
di Alessandro Roazzi
La affermazione finale del G7 di non voler essere un club chiuso in se stesso è forse il miglior risultato ottenuto, nel qual c’è lo zampino della Meloni. Necessitato certo dagli eventi, ma non per questo meno utile.
Corroborato inoltre dagli inviti…extra fatti ed accettati. In questo caso opposizioni serie dovrebbero prendere atto almeno di un atteggiamento di cui c’è bisogno nel mondo. La stessa presenza di Papa Francesco è, sotto certi profili, una positiva novità.
Forse non è stata valutato come merita il rifiuto della Arabia a sentirsi obbligata come in passato dal commerciare il petrolio in dollari. È’ una svolta epocale che manda in pezzi un equilibrio già molto logorato ed una globalizzazione fallita, ma non ancora nel predominio di pochi potentati e tante ingiustizie.
Le svolte sono queste e mi sembra che su questo versante il vuoto di analisi della sinistra sia ancora una volta segno dei ritardo esiziale con il quale si muove.
La Meloni è invece camaleontica, il suo vero e non piccolo limite. Finita la deferenza verso chi ha ospitato il vertice infatti i valori in campo in termini di poteri decisionali si riposizioneranno.
All’Italia per ora resta poco, diciamolo. Il no alla chiusura del mondo occidentale come si declinerà in futuro? La mano tesa verso l’Africa dove intanto avanzano Cina e Russia come si concretizzerà?
Se sono direttrici politiche sbagliate la sinistra fa bene a fregarsene, ma se non lo sono…dovrebbe stare in campo, con la sua visione politica di quei percorsi anche molto diversa da quella dell’attuale Governo, ma non si vede nulla in questa direzione.
Il governo Meloni sul piano internazionale dipende da molte variabili certo, ma il peso ed il ruolo della sinistra italiana dove sta? Dove è il suo internazionalismo? Sono talmente presuntuosi da non curarsene oppure tanto sprovveduti da non capire? O hanno smarrito quella passione che pure con un inevitabile realismo connotava il passato di una sinistra che ha saputo dare una mano a chi soffriva di dittature, di colonialismo, di miseria?
Ah, chi erano? Si chiamavano Nenni, De Gasperi, ma anche Craxi, Berlinguer, Lombardi, Pannella e per certi versi sinanco Napolitano, oltre a tanti altri che oggi però si sentirebbero insultati ad essere trattati da inutili santini





