
di Andrea Feltri
Parlare di Narcisismo evoca l’idea più comune della persona egocentrica, troppo concentrata su se stessa e pertanto priva di sentimenti, nonchè incapace di empatia.
Tuttavia ad una visione più profonda, si potrà considerare la dimensione autodistruttiva del narcisismo che, insieme all’amore per l’altro, elimina l’amore per se stesso. Freud direbbe che la reazione d’amore di un narcisista è governata da Thanatos e non da Eros.
Nella ricerca ossessiva della propria immagine, il narcisista è drammaticamente solo e vive di relazioni che sono esclusivamente una proiezione di sè.
Il mito ci ricorda un giovane meraviglioso, nato dalla bellissima Ninfa Liriope. Corteggiato da molte ragazze, non ne era interessato e trascorreva le sue giornate a cacciare e cavalcare nei boschi. Un giorno la Ninfa Eco lo vide e si innamorò perdutamente, ma lui la respinse in malo modo. La ninfa da quel giorno si accontentò di guardarlo e fu consumata dal suo amore e dal dolore per essere stata rifiutata.
Il suo corpo diventò trasparente e da quel giorno si rinchiuse nel cuore della caverna cantando per lui, ma lui nonostante udisse la sua voce non le prestò mai alcuna attenzione, così Eco svanì. Di lei rimasero solo un pugno di ossa e la voce. Gli Dei dopo aver assistito a tale dolore di Eco e alla totale indifferenza da parte di Narciso, decisero di punirlo.
Un giorno Narciso stava inseguendo una cerva quando vide tra la vegetazione un lago cristallino, smontò dal cavallo e raggiunse la riva per rinfrescarsi, lì vide il suo viso riflesso nell’ acqua e si innamorò della sua immagine. Da quel momento andò ogni mattina a far visita a se stesso nello stagno convinto di vedere una qualche divinità delle acque, finché un giorno si allungò per accarezzare quel viso e perse l’ equilibrio cadendo in acqua. Lo stagno si richiuse sopra di lui e Narciso non emerse mai più. Sulla riva invece emerse un bel fiore giallo dal profumo intenso che in suo ricordo prese il nome di Narciso.
Dal mito al mondo reale assistiamo spesso al “femminile morto”, ovvero quelle donne che inseguono il fantasma di un amore idealizzato capace di mettere in pericolo la propria anima e corpo.
Di contro, il narcisita esige di essere amato incondizionatamente, di ricevere rispecchiamento della propria eccezionalità e del proprio valore, pretende che l’altro abbia sempre qualcosa da dare.
Una trappola fatta di finto amore, dove Narciso rifiuta l’ Eros in persona ed Eco può esistere solo se restituisce la voce a Narciso, annullandosi per farsi specchio.
Sono molte le persone che si trascinano nell’ossessione così come sono in molti a non volere una relazione , questi sono gli amori impossibili, ma con ciò anche grandi coinvolgenti di carnalità e complicità.
Oggigiorno è importante interrogarsi e capire il rapporto dipendente , andare dentro se stessi e comprendere che il Narciso ha paura delle relazioni. Comprendere, inoltre, la sua condanna da parte degli Dei, ovvero la solitudine,
poichè Narciso, rifiutando l’incontro con l’altro, mina la crescita del proprio Io e la conoscenza più profonda di se stesso.
Anche la persona che insegue Narciso vive una eguale solitudine: vive nell’ illusione di essere libera mentre in realtà si rende oggetto, sottomessa fino a consumarsi nella disperazione.
Esiste solo un modo per salvarsi da se stessi, che siano Eco o Narciso, ed è quella di accedere alle proprie ombre per distruggere quelle parti di dipendenza o narcisismo ed entrare in relazione prima con se stessi e poi con l’ altro.
Si tratta di una “morte psicologica” necessaria per interrompere le dinamiche disfunzionali, ovvero, per la personalità di tipo Eco, di non essere più sottomessa e dar maggior rispetto a Sé, mentre per la personalità di tipo Narciso, di rimettersi in gioco nelle relazioni sentimentali e liberarsi della propria solitudine psicologica ed emotiva.
Diventa imprescindibile, in questo scenario, ripristinare un legame di dipendenza sana in luogo di quella patologica. Occorre in proposito fare una distinzione tra dipendenza sana e patologica. Nello specifico, la dipendenza è sana quando la relazione arricchisce gli individui: le amicizie, gli affetti familiari, i rapporti sociali, dove le attenzioni e i bisogni sono vicendevolmente riconosciuti e ripagati.
Diversamente, si può definire patologica la dipendenza quando un individuo si lega ad una persona che riveste la qualità di unico centro di interesse. Siamo nella situazione in cui viene a mancare la reciprocità della relazione sana, quando essa è incapace di dare in cambio qualcosa, ma si nutre, assorbe completamente l’energia dell’altra persona. Pertanto risulta essere l’unica ragione di vita, annullando, di conseguenza, la propria. Uno dei drammi della sindrome di Eco è che chi ne soffre trae l’ illusione di vivere un’esperienza romantica speciale , unica e privilegiata. In realtà porta ad un trauma interiore capace di produrre una sorta di depersonalizzazione . I discorsi diventano uguali e ripetitivi, il racconto ritmato e freddo. Lo sguardo vago, la postura rigida, il corpo imbalsamato e la voce flebile, come attuita dalle spesse mura di un carcere o trappola emotiva o proveniente per davvero dalla grotta in cui la ninfa Eco si nasconde al mondo dopo il rifiuto di Narciso.
Le vittime relazionali del narcisismo patologico diventano tutte uguali, si identificano con il sintomo: la sofferenza cancella progressivamente la loro personalità e autenticità. Il vissuto personale con un narcisista è paragonabile ad un terremoto emotivo in grado di risucchiare ogni parte del Sè fino a conoscere la depressione, l’ansia, l’insonnia e persino i pensieri suicidari.
È importante che la vittima venga aiutata ad un risveglio emozionale , aiutata ad uscire da questa dipendenza, da questo tunnel e, talvolta, anche da una manipolazione psicologica, diventata ormai insopportabile, orrenda e crudele.
Per le vittime è necessario un percorso di riabilitazione emotiva per liberarsi dalla dipendenza e ripartire da se stesse.
Per questo esistono molti gruppi di sostegno condotti da psicoterapeuti capaci di dare supporto e strumenti determinanti per una guarigione. Dalla dipendenza affettiva non ci si libera facilmente. La voglia di cercare ancora di essere salvati, di chi ci risolve la vita o si occupa di noi può tornare. Insieme ad altre vittime, in un gruppo di psicoterapia, che sostiene e incoraggia, sarà più semplice prendersi veramente cura di sé e vivere gli affetti con maggiore consapevolezza e serenità.
La dipendenza affettiva è la conseguenza di schemi comunicativi disfunzionali che si ripetono e si rafforzano in un contesto di aspettative distorte e di convinzioni errate sulla relazione amorosa. Si tratta di una patologia che si coniuga nel presente, nel “qui ed ora “ del rapporto .
I dipendenti affettivi sono inconsapevolmente prigionieri di pensieri , emozioni e comportamenti che derivano da una serie di sistemi di azioni e reazioni reciproche e non necessariamente da traumi primari legati all’infanzia .
Il fine dei gruppi di aiuto consiste nel restituire alla persona dipendente la percezione realistica di esistere nella mente di un narcisista non come interlocutore, non come persona, ma esclusivamente come vittima necessaria da sacrificare alla sua personalità despota e sovrana, come specchio e strumento per convalidare la sua immagine grandiosa,.
Narciso ed Eco sono due ciechi incapaci di vedersi l’un l’altro, condannati a presupporre l’esistenza di un amore che è soltanto la proiezione terrificante dell’ incapacità di amare qualcuno all’ interno di una realtà psicologica diversa: congiunta, appagante, condivisa e progettuale.
Eco d’amore o solitudine narcisita? La sfida, dal mito alla psicopatologia, impone una tensione a riaccendere lo sguardo verso l’altro, unica via d’accesso alla reciprocità delle relazioni autentiche.
*criminologo





