (una nuova casa editrice) per dare una voce in più – e non secondaria – a chi vuole interpretare la sinistra come terreno di proposta che si leghi al “buon senso”. « Questo governo ha sempre rispettato pienamente le regole della democrazia… Poi ci sono anche temi su cui si può essere più o meno d’accordo… Personalmente, ad esempio, sui diritti civili. Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere»
Se si leggono i commenti, in verità non molto pubblicizzati, in ambito FI o Arci gay (non vi è avvicinamento alla sinistra ma il profilarsi di una destra liberale, ed è un fatto interessante) e soprattutto alcuni silenzi dentro la maggioranza si potrebbe credere che io non abbia sbagliato il tiro.
E se è così, è suonata l’ultima campanella per le forze riformatrici. Se non ora, quando? Dopo, prendere le distanze dall’inaccettabile sarà molto difficile.





