di Giorgio Cattaneo
Nei giorni del G7 in Puglia, Giorgia Meloni sembrava la Signora d’Italia: padrona assoluta della nazione. Raggiante, tra i big. E felice dei musi lunghi di Macron e Scholz, presi a sberle dai rispettivi elettori. Numeri impietosi: la Spd votata da appena 5,5 milioni di tedeschi, in un paese abitato da quasi 84 milioni di persone. Ancora più drammatica la frana del presidentissimo Macron, fermo al 14%: approvato solo da 7 francesi su 100, visto che metà degli aventi diritto ha disertato le urne. D’accordo, e la Giorgia nazionale?
Presto detto: Fratelli d’Italia, che vanta uno squillante 28,7%, in realtà è stato gettonato da 6,7 milioni di elettori (in altre parole, appena un italiano su dieci). Peggio ancora il Pd: festeggia il suo 24%, ma è stato sostenuto solo da 5,6 milioni di elettori. Numeri che si riducono ulteriormente per gli altri player della politica tricolore: i 5 Stelle, Forza Italia e la Lega (poco sotto il 10%, tutti e tre) devono accontentarsi di un paio di milioni di elettori ciascuno. Detto in termini brutalmente aritmetici: Conte, Tajani e Salvini – onnipresenti nel mainstream, insieme a Meloni e Schlein – convincono soltanto un italiano su trenta.
Democrazia irrisoria, stando alle cifre? Volendo, si può continuare con il super-bidone dell’ultima ora, la lista Alleanza Verdi e Sinistra: ha stupito i bookmaker con il suo 6,7% (che andrebbe anch’esso dimezzato, a livello di consenso reale, calcolando il 51% di astensionisti). Ebbene: Fratoianni e Bonelli, due signori nessuno, hanno ottenuto un milione e mezzo di voti. Come? Trasformando in una martire una giovane pregiudicata italiana, detenuta in Ungheria con l’accusa di aver aggredito fisicamente un militante neonazi. Parodia assoluta: una crociata per liberare Ilaria Salis, senza mai spendere una parola sulla detenzione di Julian Assange.
Se il nipotino di Vendola si occupa essenzialmente della santificazione dei migranti facendo eleggere Mimmo Lucano all’Europarlamento, il suo partner verniciato di verde provvede a presidiare l’altra metà dell’agenda di Davos: il fanatismo gretino imposto dagli oligarchi. Non un fiato, ovviamente, sull’autocrazia burocratica e tecno-finanziaria di Bruxelles e Francoforte: sempre comodissimo, l’antifascismo retorico e cosmetico, per non parlare mai dei veri nemici del popolo. Che non smettono di creare specchietti per le allodole: ci sono riusciti persino nel 2024, vendendo favolose supercazzole (che valgono il 6,7% dei votanti) mentre l’élite che manovra la Nato spinge l’Europa contro la Russia. Come nelle fiabe: e tutti votarono felici e contenti.




